Con il mondo tecnologico che incombe su di noi, hardware e software si fondono lentamente con gli oggetti della vita quotidiana. Per la prossima generazione di matematici, ingegneri, dottori, contadini, banchieri e imprenditori, sviluppare competenze tecnologiche sarà altrettanto importante quanto la matematica o le scienze.

E gli artisti? E i sognatori, i ballerini, gli scultori, i ceramisti, i poeti e i vasai? La verità è che arte e tecnologia si sono sviluppate di pari passo da quando gli uomini hanno iniziato a sognare un mondo più ampio di opportunità e al limite delle nostre capacità. L’arte fondata sulla tecnologia non è un fenomeno moderno, ma le tecnologie disponibili per gli artisti contemporanei sono qualcosa di mai visto prima.

Per alcuni, negoziare questo nuovo set di abilità sarà semplice come usare un pennello o lavorare con pietre e scalpelli, per tutti gli altri c’è Awesome Shield. Awesome Shield è una nuova startup nata con l’obiettivo di insegnare ai sognatori a sfruttare il potere dei codici e dare vita alle proprie visioni. A differenza di altre scuole che offrono piattaforme per sviluppare un set di abilità puramente digitali, Awesome Shield insegna ai futuri inventori a codificare l’hardware e a manipolare gli oggetti del mondo fisico attraverso la tecnologia.

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Qualche settimana fa prima di partire per la Maker Faire Rome, dove hanno portato il coding alle masse, il team di Awesome Shield ha risposto ad alcune mie domande su cosa significhi insegnare il coding ai creatori, e hanno condiviso questa loro storia in esclusiva per “Digicult”.

Dal Desk di Awesome Shield così parla il co-fondatore Jonathan Amar: “Questo era il nostro secondo anno alla Maker Faire di Roma. L’anno scorso abbiamo imparato una lezione su cosa fare e non fare prima di arrivare in Italia. In realtà abbiamo rischiato di non riuscire ad andare alla fiera del 2015 per un fastidioso contrattempo dovuto alle restrizioni di Easyjet sui bagagli e un passaggio attraverso i controlli piuttosto travagliato. Quest’anno ci siamo presentati in aeroporto molto presto e avendo pesato i bagagli in anticipo non abbiamo riscontrato nessun problema ai controlli, insomma è stato un viaggio tranquillo verso Roma”.

La Maker Faire è una delle fiere più grandi al mondo, e l’intera l’organizzazione di questo grande evento parte solo pochi giorni prima del suo inizio, perciò anche poco prima dell’apertura dei cancelli c’è sempre un costante andirivieni di operatori al lavoro.

La location di quest’anno era davvero enorme, il che ha reso piuttosto complicato arrivare persino al nostro stand. L’anno scorso la fiera si teneva presso un campus universitario, dove tutte le persone erano più o meno compresse all’interno di grossi tendoni. Quest’anno invece la casa dell’evento era la Fiera di Roma, un palazzo per conferenze con sei differenti sale, grandi ognuna come un hangar. Il nostro stand si trovava tra quelli di Arduino e di Google, quindi la pressione era tanta.

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Con solo un giorno a disposizione per allestire il nostro stand, abbiamo trascorso l’intero pomeriggio a realizzare uno spazio in cui i bambini potessero lavorare con Awesome Shield, divertendosi a far vivere l’arte, la scienza e la matematica attraverso la programmazione. L’idea era quella di creare uno spazio in cui tutto fosse possibile e in cui l’esplorazione di tali possibilità non fosse altro che un puro e semplice divertimento.

Probabilmente tra le nostre innovazioni, quella più bella (e di maggior successo) è stato un canestro che si avvaleva di Awesome Shield per tenere il punteggio, mentre i maker – giovani e meno giovani – testavano la propria abilità al canestro. Il pubblico lo ha adorato…almeno finché non abbiamo perso la palla. Fortunatamente per noi, la comunità di maker brulica di persone creative e generose che si occupano di risolvere i problemi. Parlo, ad esempio, del team presente allo stand di fianco al nostro – Alligator Board 3D – che si è offerto di stamparci una nuova palla in 3D. Però nonostante l’impegno di tutti (tra cui un addetto alla sicurezza molto gentile) la fiera doveva chiudere e a noi mancavano ancora cinque minuti per concludere la stampa 3D.

La macchina andava così veloce che quasi quasi si spaccava in due e noi temevamo di poter rovinare la stampante 3D. Il team Alligator Board, però, ci ha assicurato che le parti, che avevano lavorato ben oltre il tempo previsto, erano esse stesse state stampate in 3D e quindi potevano essere facilmente sostituite.

Il mondo di Maker Faire offre un modo totalmente nuovo di concepire gli oggetti fisici, la sostituibilità e la produzione; ed è incredibile è il fatto di avere l’opportunità di contemplare il mondo nuovo e coraggioso in cui viviamo…anche se un pallone da basket stampato in 3D e una gran bella esperienza da raccontare hanno comunque il loro perché.

Di belle storie alla Maker Faire Rome ce ne sono molte, nascoste dietro ogni angolo – tutti i giorni incontravamo bambini che avevano paura del coding poiché credevano che questa tecnologia non fosse adatta a loro. Sedersi, parlare e usare il codice informatico con questi piccolini, ascoltare le loro idee e renderle reali, guardare i loro occhi illuminarsi quando affrontavano con successo una sfida dopo l’altra – potrebbe sembrare un cliché, in realtà è stata un’esperienza davvero stimolante.

Dopo due giorni consecutivi con la stessa maglietta di Awesome Shield, dopo ore di coding, centinaia di tiri in sospensione e quantità esorbitanti di pizza, siamo giunti all’ultimo giorno della Maker Faire Rome, ovvero il giorno più divertente. Tutti se la stanno spassando, le missioni sono state completate e i membri di ogni team (che erano talmente impegnati nei proprio stand da dimenticarsi di esplorare la fiera) escono fuori e fanno amicizia. E così mentre il giorno finisce e la folla lentamente si disperde, sopraggiunge un nuovo senso di pace e tranquillità.

E come d’incanto, è finito tutto. Il lunedì mattina eravamo già di ritorno al nostro piccolo appartamento nel centro di Roma, raccontando e rivivendo la bellezza di quei tre giorni su “Makerverse”. Abbiamo stimato che nell’arco di 72 ore, più di 10 mila persone hanno visitato lo stand Awesome Shield, centinaia di adesivi sono stati distribuiti, e centinaia di bambini hanno imparato a codificare per la prima volta, per davvero. Nel giro di cinque o dieci anni, chissà dove arriveranno questi ragazzi.

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Hannah Nelson Teutsch: Dunque, per partire con la domanda più fondamentale: che cos’è Awesome Shield? A che cosa avete dato vita?

Awesome Shield: Awesome Shield è un hardware e una piattaforma online per l’apprendimento che insegna ai bambini a codificare e a inventare. Facciamo tutto ciò, ricorrendo a una combinazione di video online, un semplice computer chiamato Arduino e un hardware che interagisce con il mondo reale, attraverso pulsanti, luci e sensori. I bambini imparano mediante la realizzazione di progetti con codici e sistemi elettronici. Utilizzano questi progetti per comprendere la matematica e la scienza che caratterizzano il nostro mondo e danno vita ai loro sogni.

Hannah Nelson Teutsch: A chi si rivolge Awesome Shield?

Awesome Shield: Il target di Awesome Shield va dai 10 ai 110 anni. La verità è che è per tutti.

Hannah Nelson Teutsch: Come è nato Awesome Shield?

Awesome Shield: Le radici di Awesome Shield, in realtà, si trovano in un’altra startup alla quale il nostro team ha lavorato precedentemente. Stavamo costruendo una tecnologia in grado di aiutare i produttori di birra artigianale ad automatizzare parte del loro lavoro. Nel creare prototipi diversi con hardware e codici, ci siamo ritrovati a sviluppare un semplice hardware, in grado di semplificare la realizzazione di prototipi di sistemi complessi. A un certo punto abbiamo constato di aver realizzato un codice semplificato e un sistema hardware che poteva essere usato per creare un gamma incredibile di progetti, e ciò è stato un elemento fondamentale per la nascita di nuovi programmatori. Abbiamo smesso di lavorare alla produzione di ingranaggi, e ci siamo dedicati ad Awesome Shield.

Hannah Nelson Teutsch: Vi considerate artisti, ingegneri, programmatori informatici o matematici? Come vi sentite in questo spazio, semplici individui o una vera e propria compagnia?

Awesome Shield: Ognuno di noi ha messo in campo diverse abilità. Chris era un ingegnere chimico, Jon un UX Designer e Sebastian un costruttore. Nel realizzare Awesome Shield, tutti noi abbiamo dovuto lavorare a tante cose contemporaneamente, dal comprendere le legalità per dare avvio a un’attività in Germania, fino ad apprendere come insegnare. Awesome Shield non è altro se non uno sforzo di gruppo.

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Hannah Nelson Teutsch: Qual è la vostra cosa preferita che avete realizzato con Awesome Shield?

Awesome Shield: Quando abbiamo lanciato la nostra campagna Kickstarter, abbiamo creato l’invenzione Awesome Shield per stampare il pulsante “vai”. Ci abbiamo lavorato per anni, fino al lancio della campagna. Abbiamo creato prototipo dopo prototipo, effettuato parecchie prove, avuto feedback da quante più persone potessimo e affinato in modo meticoloso la pagina della campagna. Volevamo cogliere l’occasione del lancio, e ci siamo riusciti con l’invenzione Awesome Shield. È stata pura magia.

Hannah Nelson Teutsch: Che scopo e intenzioni avete per Awesome Shield?

Awesome Shield: Vogliamo mettere i bambini in condizione di capire la tecnologia. Per molti sognatori, codici e elettronica sono una scatola nera, possono sembrare intimidatori e fuori portata. Vogliamo mostrare ai bambini che possono capire la tecnologia e che si può realmente creare qualcosa da soli. La tecnologia è un elemento importante del nostro mondo, e vogliamo insegnare ai bambini a comprenderla e modellarla.

Hannah Nelson Teutsch: Voi tre come lavorate in squadra? Com’è la vita all’interno di una startup dedicata a scienza, arte, tecnologia e matematica, impiegate più tempo codificando o creando?

Awesome Shield: Awesome Shield confonde un po’ i limiti tra codificazione e creazione. Quando si creano codici per il mondo reale le due azioni avvengono contemporaneamente. L’invenzione implica spesso codificazione, creazione, scienza, arte e tecnologia. L’etichetta che si adatta meglio al nostro team è Maker. Lavoriamo sempre in diversi settori e impariamo costantemente cose nuove.

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Hannah Nelson Teutsch: Perché portate Awesome Shield alla Marker Faire di Roma? Cosa rende così speciale la comunità dei maker, e in che modo Awesome Shield ne fa parte?

Awesome Shield: Condividiamo gli stessi obiettivi. I maker sono sostanzialmente inventori. Ci piace pensare di essere i creatori della nuova generazione di maker. Per noi è molto stimolante essere lì. La comunità Maker è una combinazione davvero fantastica di gente appassionata, stravagante che segue la propria passione e dà vita alle proprie idee. È un termine così ampio che ingloba un grande numero di cose che vanno dall’high al low tech. Questo è lo spirito di inventiva che tanto amiamo ed è un onore fare parte di questa comunità.

Hannah Nelson Teutsch: A Roma darete Awesome Shield in mano ai maker, quale aspetto vi entusiasma di più di questa interazione?

Awesome Shield: C’è un momento in cui qualcuno che pensava che non sarebbe mai stato capace di codificare, scrive la sua prima riga e accende il LED, ed è così sorpreso di se stesso e così elettrizzato che non gli sembra vero. Essere appena rientrati dalla Maker Faire e aver visto questo stupore così tante volte all’interno del nostro stand, è molto toccante. La gente ha grandi capacità e riuscire ad aiutare qualcuno a tirar fuori anche solo una piccola parte di queste abilità è davvero un privilegio.

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Hannah Nelson Teutsch: Nel futuro dove vedi la prima generazione di codificatori Awesome Shield? Cosa faranno questi bambini delle loro vite da qui a dieci anni?

Awesome Shield: Il nostro desiderio è quello di vedere che i bambini che provano Awesome Shield penseranno alla codifica, all’elettronica, alla scienza, all’arte e alla matematica come a qualcosa che sono in grado di fare. Con la comprensione e la fiducia, il futuro è nelle loro mani. Alcuni diventeranno maker altri inventori. Alcuni saranno artisti, scienziati o ingegneri. Altri non scriveranno mai più un codice in tutta la loro vita, tuttavia vedranno sempre il mondo come un posto in cui hanno libertà di creare ciò che vogliono.


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