Noam Elcott, professore di storia ed archeologia presso la Columbia University, ha da poco pubblicato un nuovo libro per la Chicago University Press: “Artificial Darkness” è uno studio originale e pionieristico sul buio artificiale, inteso come oscurità regolata tecnologicamente; in altre parole, è uno studio sul ruolo dei “black screen” nell’arte e nei media a partire dal XIX secolo.

Prima di tutto, l’idea di oscurità deve essere concepita come una “condizione”, non semplicemente come un colore. È per questo che gioca un ruolo cruciale nella genealogia delle arti visive come ad esempio il teatro, il cinema e la fotografia, diventando uno stato controllato attraverso l’uso di tecnologie. Esplorando la sua storia (perché si, “l’oscurità ha una sua storia”), Elcott sottolinea il ruolo estetico di questo elemento – che effettivamente “agisce tra i media” in una condizione controversa ma comunque importante – nello sviluppo delle forme moderne e contemporanee di arte visiva: dal cinema e dal teatro di avanguardia come nelle camere oscure per la fotografia, ai moderni studi di produzione cinematografica.

Pratiche quali il montaggio, la proiezione delle immagini dei film ecc sono analizzate alla luce di quest’idea di ‘oscurità controllata’ come se fosse, sostiene Elcott, “essenziale ai fini della produzione, riproduzione e ricezione delle immagini”.

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“Artificial Darkness” rappresenta senza dubbio un illuminante contributo nel campo storico e teorico dei media, il quale non conta solo su una prospettiva storica (o potremmo dire ‘genealogica’), ma anche su un approccio teorico concreto, gravitando intorno ad un altro concetto foucaultiano: quello di dispositivo, essendo il sistema di relazioni che può essere stabilito tra gli elementi. Artificial Darkness diventa quindi un dispositivo che ci permette, dando forma a nuove prove artistiche e nuove opere d’arte digitale, d’ indagare in profondità riguardo il ruolo della controllata assenza di luce.

Il libro si compone di due sezioni principali: la prima si focalizza sull’archeologia dei media di artificial darkness e la seconda applica questa disciplina nei media e nella storia dell’arte. Il testo è accompagnato da una galleria di immagini ricca e dettagliata, che riflette l’approccio duplice di questa ricerca: una combinazione di accuratezza storica e audacia speculativa.


http://press.uchicago.edu/ucp/books/book/chicago/A/bo22879419.html