GALERIA NT / IMAGINARIUM - LODZ
18 JUNE / 31 JULY 2010

 

Andre Sier lavora come artista intermediatico e programmatore. Ha studiato filosofia, pittura e scultura. Crea oggetti che necessitano di linguaggi programmatici audiovisuali. Creandoli, coopera con artisti visuali, performer e musicisti. Dal 2002 insegna in workshop di programmazione e organizzazione audiovisuale.


Descrizione della mostra


L’arte contemporanea si apre su un soggetto come creatore. L’artista contemporaneo, familiare con l’arte di internet e del software, non offre prodotti pronti, ma fornisce piattaforme creative facili da usare, che in seguito vivono in maniera indipendente. Di conseguenza, possiamo dire, che ci siamo spostati alla cultura 2.0 la cui manifestazione è anche la Gallery NT. Artisti come Ben Fry (creatore della piattaforma di elaborazione usata anche da Andre Sier) creano opere con infinite opportunità di trasformazione in un numero illimitato di opere successive.


Questi non sono solo gli strumenti, benché alcuni artisti li trattino come tali. Questi lavori costituiscono un organismo, che permette la proliferazione di opere – collettivo successive e correlate, ma che esprimono le idee o l’espressione di alcune persone. L’arte contemporanea cerca di stabilire i legami interpersonali e sociali, ma rispetta la libertà e l’espressione dell’individuo, essendo l’individuo una condizione dell’esistenza.


Una tale situazione è visibile nei lavori di Andre Sier, che diventano un rizoma di un simile dialogo, visualizzando allo stesso tempo dati creati dalla nostra presenza nella galleria.
Non siamo noi a decidere sulla forma ultima dell’opera, ma il nostro corpo, che parla con noi stessi. Entrando nella galleria, non vogliamo interferire con l’opera, perché non siamo preparati all’opera nella nostra coscienza. In seguito, osservando la reazione al nostro atteggiamento, prestiamo attenzione al modo in cui funzioniamo in quel determinato spazio e impariamo il suo (dell’opera) linguaggio. L’opera è il nostro partner, soggetto con una sua propria logica, accoppiato al nostro corpo, e quindi, alla nostra mente. Nelle sue altre opere, Sier crea mondi rinchiusi nella sfera di vetro dello schermo del computer.


Produce semplici soggetti che porta ad evolversi stabilendo delle leggi che regoleranno questo mondo: “Adesso sono una rete di celle 2,5. Il mio stato dipende da 1,4, 2,4, 3,4, 1,5, 3,5, 1,5, 2,5, 3,5 e aggiungeremo questi valori per controllare l’attuale mappa di regole e controllare se sono morto o vivo. Sono vivo. Adesso, sono una rete di celle 3,3. Il mio stato dipende da 2,2, 3,2, 4,2, 2,3, 4,3, 2,4, 3,4, 4,4 e aggiungeremo questi valori per controllare l’attuale mappa di regole e se sono morto e vivo. Sono morto. Adesso sono una rete di celle 7,3. Il mio stato dipende da 6,2, 7,2, 8,2, 6,3, 8,3, 7,4, 8,4, 9,4 e aggiungeremo questi valori per controllare se sono vivo o morto. Sono vivo.” (Andre Sier)

Il lavoro di Andre Sier si rifà esteticamente e visivamente al cubismo, ma, essendo interattivo, non evoca uno specchio rotto che riflette il nostro viso, né una pittura tipicamente cubista, che normalmente mostra l’immagine sparsa in figure geometriche solide. É l’arte della multitudine di informazioni parallele, procurate da diversi canali visuali non necessari e successivamente visualizzata dal computer. Il computer è un esempio che crea un’immagine, basata su regole stabilite dall’artista. Le informazioni ottenute si dividono nelle figure degli algoritmi. I suoi lavori lottano anche con i meccanismi di comprensione fisica ed evoluzionistica o con la teoria del caos e per questo usa simulazioni. Non sono opere pronte, ma processi o in alcuni casi registrazioni di particolari relazioni spazio-temporali.

Processualismo e performatività delle sue opere, come la temporalità degli effetti finali, rappresentano l’artefatto fuggitivo del lavoro artistico. Le grafiche prodotte dagli speaker schizzando inchiostro, creando modelli casuali su carta, rappresentano solo una registrazione cosciente e feticista di ciò che accade nelle galleria in un dato giorno, poiché le fonti del suono sono il movimento e il suono è individuato dal sistema.


Tuttavia, non ha nulla a che fare con l’espressione dell’artista o la ricerca di fortuna nella pittura, non si tratta neanche di action painting. L’essenza della sua arte è la struttura algoritmica, che sta alla base della pittura prodotta dalla macchina, è un gioco di programmazione del linguaggio, che emerge nel punto di incontro tra i linguaggi dell’uomo e della macchina. É possibile individuarlo guardando questo lavoro con tenerezza, come l’essere umano guarda un’altro essere umano in azione.

http://galeria-nt.pl/

http://www.s373.net/home.html

Andre Sier works as an intermedia artist and a programmer. He is educated in philosophy,
painting and sculpture. He creates objects, which need application of audiovisual
programming languages. While creating them, he cooperates with visual artists, performers
and musicians. He has been teaching audiovisual programming and organizing workshops
since 2002.
Description of the exhibition
Contemporary art opens to a subject as a creator. Contemporary artist, being familiar with
the art of internet and software, does not offer ready products, but delivers easy-to-use
creative platforms, which live independently afterwards. Consequently, we can say, that we
have moved to 2.0 culture whose manifestation is also Gallery NT. Artists such as Ben Fry
(creator of the processing – platform used also by Andre Sier) create artworks presenting
infinite opportunities of transforming into unlimited number of subsequent artworks. These
are not only the tools, although artists treat them as such. These works constitute one
organism, enabling proliferation of subsequent, interrelated artworks – collective, but
expressing the ideas or expression of certain people. Contemporary art tries to establish
interpersonal and social bonds, but respects freedom and expression of individual, since the
individual is a condition of its existence.
Such situation is visible in the works of Andre Sier, which become a rhizome of such
dialogue, at the same time visualizing data brought from our presence in the gallery. It is not
us, who decide about the final shape of the artwork, but our body, which speaks for
ourselves. Entering a gallery, we do not intend to interfere with the artwork, since we have no
readiness for the artwork in our consciousness. Next, observing its reaction to our behaviour,
we pay attention to the way we function in that particular space and we learn its (artwork’s)
language. The artwork is our partner, subject which has its own logics, coupled to our body
and, thus, to our mind. In his other works, Sier creates worlds closed in the glass ball of
computer monitor. He produces simple subjects, which he puts to evolution and sets up laws,
which will rule these worlds:
„Now I’m a network of cells 2,5. My state depends on 1,4, 2,4, 3,4, 1,5, 3,5, 1,5, 2,5, 3,5 and
we will be adding these values to check the current map of rules and to check if I’m dead or
alive. I’m alive. Now, I’m a network of cells 3,3. My state depends on 2,2, 3,2, 4,2, 2,3, 4,3,
2,4, 3,4, 4,4 and we will be adding these values to check the current map of rules and to
check if I’m dead or alive. I’m dead. Now I’m a network of cells 7,3. My state depends on 6,2,
7,2, 8,2, 6,3, 8,3, 7,4, 8,4, 9,4 and we will be adding these values to check the current map of
rules and to check if I’m dead or alive. I’m alive.” (Andre Sier)
The work of Andre Sier refers to the cubism aesthetically and visually, but, being interactive,
it does not evoke either broken mirror reflecting our face, or typical cubist painting, which
usually presents the picture spread on geometric solid figures. It is the art of multitude of
parallel information, which are procured by different, not necessary visual channels and
subsequently visualized by the computer. Computer is an instance creating a picture, based
on rules established by the artist. Gained information splits on the figures of algorithms. His
works also struggle with the understanding of physical and evolutionary mechanisms or the
chaos theory and use simulation for that. These are not ready artworks, but processes or
sometimes records of particular spaciotemporal relations. Processualism and peformativity of
his works, as well as the temporality of final effects is the fugitive artifact for the work of art.
Graphics produced by the speakers splashing ink, which makes random patterns on paper,
is only a conscious, fetishistic record of what happened in gallery on a particular day, since
the sources of sound are the movement and the sound detected by the system. However, it
has nothing to do with the artist’s expression or the search for chance in the painting, it is not
an action painting either. The essence of his art is algorithm – structure, which lays at the
basis of picture produced by the machine, it is a programming language game, emerging at
the meeting point of human and machine languages. It is possible to find it if we look at his
works with tenderness which characterizes the way human being looks at the other human
being in action.