GALERIE GABRIELLE MAUBRIE - PARIS
UNTIL 25 SEPTEMBER 2010

Facendo scorrere una serie di spot non commentati uno dopo l’altro, Muntadas e Reese lasciano che i nomi altisonanti del loro cast (Eisenhower, Nixon, Ford, Reagan) si sgretolino da soli in prima serata, nostro malgrado.

Dal 1984 Antoni Muntadas e Marshall Reese hanno lavorato insieme alla nuova edizione del progetto audiovisivo Political Advertisement, un’indagine storica che raccoglie spot televisivi di propaganda politica dal 1952 ad oggi. Si tratta di un’avvincente antologia, talmente aggiornata da includere persino gli annunci pubblicitari dell’ultima campagna presidenziale, che illustra le varie strategie di vendita della presidenza americana messe in atto durante l’era della comunicazione mediatica. I due artisti hanno tracciato un quadro storico rivelatorio dal punto di vista sociale e mediatico che mostra come le campagne pubblicitarie siano diventate una vera e propria forma di strategia politica e una tecnica di marketing dagli intenti manipolatori. Muntadas, le cui opere vanno da video a pubblicazioni a installazioni multimediali, ha raggiunto una fama di livello internazionale proprio grazie alla sua mordace disamina sui mezzi di comunicazione, considerati come strumento di socializzazione e normalizzazione. Reese, video artist e poeta, collabora oltre che con Muntadas anche con l’artista Nora Ligorano nel duo Ligorano/ Reese.

Muntadas e Reese hanno scelto di lasciare che il materiale parlasse da sè, senza aggiungere alcun tipo di commento.


“La comunicazione pubblicitaria di stampo politico è cambiata”, sottolinea Muntadas. “ Mentre all’inizio gli annunci si limitavano a dare l’informazione sul prodotto, adesso, con l’evoluzione della pubblicità, si concentrano meno sull’informazione e più sulla strategia comunicativa. Il loro unico scopo è quello di persuadere il cliente all’acquisto del prodotto, o del candidato, come in questo caso”.

Gli spot pubblicitari raccolti in Political Advertisement rivelano proprio l’evoluzione delle tecniche pubblicitarie: da un Eisenhower che cercava di prendere una posizione chiara di fronte ai telespettatori ad un Reagan che faceva leva invece sui sogni del proprio pubblico.

Political Advertisement, come molti altri lavori dei suoi autori, è un’opera ibrida, che sovrappone prospettive europee e americane. E, sebbene i due artisti non intendano ergersi ad esperti analisti dei mezzi di comunicazione, può essere considerata un’opera d’arte e un lavoro di critica mediatica al contempo. “Cerchiamo di essere quanto più obiettivi possibile”, asserisce Muntadas. “Anche se, di fatto, l’obiettività non esiste. Ma dobbiamo tentare di mantenere una certa distanza. Ci sono scelte che vanno fatte, e, proprio in base a quelle, è necessario costruire un discorso.”

In definitiva, l’opera, sebbene non proponga una vera e propria teoria su come le campagne di propaganda politica influenzano l’elettorato, potrà essere illuminante per i suoi fruitori, ai quali fornirà gli strumenti necessari per guardare con occhio critico sia alla pubblicità politica che alla politica in generale. Così, dopo essere stati bombardati da annunci pubblicitari per un’ora, si resta con l’impressione che i candidati vengano offerti ai loro elettori/consumatori proprio come fossero lattine di birra, hamburger o barrette di cioccolata.

I candidati di oggi sono incredibilmente simili. Utilizzano gli stessi gesti, ricorrono alle stesse metafore e allo stesso tipo di linguaggio, adoperano la stessa grafica e addirittura la stessa musica nelle loro campagne pubblicitarie. Ne consegue un’erosione costante delle attività e dello spazio pubblici, con esperti mass-mediologi che appiattiscono il discorso politico e con seggi elettorali che iniziano a rassomigliare sempre più alle casse del supermercato.

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