HMKV - DORTMUND
UNTIL 19 OCTOBER 2008

ARTISTI PRESENTI:
AGENTUR/AGENCY (BE). Daniel Garcia Andújar (ES), Walter Benjamin (US), Christian von Borries (DE), Christophe Bruno (FR), Claire Chanel & Scary Sherman (US), Lloyd Dunn (US/CZ), Ramon & Pedro (CH), Fred Fröhlich (DE), Nate Harrison (US), John Heartfield (DE), Laibach/Novi kolektivizem (SI), Kembrew McLeod (US), Sebastian Lütgert (DE), Monochrom (AT), Negativland and Tim Maloney (US), Der Plan (DE), David Rice (US), Ines Schaber (DE), Alexei Shulgin & Aristarkh Chernyshev (RU), Cornelia Sollfrank (DE), Stay Free (US), Jason Torchinsky (US), UBERMORGEN.COM & Alessandro Ludovico & Paolo Cirio (CH/AT/IT)

In che modo è collegata la nozione mutevole di lavoro (creativo) alla proprietà intellettuale? Oggi viviamo in una società post-industriale dove i beni prodotti non sono più materiali (come l’acciaio, il carbone ecc…) ma immateriali. La Ruhr Area , con il suo vasto paesaggio non industrializzato, paradigmaticamente si situa al punto di transizione tra l’Era Industriale e la società dell’informazione o della conoscenza.

Comunque, c’è una sostanziale differenza: i beni immateriali come la conoscenza e l’informazione possono essere riprodotti senza perdita. Quindi, per funzionare in una catena di valore aggiunto, la distribuzione di questi beni immateriali deve essere ristretta. Questo avviene con il supporto della legge sulla proprietà intellettuale (IP), e cioè con il copyright, i brevetti e i marchi protetti.

‘Anna Kournikova Deleted By Memeright Trusted System’, perfida breve storia di David Rice – da cui i curatori Inke Arns e Francis Hunger hanno preso a prestito il titolo per l’esposizione – riguarda il concetto di proprietà intellettuale: nel 2065 le star – come l’ex-tennista Anna Kournikova – hanno un loro “marchio” protetto da un sistema a satellite che identifica i simili non originali e li elimina con un forte raggio spaziale. Durante un viaggio nell’Area del pacifico, non ufficialmente pulita, la vera Anna Kournikova viene identificata come imitazione di se stessa e conseguentemente eliminata dal sistema.

La mostra allestita nella PHOENIX Halle, per un’ampiezza di 2.200 metri quadri e localizzata sulle formali basi d’acciao del Phoenix-West, fa avanzare la tesi che la crescente rigida applicazione della legge sulla proprietà intellettuale paralizzi lo sviluppo della cultura come totalità. Essa dimostra la crescente difficoltà nel trasmettere questa cultura utilizzando immagini, loghi o soundbites della vera cultura (ad esempio, campionare nell’hip hop è già divenuto impossibile a causa dei feroci avvocati del copyright che vietano ogni uso di campione con azioni legali).

Gli artisti rappresentati in questa mostra esplorano la questione dell’arte nell’età della riproducibilità meccanica, posizionandola differentemente in un era post-Fordista permeata dai network digitali così come in quella Fordista, analogamente ai tempi a cui Walter Benjamin aveva fatto riferimento. Sono impiegate tecniche artitiche come il cut-up, il campionamento, il détournement, l’appropriazione, la copia, il remix, il plagiarismo e la ripetizione.

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