Sin dal 2009 AND Festival si svolge nel nord ovest del Regno Unito. Cornerhouse, FACT e folly sono i soggetti che ogni anno sviluppano il programma del festival che si concentra sulle ultime tendenze in fatto di cinema, cultura digitale e arte.

Come loro stessi dichiarano “la mission di AND Festival è quella di cambiare le modalità in cui pensiamo e di spingere al limite la percezione del pubblico attraverso un programma capace di uscire dagli schermi e invadere le strade del nordest”. A conferma di questo, il programma è ricco di mostre, interventi nello spazio pubblico, conferenze e workshop, progetti on line e residenze.

La crisi economica, lo sport e le Olimpiadi, la relazione tra esseri umani e biotecnologie sono, tra gli altri, i temi principali presi in esame in questa edizione. AND Festival aprirà le porte il 29 agosto con una serie di eventi interessanti. I progetti on line realizzati da IOCOSE, Ailís Ní Ríain, Rafaël Rozendaal, Mark Amerika e Tim Brunsden sono già visibili e possono essere considerati come una sorta di preludio di quello che succederà durante il festival.

Quest’anno alcuni lavori importanti saranno presentati a Manchester, e tra questi It’s cool I’m good, la prima mostra personale nel Regno Unito dell’artista americana Stanya Kahn, e la prima mondiale di The Creator un film degli artisti inglesi Al and Al. AND Festival inoltre, commissiona ogni anno alcuni progetti speciali che si sviluppano attraverso piattaforme differenti. Per l’edizione 2012 Zecora Ura un network teatrale che lavora tra Regno Unito e Brasile, insieme agli artisti Jorge Lopes Ramos, Alastair Eilbeck, James Bailey e Persis Jade Maravala ha creato un intervento che vede la fuosione di teatro, performance e media art dal titolo The Humble Market.
Con Mobile Republic-Digital Caravans,si darà vita ad un singolare progetto nomade che vedrà cinque caravans viaggiare contemporaneamente. I mezzi sono stati completamente rimodellati e re – immaginati da artisti, architetti e attivisti.

John O’Shea  mostrerà il risultato del programma di residenza annuale svoltosi alla University of Liverpool’s Clinical Engineering Unit, durante il quale ha creato la prima palla da calcio costituita da cellule viventi, Pigs Bladder Football. Infine, se vi va di tornare indietro fino agli anni ‘50, non potete perdervi Empire Drive-In. Gli artisti di Brooklyn, Todd Chandler e Jeff Stark in collaborazione con una dozzina di artisti e artigiani hanno concepito una sorta di drive-in post apocalittico, realizzato con rottami di automobili e schermi 40 pollici costruiti con legno di scarto.

Alessandra Saviotti: Come si è sviluppato l’AND Festival in questi anni?

Gaby Jenks, Festival Manager di Abandon Normal Devices: Dato che questo è il nostro terzo anno di programmazione e dopo aver lanciato quattro edizioni del festival, siamo più sicuri della nostra identità e sui temi che vogliamo analizzare. Abbiamo passato gli ultimi quattro anni cercando di capire che cosa può essere un festival. Abbiamo sperimentato diversi format, diversi periodi dell’anno e varie locations – non si è mai verificata la stessa atmosfera. Qualcosa ha funzionato e qualcosa no, e abbiamo cercato di imparare ogni anno. Il team inoltre, si è evoluto ogni anno, abbiamo coltivato le relazioni con gli artisti e la cosa più importante è che i rapporti con i nostri partners si sono stabilizzati.

Alessandra Saviotti: Come scegliete i progetti che commissionate?

Gaby Jenks: il festival è il risultato di più collaborazioni tra persone che provengono da diversi paesi e con esperienze diverse. Quando iniziamo la selezione per le nuove commissioni agiamo secondo diversi approcci. Ricerca, open calls, ci appoggiamo ad altre organizzazioni, accettiamo consigli da parte di altri artisti. Consideriamo anche il contesto, lo spazio e il pubblico che sarà di fronte al lavoro. Dal momento che sta diventando una consuetudine scaricare, ricomporre e modificare film o i contenuti digitali, quali sono i nuovi modelli di produzione e distribuzione? Questo è un tema che ci interessa molto.

Alessandra Saviotti: AND festival fa parte di WE PLAY, il programma sviluppato nel nordest del Regno Unito in occasione dei Giochi Olimpici e Paraolimpici di London 2012. Come vedete il futuro del festival dopo le Olimpiadi?

Gaby Jenks: Fortunatamente AND è uno dei 5 progetti finanziati dal Legacy Trust UK anche dopo Londra 2012. Questa decisione è una sorta di premio per il successo che abbiamo ottenuto riguardo alla produzione, per il supporto concesso ad artisti emergenti e per il nostro approccio ibrido che ci ha permesso di sviluppare un programma che copre film, arte e nuovi media. AND continuerà sicuramente a svolgersi e crediamo che la filosofia del festival – abbandonati all’immaginazione – continuerà a stimolare l’immaginazione degli artisti e del pubblico per molto tempo anche dopo London 2012.

Alessandra Saviotti: La crisi economica è il tema di molti progetti che saranno presentati durante il festival. Vedi un futuro per l’arte in questo contesto?

Gaby Jenks: Nel 2012 abbiamo iniziato un dialogo con gli artisti sull’idea di successo; uno dei punti più discussi è stato la perdita di significato, o la possibilità del fallimento, della nozione di successo economico e la disillusione continua che ne deriva. Questo è il tema centrale della mostra What Have I Done to (De)Serve This? (30 August – 16 September at BLANKSPACE in Manchester), con Lanfranco Aceti, Queer Technologies, Jennifer Chan, Tom & Guy Schofield, Jan Peter Hammer e Micah Purnell. Penso che quando si prende in considerazione del futuro dell’arte l’aspetto più importante è parlare del ruolo degli artisti e del “fare arte” offrendo e dimostrando diverse modalità di appartenenza alla società e quanto sia fondamentale la presenza del discorso di fronte ai tagli.

Alessandra Saviotti: Proporrete diversi progetti che sono risultato di collaborazioni. Cosa pensi se affermo che la collaborazione è meglio della competizione?

Gaby Jenks: Sono due aspetti interconnessi. Le collaborazioni possono essere stressanti, ma anche molto gratificanti, lavorando in progetti che coinvolgono molte discipline diverse tra cui scienza, design e tecnologia, le idee possono nascere tra campi veramente differenti e rivelare approcci alternativi al’idea stessa. AND considera le collaborazioni come catalizzatori per una nuova modalità di lavoro e si può arrivare al punto di non poter più lavorare indipendentemente.
La competizione può fare parte di questo processo perché spinge al limite la creatività e può stimolare il superamento di limiti personali, ma spesso ci può essere una grossa distanza tra l’ambizione e la realizzazione. Fa parte della sperimentazione!

http://www.andfestival.org.uk/