Victoria and Albert Museum - London
14 / 03 / 2015 - 02 / 08 / 2015

La prima e più ampia retrospettiva sui lavori più recenti di Alexander McQueen in Europa. Alexander McQueen: Savage Beauty, espone le sue creazioni visionarie a partire dalla collezione per la lauera del 1992 fino alla mai terminata collezione A/W 2010; i modelli sono presentati con un allestimento teatrale e con la spettacolarità che hanno sempre caratterizzato le sue sfilate. La prima versione di Alexander McQueen: Savage Beauty al Metropolitan Museum of Art di New York è stata allestita nel 2011 dal Costume Institute ed è entrata nella top 10 delle mostre più visitate.

Londra

Londra è stata l’epicentro del mondo di McQueen. Figlio di un tassista, è cresciuto nell’East End della città e ha lasciato la scuola a 15 anni per diventare apprendista di un sarto in Savile Row a Mayfair. Nel 1990 è stato ammesso al prestigioso corso di moda Master of Arts alla Central Saint Martins. Già sarto estremamente abile e inventivo, all’università ha imparato come essere un fashion designer, prendendo ispirazione dalla storia di Londra, dai suoi importanti musei e dalla scena emergente della “Brit art”.

Lavorando con una piccola squadra molto unita, ha dato vita a una serie di sfilate low budget, affascinanti, e provocatorie, in spoglie location industriali sparse per la capitale. Ha dichiarato, ricordando quei momenti, “La moda di Londra era molto repressa. Doveva essere ravvivata.”

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Una Mente Romantica

“Bisogna conoscere le regole per infrangerle. È per questo che sono qui, per distruggere le regole ma per mantenere la tradizione.” – Alexander McQueen

Alexander McQueen ha sempre difeso la libertà di pensiero e di espressione e ha sempre sostenuto l’importanza dell’immaginazione. Da questo punto di vista, era un perfetto esempio dell’individuo Romantico, l’artista-eroe che ha seguito fedelmente i dettami della sua ispirazione.

McQueen ha espresso questa originalità principalmente tramite i suoi metodi di taglio e costruzione, innovativi e rivoluzionari. Era un designer così ferrato che le sue forme e silhouette erano già state stabilite dalle sue prime collezioni e sono rimaste relativamente costanti per tutta la sua carriera.

Una Mente Gotica

“A volte la gente pensa che le mie creazioni siano aggressive. Ma io non le vedo aggressive. Le vedo come romantiche, che affrontano una parte oscura della personalità .” – Alexander McQueen

Uno dei tratti caratteristici delle collezioni di Alexander McQueen era il loro storicismo. Nonostante i riferimenti storici di McQueen siano di vasta portata, era particolarmente ispirato dall’Ottocento, specialmente dal Gotico Vittoriano. “C’è qualcosa di Edgar Allan Poe,” ha osservato una volta, “qualcosa di cupo e malinconico nelle mie collezioni.”

Come il Gotico Vittoriano, che combina elementi horror e romantici, le collezioni di McQueen spesso riflettevano relazioni paradossali, come la vita e la morte, la luce e l’oscurità, la tristezza e la bellezza.

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Primitivismo romantico    

Nel corso della sua carriera, Alexander McQueen è tornato spesso sul tema del primitivismo, che si basava sulla fantasia di una nobile selvaggia che vive in armonia con la natura. Eshu (Autumn/Winter 2000) è stata ispirata da una delle più conosciute divinità della mitologia Yoruba. It’s a Jungle Out There (Autumn/Winter 1997-98) era impostata sul tema della gazzella di Thomson.

La collezione era una riflessione sulle dinamiche del potere, in particolare sul rapporto dialettico tra predatore e preda. I pensieri di McQueen sul primitivismo venivano spesso rappresentati in combinazioni paradossali, che contrapponevano moderno e primitivo, civilizzato e non civilizzato. In genere, il racconto di McQueen esaltava lo stato di natura e spostava l’ago della bilancia verso l'”uomo naturale” o il “gentiluomo della natura”, libero dai costrutti artificiali della civilizzazione.

Nazionalismo Romantico

Le collezioni di Alexander McQueen sono state modellate su storie articolate, profondamente autobiografiche, che spesso riflettevano le origini dei suoi antenati, più precisamente la sua eredità culturale scozzese. Infatti, quando una volta gli è stato chiesto che cosa le sue origini scozzesi significassero per lui, lo stilista ha risposto, “Tutto.” L’orgoglio nazionale di McQueen è evidente soprattutto in The Widows of Culloden (Autumn/Winter 2006), ispirata dalla battaglia finale dell’Insurrezione Giacobita nel 1745. Collezione grandiosa, rappresenta una catarsi dall’anti-romanticismo della precedente collezione Highland Rape del 1995. Il messaggio di McQueen, comunque, è rimasto provocatoriamente politico: “Quello che i Britannici hanno fatto non è nient’altro che un genocidio”.

Nonostante queste sentite dichiarazioni della sua identità nazionale scozzese, McQueen aveva anche un profondo interesse per la storia dell’Inghilterra. Interesse forse più visibile in The Girl Who Lived in the Tree (Autumn/Winter 2008), ispirata da un olmo nel giardino della casa di campagna di McQueen nell’East Sussex. Influenzata dall’Impero Britannico, è stata una delle collezioni più romantiche e nazionalistiche, sebbene pesantemente tinta di ironia e pastiche.

Cabinet of Curiosities

‘Come la maggior parte degli artisti, scorgo la bellezza in ciò che è stravagante. Devo spingere le persone a guardare davvero le cose.’- Alexander McQueen

L’intensità emotiva delle sfilate di McQueen è stata spesso il frutto di una sinergia tra forze opposte. La relazione tra vittima e aggressore si faceva particolarmente evidente, soprattutto negli accessori. Lui stesso aveva commentato, ‘Mi piacciono gli accessori per il loro aspetto sadomasochista’

All’interno della sezione Cabinet of Curiosities sono in mostra una serie di oggetti atavici e feticisti, realizzati da McQueen in collaborazione con alcuni designer di accessori, fra cui il modista Philip Treacy e il gioielliere Shaun Leane. La stanza include inoltre pezzi di esibizioni e creazioni uniche realizzate per le sfilate, ma non pensate per essere messi in produzione.

Esotismo Romantico

La spiccata sensibilità romantica ha permesso ad Alexander McQueen di allargare gli orizzonti del proprio immaginario non solo nel tempo, ma anche nello spazio. Così come per gli artisti e gli scrittori del Romanticismo, il richiamo dell’esotico è stato uno dei temi centrali delle collezioni di McQueen. Il suo è stato un esotismo a tutto tondo. Africa, Cina, India, Turchia: tutti luoghi che hanno stimolato la sua immaginazione. Ma anche il Giappone è stato particolarmente significativo, sia a livello tematico che stilistico. Il kimono, in special modo, è stato un indumento che lo stilista ha rivisitato un’infinità di volte nelle sue collezioni.

Ma come per molte altre delle tematiche affrontate da McQueen, anche l’esotismo ha trovato spesso espressione attraverso forze oppositive in contrasto. È stato così con It’s Only a Game (Primavera/Estate 2005), la messa in scena di una partita a scacchi ispirata al film Harry Potter and the Philosopher’s Stone (2001), che presentava l’opposizione fra Est (Giappone) e Ovest (America).

Voss

‘Si trattava di catturare qualcosa che non fosse convenzionalmente bello, ma che mostrasse come la bellezza venisse da dentro.’- Alexander McQueen

VOSS (Primavera/Estate 2001), nota anche come ‘Asylum’, è la sfilata allestita all’interno di un’enorme struttura cubica coperta di specchi e con due passerelle. La collezione presentava una serie di indumenti dal carattere fortemente esotico, fra cui un cappotto e un abito cui erano state applicate coccarde a forma di crisantemo.

In linea con le altre collezioni di McQueen, anche VOSS offriva una testimonianza dell’ideale di apparenza, che andava a stravolgere del tutto i modelli convenzionali di bellezza. Per McQueen il corpo era il luogo delle contraddizioni, dove la normalità veniva messa in dubbio e dove lo spettacolo dell’emarginazione veniva accolto e celebrato.

Naturalismo Romantico

‘Ho sempre amato i meccanismi della natura e le mie creazioni ne sono sempre in qualche modo influenzate.’ – Alexander McQueen

Fra le influenze di Alexander McQueen, la natura è stata forse la maggiore o, quanto meno, la più duratura. Molti artisti del periodo romantico presentavano la natura stessa come un’opera d’arte. McQueen non solo condivideva questo punto di vista, ma persino lo promuoveva nelle sue collezioni, che spesso includevano creazioni realizzate con forme e materiali presi dal mondo naturale.

McQueen faceva spesso uso delle capacità di trasformazione dell’abbigliamento. L’abito The Widows of Culoden (Autunno/Inverno 2006), creato interamente con piume di fagiano, conferiva alla modella la bellezza di un uccello, mentre il vestito di VOSS incastonato di conchiglie di cannolicchi (Primavera/Estate 2001) formava un fragile carapace. Sarabande (Primavera/Estate 2007) mischiava fiori di seta e fiori veri, che appassivano man mano che cadevano sulla passerella.

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Plato’s Atlantis

‘Plato’s Atlantis presagiva un futuro in cui la calotta artica si sarebbe sciolta, il livello delle acque si sarebbe innalzato e la vita sulla Terra, per non estinguersi, avrebbe dovuto evolversi e tornare a vivere sotto il mare. L’umanità sarebbe tornata al punto di partenza.’ – Alexander McQueen.

L’influenza della natura sulle creazioni di McQueen è particolarmente evidente in Plato’s Atlantis (Primavera/Estate 2010), l’ultima delle collezioni realizzate dallo stilista prima della morte avvenuta nel febbraio 2010. Traendo ispirazione dall’Origine delle Specie di Charles Darwin (1859), la collezione presentava una narrativa incentrata non tanto sull’evoluzione dell’umanità, quanto sulla sua regressione. McQueen impiegò complesse stampanti digitali e, ispirato dalla creature marine, introdusse i vertiginosi stivali “Armadillo”.

Grazie alla sua combinazione di tecnologia, artigianato ed estrosità, Plato’s Atlantis fu considerato il risultato più alto ottenuto da McQueen, che offriva così una prorompente visione del futuro della moda.


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