TORENALLEE 40-06 5617 BD EINDHOVEN
14 October – 28 November 2021

LAWKI, Life As We Know It, è collegata direttamente all’arteria principale della nostra epoca: l’infinito flusso di video in rete in cui perdersi completamente e ritrovarsi di nuovo. Per miliardi di persone, il video è un aspetto naturale della vita; oltre cento minuti al giorno integrati perfettamente ai ritmi del nutrirsi, lavorare, dormire, studiare e rilassarsi. È proprio come suggerisce il titolo: la nostra visione della vita è stata inquadrata dallo schermo e, per quanto ne sappiamo, quello è il luogo predefinito per trovare informazioni e condividerle con gli altri. Ma cosa guardiamo e chi decide le nostre abitudini di fruizione? Come affrontiamo il diluvio di immagini? Nella coinvolgente installazione di ARK, in mostra al MU dal 14 ottobre al 28 novembre, le domande continueranno a rimbalzare le une sulle altre.

Diciamolo chiaramente: il video in formato orizzontale – la vita stessa! – che LAWKI-Alive ci presenterà è totalmente frammentato. Non c’è una storia che parte da A a B, sino ad arrivare a C, nessuna trama, nessun narratore o capitolo e verso. La domanda non è se questo è un male, ma se esiste qualche altra opzione. Certo, nei romanzi, nei film, nelle serie e nei giochi troviamo ancora i vecchi schemi familiari con un problema, una sfida o una ricerca che, dopo molte avversità e avventure, arriva a un finale soddisfacente. Il mondo è stato salvato, tutte le sofferenze ricompensate e l’ultimo livello giocato: l’illusione di un’esistenza ordinata rimane intatta. Nel frattempo, ogni giorno finiamo con lo sperimentare che non esiste una verità onnicomprensiva, ma solo storie locali tinteggiate da conflitti di interesse. Fake news? Fatti alternativi! Sono davvero dannosi? Noi esseri umani abbiamo un comprensibile desiderio di chiarezza, di prevedibilità. Ma quale prezzo siamo disposti a pagare per ottenerla? In Utopia, il libro di Thomas More del 1516, gli abitanti dell’isola omonima rinunciano alla loro privacy in cambio di prosperità e felicità. Le porte delle loro case non hanno serrature e non c’è nessun posto dove nascondersi dagli occhi altrui. Gli utopisti fanno sempre qualcosa di utile, anche nel loro tempo libero. Sono completamente intercambiabili nel loro zelo e chi disobbedisce alle regole corre il rischio di essere schiavizzato. Si tratta, parafrasando le parole del filosofo italiano contemporaneo Federico Campagna, di una soluzione tipica della Tecnica, dove tutto è nominato, misurato e calcolato, e sottoposto a un rigido schema di produttività.

In questa occasione, Campagna si è unito ad ARK. Il suo discorso, in Tecnica e Magia del 2018, fa direttamente riferimento ai video che guardiamo ogni giorno. Più precisamente, sulle piattaforme dove vengono condivisi: YouTube in primis, seguito da TikTok, e sempre più da Twitter, Instagram e Facebook. I giganti della tecnologia, come sappiamo fin troppo bene, sono interessati soprattutto ai dati che gli utenti generano con i loro click, like, ricerche e swipe. Qui non siamo noi i clienti, ma le aziende e le organizzazioni che non aspettano altro che mappare in modo prevedibile il nostro comportamento di consumatori ed elettori. A cosa rispondiamo? E come? Gli algoritmi di autoapprendimento che suggeriscono il prossimo clip non tengono conto solo delle vostre preferenze o di quelle dei vostri amici, ma di tutti i tipi di dati che possono essere rilevanti da un algoritmo. In questo modo Big Other, come Shoshana Zuboff chiama le grandi aziende tecnologiche in The Age of Surveillance Capitalism, scopre sempre più mezzi per spingerci impercettibilmente nella direzione desiderata. Stiamo per perdere il controllo delle nostre vite? In realtà, è la vita stessa che sta scomparendo dalla vista, la nostra capacità di viverla, abbracciarla. Un video alla volta, un livello dopo l’altro, da un messaggio all’altro. La ricompensa dei like, i memi divertenti, l’indignazione formulata in maniera brillante, un’altra ora della nostra vita sparita senza lasciare traccia. La distrazione ci distrae dal fatto che siamo distratti. Da cosa esattamente? O forse dovremmo chiederci perché cediamo così volentieri alla distrazione? Secondo Campagna, la tecnica si oppone meglio alla magia. Nessun abracadabra o Harry Potter, ma solo l’intuizione che la vita non può essere catturata dalle parole. Il trucco non è interrogarsi sull’essenza delle cose, cosa sono, ma piuttosto focalizzare la propria attenzione sulla loro esistenza, sul fatto che esistono. Se nella vita lasciamo un po’ di spazio per l’ineffabile, semplicemente non cercando di definire ogni cosa, ci strappiamo dalla morsa del linguaggio assoluto della Tecnica. Che tipo di realtà possiamo costruire partendo da lì? Questo resta da vedere.

Tramite una svolta paradossale, LAWKI-Alive usa le parole per farci sperimentare una versione sfuggente della vita. I video che vediamo sono il risultato di una lunga lista di termini di ricerca inviati a YouTube e Dailymotion nelle dieci lingue più parlate al mondo, per rappresentare il maggior numero di persone possibile. I primi dieci video di ogni ricerca sono poi ordinati in base ai loro meta-tag e alla descrizione. Non sono raggruppati in base al titolo, all’anno o al genere, ma in base a ciò che il video mostra, il suo contenuto. Per questo approccio, ARK ha trovato ispirazione nella metodologia utilizzata dallo scienziato tedesco Aby Warburg per il Bilderatlas Mnemosyne (1927), una raccolta di immagini che ha raggruppato in base a somiglianze formali e tematiche, o in base all’espressione di un sentimento specifico. L’atlante delle immagini non è stato mai terminato, e le parti restanti non costituiscono una storia unica e conclusiva. Spetta invece agli spettatori trovare i vari collegamenti, a partire dalle loro singole esperienze, conoscenze, preferenze, intuizioni. Questo è anche il modo in cui esploriamo LAWKI-Alive. Le immagini mostrate sono dirette da un’IA che risponde ai movimenti dei visitatori, selezionando costantemente nuovi video più assomiglianti a quelli precedenti per quanto riguarda il contenuto. Come strumento sensibile e ramificato a livello globale, l’installazione rallenta o accelera al ritmo della nostra attenzione. Anche l’apporto online fa parte dell’equazione: più visualizzazioni ha un video, meno visibile diventa. Da questo livestream formato per associazioni, ogni spettatore crea le proprie nuove immagini della vita e del mondo. E se ti senti a corto di parole, in realtà stai vivendo la magia al MU.


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