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October 2020

Espacio Byte, museo di arte digitale, presenta una nuova mostra sui virus informatici.

Un approccio alla dimensione estetica dei fenomeni dirompenti nell’ecosistema digitale. Il progetto curatoriale solleva un’analogia tra le pandemie in ambito biologico e digitale, e su come entrambe finiscono per interferire nelle dinamiche delle attività umane.

Una riflessione su come la tecnologia sia stata integrata nella società contemporanea e su come sia impossibile considerare l’uomo e il digitale come entità separate.

Il consumo massiccio dei personal computer è iniziato negli anni Ottanta. In quegli anni, MS-DOS era il sistema operativo dominante e Internet non era ancora disponibile per la maggior parte dei consumatori. I file venivano copiati e condivisi sui floppy disk e consistevano principalmente in programmi applicativi o videogiochi.

Al fine di prevenire la pirateria, alcune società di software crearono dei virus per educare gli utenti non legittimi, a cui inclusero le informazioni di contatto di modo che le persone colpite potessero richiedere una soluzione. In altri casi, i programmatori di computer progettarono virus che non presentavano alcun rischio per i sistemi operativi. Le loro intenzioni erano quelle di ostacolare il buon funzionamento del PC, attirare l’attenzione delle vittime propagando un’idea politica o filosofica o, nel peggiore dei casi, distruggere le informazioni.

Le prime manifestazioni erano principalmente dimostrazioni tecnologiche basate sulla sperimentazione, piuttosto che sullo sviluppo di codici maligni. Ma in breve tempo entrarono in scena nuovi virus pericolosi. Il loro comportamento era simile a quello dei virus biologici, poiché si riproducevano e trasmettevano rapidamente ad altre macchine collegate in rete. Per questo motivo, nel 1984, per riferirsi a loro si adottò il termine “virus”, anche se ci sono testimonianze di simili minacce già negli anni Settanta.

La costante condivisione di programmi tra utenti ha fatto sì che i virus raggiungessero una diffusione internazionale dando vita a società di antivirus. Quello che era iniziato come un innocuo scherzo, oggi rappresenta un problema internazionale di sicurezza informatica, tanto che la progettazione di malware rimane anonima e clandestina.


Un virus informatico è, in breve, una piccola applicazione creata per eseguire determinati compiti. Negli anni di MS-DOS, era pratica comune sostituire un file eseguibile .exe o .com con uno infetto, in grado di modificare le istruzioni originariamente programmate. I virus venivano attivati solo se un utente li azionava e il loro aspetto visivo era tipicamente basato sui primi videogiochi, composti da pixel, animazioni di base, paesaggi rudimentali, bip dagli altoparlanti e messaggi assurdi o difficili da comprendere.

Questa mostra riunisce una varietà di virus basati sul sistema operativo DOS. Sono stati acquisiti in video attraverso l’uso di emulatori che permettono di apprezzare la loro presentazione originale, anche se senza il loro iter distruttivo. La selezione comprende virus che si distinguono per la loro creatività e raffinatezza sia negli aspetti visivi che funzionali; un approccio alla dimensione estetica dei fenomeni dirompenti negli ecosistemi digitali.


Link: http://www.espaciobyte.org/virus-attack