Migros Museum Für Gegenwartskunst - Zurich
16 / 02 / 2019 - 12 / 05 / 2019

Nella mostra collettiva Producing Futures-An Exhibition on Post-Cyber-Feminisms, il Migros Museum für Gegenwartskunst analizza le cause sostenute dalle femministe nell’era post-internet. Oggi la nostra vita virtuale e quella reale sono quasi inestricabilmente intrecciate. Tuttavia, contrariamente ai proclami inebrianti delle cyber-femministe degli anni Novanta, il cyberspazio non si è evoluto in un regno di liberazione e auto-impiego senza veli, ma è servito anche a rafforzare le gerarchie e le strutture di potere esistenti.

La mostra rivisita le aspirazioni e le visioni storiche del movimento ciber-femminista, le contrasta con la situazione contemporanea e indaga i modi in cui le sue idee possono essere ancora produttive. La presentazione intraprende quindi un impegno critico con diversi approcci femministi che mettono in luce la tensione tra corpo e tecnologia e le norme discriminatorie di genere.

Ad esempio, le artiste che contribuiscono riflettono e diffamano l’offerta di varie piattaforme online per confondere ulteriormente i confini tra virtuale e reale, tra dominio online e offline e tra i generi. Molte delle opere perseguono una visione olistica, attingendo alla scienza (medica), all’occulto e ad altri campi per stimolare una discussione più completa e generare idee per un futuro vivibile di emancipazione, giustizia di genere e uguaglianza sociale.

Come ci si libera da strutture sociali, tra cui il sessismo, il razzismo e il classismo, che si basano su una dispensazione epistemologica normativa da cui non sembra esserci scampo? La biologa, filosofa della scienza e studiosa letteraria americana Donna Haraway ha proposto un modello alternativo di formazione della conoscenza, una strategia che chiama SF.

L’abbreviazione, che può significare “fantascienza”, ma anche “femminismo speculativo”, designa una pratica definita dall’intreccio di diverse riflessioni e considerazioni, di fatto e di finzione, un invito aperto a intraprendere esperimenti intellettuali in cui la speculazione emerge come terreno fertile per visioni innovative del futuro.

È questo modo di pensare e insieme di idee che la mostra Producing Futures-An Exhibition on Post-Cyber-Feminism cerca di sviluppare. Con le opere di VNS Matrix e Lynn Hershman Leeson, pionieri nell’esplorazione delle possibilità di internet negli anni Novanta, la mostra ripercorre i primi giorni del cyberfemminismo.

Quasi tre decenni dopo, è giunto il momento di ripensare alle questioni sollevate per la prima volta; la necessità di sviluppare una posizione più deliberata sulla condivisione online dei dati personali, così come i flussi inesauribili di immagini che si rivolgono a modelli di ruolo stereotipati (e spesso sessisti) è uno dei punti focali della mostra. È quanto mai esplicito nella videoinstallazione di Wu Tsang e nelle sculture di Guan Xiao e Anna Uddenberg, che ci confrontano con un’esposizione senza parsimonia dell’idea prevalente di femminilità.

Anche Gavin Rayna Russom sembra essere convinto della necessità di una reimmaginazione individuale e collettiva della femminilità: la sua installazione tentacolare propone una nuova visione della femminilità come identità di genere malleabile e omosessuale. Allo stesso modo, Juliana Huxtable fa arte in cui le dicotomie di genere sono obsolete, così come la distinzione uomo-animale.

Shana Moulton analizza la pressione che esercitiamo su noi stessi nella nostra incessante ricerca di perfezione con astuta ironia in una videoinstallazione che sonda le proprie nevrosi. Il suo spiritualismo in stile New Age ha qualche somiglianza con la pratica riparativa olistica abbozzata da Tabita Rezaire e dal duo di artisti MALAXA (Alicia Mersy e Tabita Rezaire).

Entrambi fanno arte che cerca di rompere il silenzio sulle ingiustizie contemporanee e le iniquità del passato per avviare processi di guarigione. Anicka Yi visualizza la feroce resistenza patriarcale che l’empowerment femminile e la prospettiva di donne che costruiscono forti reti. Ispirandosi alle intuizioni della biotecnologia e della genetica d’avanguardia, le sue sculture di tende considerano le preoccupazioni femministe attraverso la lente della scienza, riflettendo anche sull’autorità normativa della scienza e dei suoi esponenti.

L’artista Mary Maggic contrasta lo squilibrio di potere tra scienziati e laici con i suoi tutorial sull'”estrogen hacking”, una sorta di scienza fai da te. Dove la guida di Maggic si riferisce allo spazio fisico e ai corpi oltre gli schermi, il video di Cécile B. Evans lancia un’indagine più generale sull’idea di incarnazione alla luce della realtà che condividiamo il cyberspazio con una moltitudine di esseri digitali.

Questo esame del significato dell’esistenza corporea va di pari passo con una meditazione sulla vicinanza e l’affetto, come dimostrano i video di Cao Fei e Frances Stark. Essi evidenziano il carattere di internet come campo di sperimentazione con sé stessi e rivelano i modi in cui i giochi online e Chatroulette alterano in modo fondamentale l’esperienza del soggetto della sua identità.

Ciò che alla fine unisce queste diverse posizioni artistiche è lo sforzo comune di stabilire il genere e l’identità come costruzioni aperte, performative e quindi sempre temporanee.


https://www.migrosmuseum.ch/en/