I meme sono burle visive create da un’immagine della cultura pop su cui viene sovrapposto un testo umoristico. Li troviamo su tutte le piattaforme social, nelle mailing list, e ora sono una necessità linguistica in ogni dialogo. Fanno riferimento soprattutto ai momenti della vita: situazioni di buffo imbarazzo con i colleghi, con il partner e i membri della famiglia sono la tela concettuale di queste immagini. Consumiamo, condividiamo e dimentichiamo le iterazioni di questo linguaggio visivo a una velocità che si avvicina a quella dei nostri computer, eppure ci fanno sentire come se non fossimo i soli a vivere quei momenti, a cui apparteniamo.

Storicamente, potremmo pensare alla comunità come a un gruppo di persone che vivono nello stesso luogo, o che hanno gli stessi interessi in una causa, che possono riguardare la società o lo svago. La sua definizione esisteva già: ti trovavi in quella parte del mondo o stavi aderendo a un’associazione che si impegnava per uno scopo specifico. La comunità dei Meme, d’altro canto, è una parte a sè, e definiremo il modo in cui opera come “Memesis”. La Memesis è il processo per cui una comunità si crea da sé attraverso la diffusione della propria cultura, e per fare ciò occorrono tre elementi.

Primo, non è centralizzata. Anche se si possono trovare alcuni luoghi dove è più concentrata, in cui compaiono nuovi meme, come 4chan o Reddit, la produzione e divulgazione di questo linguaggio visivo è attiva su tutte le piattaforme digitali grazie a visitatori come te. Audio, video, messaggistica, app, e altre piattaforme social vengono ampiamente utilizzate per promuovere meme al fine di interagire, attirare e allettare utenti così da influenzare le conversazioni di tutti i giorni. Siamo tutti creatori di meme a livelli diversi. Quel “rizoma” inconscio fa sì che la comunità viva e sopravviva.

Secondo, è in un ciclo costante di nascita e morte. Una delle idee base della memetica è che una cultura scompare (o perlomeno verrà rimpiazzata da un’altra) se non viene diffusa. Per parafrasare Baudelaire, nel mondo digitale, “la prima morte è quando vieni dimenticato”. I creatori di meme lo hanno capito molto bene dal momento che i top producer si sfidano ogni giorno a colpi di upvote. Per questo motivo, la comunità dipende dalla costante creazione di nuovi modelli o dall’esaurimento di quelli già esistenti. Inoltre, a causa di una lite interna tra i creatori di meme di estrema destra e di sinistra al fine di rivendicare questo linguaggio visivo come proprio, la velocità con cui le immagini vengono  ottenute e riprodotte è quasi esponenziale.

Da Pepe the frog all’immagine di un acino d’uva sottoposto a intervento chirurgico, o Gritty the mascot, tutte le informazioni diventano materiale da utilizzare e trasformare. Il terzo è l’autodefinizione attraverso la velocità. Abbiamo già detto che i meme vengono utilizzati per parlare di momenti imbarazzanti della vita; passi falsi, fallimenti, frustrazioni o quotidiani momenti imbarazzanti. Per questo motivo, svolgono la funzione di oggetto transizionale[1]: qualcosa che dissolve (o trasferisce) la frustrazione causata da questi eventi. Nel loro campo, quindi, i meme sono più vicini alla mimesi, un’imitazione della realtà tramite l’utilizzo dell’arte, più che alla memetica.

Poiché vengono creati di continuo, la comunità si diffonde attraverso la condivisione, su altre piattaforme, di alcune delle immagini che ritengono più divertenti o più adatte al soggetto scelto. In contrasto con le precedenti comunità, in cui il programma è pronto per essere diffuso e sarà deciso dai propri membri. Alla fine, per ognuno di questi tre aspetti, i meme ricreano il mirror stage di Lancan[2]. A causa del modo in cui il web ottiene consensi, che evidenzia una veloce e dicotomica reazione negli utenti, l’autodefinizione della comunità avviene al di fuori del regno dell’intellettualizzazione, o Cogito[3].

Semplicemente, la teoria viene dopo il click. Con gli upvote, i retweet, le condivisioni e i mi piace, i creatori e gli utilizzatori di meme definiscono la loro immagine sulla base delle preferenze complessive, l’efficienza della comicità, o il credo politico individuale, e non sull’ideologia della comunità. Ogni iterazione visiva funge da muro per l’ideologia del meme, ma lo specchio digitale che quest’ultimo incarna non riflette l’immagine della comunità, bensì un’ideale. Crea, esamina e convalida con la comunità una risposta ideale progettata per il contrasto della frustrazione.

È la perfetta soluzione, di fatto, a tutti i problemi giornalieri dei problemi specifici della tua comunità, e quando ne viene identificato uno, lo troverai molto probabilmente sul tuo feed e lo condividerai. La Memesis non è solo l’esempio di come le comunità digitali stiano rimodellando le strutture tradizionali di raduno di individui attorno a una causa, facendoli partecipare indirettamente alla produzione, ma è anche mostrare una parte di noi come individui sociali in questo processo.


[1]                D.W Winnicot, Transitional Objects and Transitional Phenomena—A Study of the First Not-Me Possession, International Journal of Psycho-Analysis, p 89-97, 1953

[2]                Lacan, Jacques, Le stade du mirroir comme formateur de la fonction du Je, XVI international congress of psychoanalysis, Zürich, July 17th 1949

[3]                Lacan, Jacques, Écrits I, 1966, édition du seuil, p.91