“Io sono un potente super computer, Signor Kasparov. Io non ho emozioni, ah ma che cavolo, io la amo” – annuncio pubblicitario IBM (1996)

Le teorie dell’affetto sono in grado di offrire un’ampia conoscenza e una comprensione del nostro rapporto con la tecnologia all’interno della società interconnessa nella quale viviamo. McLuhan suggerì di allargare l’affetto umano alla tecnologia, io studierò l’espansione del concetto di affetto logico di una macchina negli esseri umani. “Se osserviamo l’eredità di Alan Turing attraverso la lente di McLuhan emerge uno schema, quello della finzione, della menzogna e dell’interscambiabilità.”[1]

Viviamo in un mondo nel quale la tecnologia sta offuscando in modo esponenziale i contorni del legame tra l’uomo e la macchina. Oggi assistiamo alle trasformazioni sociali e tecnologiche a un tasso notevole. Dal momento che la tecnologia si sta incorporando sempre di più nelle nostre vite, diventeremo a nostra volta sempre più incorporati nella tecnologia? Dovremmo interrogarci su quali siano gli effetti provocati dal rapido legame tra l’uomo e la macchina? Nell’analizzare l’idea di affetto, farò riferimento alla teoria degli affetti e al testo Shame in the Cybernetic Fold: Reading Silvan Tomkins.[2] Prenderò in considerazione anche l’opera di Alan Turing Computing Machinery and Intelligence (1950)[3] nell’ambito dei primi studi sulle macchine e sul modo in cui l’affetto può essere interpretato attraverso l’Intelligenza Artificiale.

Affetto di fondo

Nell’Oxford English Dictionary, la definizione del termine affetto è “avere un effetto su qualcuno o qualcosa”[4]. Lo psicologo statunitense Silvan Tomkins ha pubblicato i suoi studi sulla teoria degli affetti nel libro Affect Imagery Consciousness. Afferma l’esistenza di otto tipi di affetti: sorpresa, piacere, interesse, paura-terrore, rabbia-collera, umiliazione-vergogna, disgusto e afflizione-angoscia. “Tomkins considera l’umiliazione-vergogna, insieme con interesse, sorpresa, piacere, rabbia-collera, paura-terrore, afflizione-angoscia e, nell’ultimo scritto, disgusto (che chiama “percezione di cattivi odori”) come l’insieme degli affetti di base.”[5] Quando pensiamo agli affetti, li percepiamo come emozioni umane di base. Elizabeth Wilson ha spiegato che “una delle affermazioni centrali presenti in Affect Imagery and Consciousness è che gli affetti offrono la motivazione principale per la psicologia umana.”[6] Tomkins ha applicato la teoria degli affetti agli oggetti e si è interrogato se in futuro sarebbe stato possibile progettare un vero e proprio umanoide.[7]

La teoria degli affetti di Tomkins presenta un’indagine sulle machine, il suo lavoro è importante per i primi anni di innovazione nell’intelligenza artificiale. “È stato solo negli anni Quaranta che gli studi di Tomkins sulla cibernetica hanno portato a intendere il ruolo del “meccanismo” dell’affetto come co-assemblaggio separato, ma amplificato”.[8] La teoria degli affetti ci permette di considerare l’affetto in termini di capacità degli esseri umani. Studiare l’affetto consente di identificare il modo in cui questo insieme di emozioni di base ha definito il modo in cui pensiamo. Tomkins credeva che se un umanoide fosse mai esistito, avrebbe avuto bisogno di provare delle emozioni.[9] È il caso di dire che una macchina non avrà mai delle emozioni reali? Sicuramente, grazie ai progressi della tecnologia, siamo riusciti a simulare la capacità delle emozioni umane.

L’affetto nelle macchine

Alan Turing, decrittatore e pioniere britannico del computer, descrisse la mente umana da un punto di vista computazionale. Dimostrò che gli esseri umani hanno la facoltà di costruire cose. Nelle sue macchine calcolatrici, Turing dichiara il suo quesito “Mi propongo di considerare la questione: “Possono pensare le macchine?” Si dovrebbe cominciare col definire il significato dei termini “macchina” e “pensare”.[10] Fondamentale per la discussione è osservare cosa è una mente e cosa è una macchina, esaminando la relazione fra uomo e macchina.

Nath dichiara il bisogno di una comprensione approfondita dell’intelligenza e della mente umana.[11] Turing concepì un test per esplorare l’intelligenza e studiare la risposta delle macchine. Il concetto di intelligenza ha giocato un ruolo importante nel modo in cui comprendiamo noi stessi. Nath riconosce la rilevanza del lavoro di Turing: “il test di Turing è stato progettato per fornirci una definizione di intelligenza.”[12]

Turing era interessato all’unione non convenzionale di intelletto e affetto.[13] Nel primo capitolo della sua analisi veniva effettuato il Gioco dell’imitazione. Questo fu condotto da due persone e da una macchina, con una delle persone nel ruolo di interrogatore. Ponendo domande sia alla macchina sia all’altra persona, l’interrogatore cerca di stabilire chi è la macchina e chi l’essere umano.

Nel secondo capitolo, Turing analizza il test nella Critica del nuovo problema: qui, ragiona sul fatto che dovrebbero essere in grado di partecipare soltanto dei calcolatori numerici, definiti come macchine costruite per compiere qualsiasi operazione che possa essere compiuta da un calcolatore umano.

Nel terzo capitolo Le macchine interessate al gioco, Turing specifica cosa intende per macchina, ovvero un prodotto dell’ingegneria e non dell’uomo.

Nel quarto capitolo, definisce i Calcolatori numerici; illustra la definizione di calcolatore numerico paragonandolo al calcolatore umano, una persona che segue un sistema di regole fisse.

Nel quinto capitolo, Universalità dei calcolatori numerici, classifica un calcolatore come a stati discreti, una macchina universale che può imitare ogni macchina a stati discreti.

Seigworth e Gregg includono l’esplorazione delle relazioni della macchina umana in tradizioni come l’intelligenza artificiale e i robot nelle loro traiettorie di pensiero relative all’affetto.[14] La teoria degli affetti di Tomkins suggerisce l’importanza delle emozioni nell’esplorazione della cognizione umana, mentre Turing discute nove obiettivi potenziali alla sua rivendicazione che le macchine possano pensare. Secondo l’Obiezione teologica, non esiste motivo di escludere la possibilità che Dio possa fornire un’anima alle macchine: “Dato che Dio può unire anime e corpi umani, è difficile comprendere quale motivo ci possa essere per pensare che Dio non sia in grado di unire un’anima a un calcolatore numerico,”[15] afferma Minsky. “Le persone chiedono se le macchine possono avere un’anima. E io rispondo chiedendo se le anime possono imparare.”[16]

Nell’Obiezione della “testa nella sabbia”, Turing prevede che è troppo spaventoso immaginare la realtà in cui le macchine sono in grado di pensare, quindi dovremmo sperare che non abbiano mai questa facoltà.

Nell’Obiezione matematica sono contenute teorie matematiche che possono dimostrare che “esistono delle limitazioni alle macchine a stati discreti”.[17] Il teorema di Gödel afferma che nessun sistema di regole può essere utilizzato per formulare enunciati matematici comprovati. Siccome i calcolatori contengono soltanto un numero finito di istruzioni, non possono riprodurre l’intelligenza umana.

Nell’Argomento dell’autocoscienza si sostiene che le macchine non sono coscienti, quindi non possono provare emozioni, forse nessuna di quelle descritte da Tomkins.

In Argomentazioni fondate su incapacità varie esamina l’obiezione per una lista di cose che, secondo le persone, le macchine non saranno mai in grado di fare; per esempio, imparare dall’esperienza: per farlo, bisogna conoscere. Poiché la maggior parte della conoscenza umana deriva dall’esperienza, probabilmente la conoscenza della macchina è quella che Kant chiama conoscenza “a priori”. “La Conoscenza la cui giustificazione non dipende dall’esperienza; e associa la conoscenza a priori alla ragione.”[18]

L’Obiezione di Lady Lovelace fa riferimento ad Ada Lovelace, la quale dichiarò che la Macchina Analitica di Babbage non dava nessuna prova che la portasse a credere che le macchine potevano pensare. «Turing non è d’accordo con la definizione di Ada Lovelace di una macchina in grado di fare solo quello per cui gli umani la programmano».[19] In Argomentazione fondata sulla continuità del sistema nervoso, il cervello e il sistema nervosa umano non sono come quello di un calcolatore numerico. Il sistema nervoso non è una macchina a stati discreti, ma una macchina continua. Una macchina non sarà mai comparabile o simile alla mente umana, a meno che non diventi cosciente.

Macchina analitica

In Argomentazione del comportamento senza regole rigide, Turing afferma che non ci sono regole predefinite per descrivere cosa gli umani dovrebbero fare in ogni serie di circostanze, ma ci sono regole per descrivere e prevedere cosa farà una macchina.[20] L’ultima è Argomentazione della percezione extrasensoriale. Se l’uomo la possiede, allora perché i calcolatori numerici non dovrebbero?

Turing afferma che se la telepatia fosse una caratteristica standard di un possibile sistema, allora non ci sarebbero ragioni per cui i calcolatori numerici non possano essere simili agli esseri umani.[21]

Tutti questi obbiettivi consistevano nel mettere in discussione le nozioni su come un calcolatore avrebbe reagito a determinate situazioni e svolto compiti umani. Il test di Turing pone la domanda “C’è differenza tra il sistema operativo della mente o del cervello umano e quello operante nel calcolatore?”[22] La sfida principale è analizzare la relazione tra affetto e intelligenza artificiale. Wilson propone la sua ricerca per dimostrare come sia stata esplorata con curiosità, sorpresa, disprezzo, interesse, paura e vergogna, la relazione tra uomo e macchina.[23]

Si potrebbe affermare che le macchine non provano emozioni ma, nel cinema recente, il segno di macchine ed emozioni mostrano quanto stiamo giocando con un’idea che diventerà realtà.

Il film di fantascienza del 2013(Her) è un’esplorazione del rapporto tra uomo e macchina.[24] La trama ruota attorno a un uomo che si innamora del sistema operativo del suo calcolatore.

La presenza del calcolatore è una voce simile a Siri di Apple o a Cortana di Microsoft. “All’inizio, fa quello che fanno i sistemi operativi, solo in modo affascinante: ripulisce il suo disco rigido, ricorda gli appuntamenti. Poi, inizia a cimentarsi nelle idee, nei sentimenti.”[25] Spesso, le macchine possono essere concepite come esseri a cui dire cosa fare; ma una macchina può avere una mente e può essere conscia degli affetti nello stesso modo degli umani? O è solo una macchina intelligente che imita il comportamento umano? Nath deduce “Quello che aveva previsto Turing, ora è realtà: la macchina o il calcolatore numerico possono imitare il comportamento umano.”[26]

Notiamo un’analoga esplorazione della relazione tra umani e macchine nel film ExMachina.[27] Il personaggio di Nathan ha costruito una macchina umanoide dotata di intelligenza artificiale di nome Ava con l’obiettivo di eseguire il test di Turing. Caleb viene scelto per svolgere una serie di interviste con cui verificare se Ava è in grado di convincerlo del fatto che sia umana.

Il suo compito è capire se Ava è in grado di pensare e provare sentimenti personali o se sta semplicemente simulando le emozioni umane. “Il soggiorno di una settimana di Caleb ha come obiettivo l’esecuzione del test di Turing: nel corso di sette incontri giornalieri con Ava dovrà conoscerla meglio e decidere se può passare o meno per un essere umano.”[28]

Per determinare in quale caso si tengono delle interviste, iniziamo a vedere come evolve la relazione.

Nella serie TV Humans trasmessa su Channel 4, un remake della serie svedese Äkta Människor o Real Humans, riscontriamo un’esplorazione ulteriore della relazione tra umani e macchine.[29] Ambientata in un presente alternativo, i sintetici o “synth” sono robot domestici che hanno sviluppato una coscienza. I synth principali sono un gruppo di androidi che hanno sviluppato delle emozioni. Lo sceneggiatore Sam Vincent spiega il grande interesse nella trama: “Mentre alcuni sviluppi delle IA che vengono rappresentati sullo schermo sembrano ancora lontani, la relazione sempre più dipendente ed emotiva tra società e tecnologia ha reso il pubblico molto aperto alle idee e ai fatti esplorati in Humans” sostiene Vincent.[30]

In un’epoca precedente all’invenzione del personal computer, film di fantascienza quali Terminator (1984) o Robocop (1987) prevedono trame d’azione con robot che hanno voce e aspetto meccanico. Nella fantascienza spesso si parla di coinvolgimento emotivo che riduce la distanza tra umani e intelligenza artificiale (Carter, 2007). Carter ci chiede di pensare al finale di film quali Io, robot e Terminator e ci fa notare che siamo destinati a credere che le macchine siano capaci di provare sentimenti umani.[31] In tempi più recenti vediamo robot rappresentati con tratti distintamente umani e trame incentrate sulle relazioni interpersonali. Forse questo è il riflesso di un’evoluzione della relazione tra uomini e macchine. Con l’avanzare della tecnologia si avverte la necessità di esplorare la connessione emotiva con le macchine.

Conclusione

L’intelligenza umana e l’intelligenza delle macchine sono uguali? Il cervello umano è in sostanza un computer? Wilson esplora il discorso attuale: “Alla fine del 1900 la domanda pionieristica non era più se le macchine possono pensare ma se possono provare dei sentimenti.”[32] Suden afferma che Massumi non accetta che la sua teoria dell’affetto oltrepassi l’essere umano e includa corpi non umani.[33] Anche se Schouse si esprime sulle parabole di Massumi: un affetto è un’esperienza non cosciente sempre prima o al di là della coscienza.[34] Se questo è il caso si potrebbe sostenere che le macchine non sono coscienti e che forse hanno già degli affetti. Riguardo gli affetti, Turing ha immaginato che la sorpresa potrebbe essere la caratteristica fondamentale di una macchina intelligente.[35]

L’interazione quotidiana con dispositivi elettronici e robot di servizio, e il crescente progresso della realtà virtuale dimostrano che usiamo un insieme basilare di affetti, e forse ancor più le emozioni, in relazione alle macchine. Wilson deduce, parlando delle letterature psicoanalitiche, che il concetto di macchina sia radicalmente separato dal sentimento; l’attaccamento alle macchine implica quindi assenza di affetto.[36] Si potrebbe replicare dicendo che nel mondo di oggi le macchine non sono più prive di affetto, essendo integrate nella società: è sempre più comune avere robot in sostituzione agli esseri umani. Patricia Clough afferma nella sua introduzione che “ci stiamo allontanando dal pensare ai corpi in termini di realtà umane e stiamo rivalutando il rapporto tra vita, informazione e tecnologia.”[37]

Gaudin precisa: in un’intervista per Computerworld, l’autore e futurista Ray Kurzweil ha dichiarato che l’umanità nel 2040 o nel 2050 potrebbe essere vicina all’immortalità. L’accelerazione del progresso della nanotecnologia indica che ci sarà qualcosa di più di una semplice collaborazione tra uomo e macchina, come i nanobot che scorrono nel sangue umano e protrebbero arrivare anche a sostituire il sangue biologico.[38]

Gli affetti di Tomkins esisteranno davvero nella fusione tra intelligenza informatica e umana? Quale esperienza umana è attualmente destinata a cambiare? Le macchine stanno assumendo caratteristiche umane, e quindi affettive? D’altronde anche gli esseri umani stanno assumendo caratteristiche robotiche, con una maggiore capacità di gestire le informazioni e di avere un flusso logico e costante di pensiero tramite l’interazione con la tecnologia.

Turing stesso ha previsto che tutto questo diventerà col tempo parte della nostra realtà. “Ad ogni modo credo che alla fine del secolo ci sarà un’evoluzione dell’uso della parola e dell’opinione colta in generale, quindi si potrà fare riflessioni sulle macchine senza aspettarsi di essere contraddetti.”[39] L’eredità di Turing continuerà a mettere in discussione le questioni etiche e morali che ruotano intorno al rapporto tra la natura della mente umana e quella della macchina.

Basti pensare a Question concerning Technology di Heidegger, in cui afferma che “la tecnologia è un’attività umana” e sostiene che noi consideriamo gli esseri umani dal punto di vista tecnologico, e le persone come materiale per operazioni tecniche.[40] Le potenzialità delle macchine possono essere ora considerate materiale per possedere gli affetti? O’Sullivan suggerisce che gli affetti sono qualità intrinseche: “potremmo anche dire che gli affetti sono immanenti alla materia, e certamente immanenti all’esperienza.”[41] Forse l’obiettivo finale è quello di dimostrare che gli affetti di Tomkins esistono davvero nelle macchine: “Massumi separa chiaramente gli affetti dalle emozioni.”[42]

Come dice Minsky “il punto non è capire se le macchine intelligenti possano provare emozioni, ma se possano essere intelligenti senza emozioni.”[43] A trent’anni dalla dichiarazione di Minsky esiste ancora un’IA priva di emozioni: forse la vera scoperta sarebbe proprio la prova dell’esistenza delle emozioni nell’intelligenza artificiale. Perché in fondo la capacità di provare emozioni è considerata una delle principali differenze tra l’uomo e la macchina.


[1] The Great Pretender: Turing as a Philosopher of Imitation. [online] The Atlantic. Disponibile su: https://www.theatlantic.com/technology/archive/2012/07/the-great-pretender-turing-as-a-philosopher-of-imitation/259824/

[2] Sedgwick, E. K., & Frank, A., Shame in the Cybernetic Fold: Reading Silvan Tomkins, in Critical Inquiry, 21 (2), 496-522. (1995). Disponibile su https://www.jstor.org/stable/1343932?seq=1

[3] Turing, A. M., Computing Machinery and Intelligence, in Mind, 59 (236), 433-460. (1950). Disponibile su https://www.jstor.org/stable/2251299?seq=1

[4] Hillis, K., Paasonen, S. and Petit, M., Networked affect. Cambridge (Ma); London: MIT. (2015)

[5] Sedgwick, E. K., & Frank, A., op. cit.

[6] Wilson, E., Affect and Artificial Intelligence, in Seattle: University of Washington Press. (2010).

[7] Sedgwick, E. K., & Frank, A., op. cit.

[8] Ibid.

[9] Wilson, E., op. cit.

[10] Turing, A. M., op. cit.

[11] Nath, R., Philosophy of artificial intelligence, in Boca Raton, Fla.: Universal-Publishers. (2009)

[12] Ibid.

[13] Wilson, E., op. cit.

[14] Hillis, K., Paasonen, S. & Petit, M., op. cit.

[15] Oppy, G. & Dowe, D., The Turing Test, The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Spring 2016 Edition), Edward N. Zalta (ed.), http://plato.stanford.edu/archives/spr2016/entries/turing-test/>

[16] Minsky, M., The society of mind, in New York: Simon and Schuster. (1986)

[17] Turing, A. M., op. cit.

[18] Grier, M., Kant’s Critique of Metaphysics. [online] Plato.stanford.edu. Disponibile su: http://plato.stanford.edu/entries/kant-metaphysics/ (2004).

[19]Blitz, M., Understanding Heidegger on Technology in The New Atlantis. (2014). Disponibile su: http://www.thenewatlantis.com/publications/understanding-heidegger-on-technology.

[20] Turing, A.M., op. cit.

[21] Ibid

[22] Nath, R.., op. cit.

[23] Wilson, E., op. cit.

[24] Her, [film] USA: Spike Jonze. (2013).

[25] Edelstein, D., A Man And His Machine, Finding Out What Love Is. [online] NPR.org. (2013). Disponibile su: http://www.npr.org/2013/12/19/251951958/a-man-and-his-machinefinding

[26] Nath, R., op. cit.

[27] Ex Machina, [film] Universal Studios: Alex Garland. (2015)

[28] Collins, R., Ex Machina: bewitchingly smart sci-fi. [online] The Telegraph. (2015) Disponibile su: http://www.telegraph.co.uk/film/ex-machina/review/

[29] Humans,

Channel 4, AMC Studios, Regno Unito: Sam Vincent & Jonathan Brackle. (2015)

[30] Ellis-Petersen, H., Channel 4 renews Humans for second series ahead of season finale. [online] the Guardian. (2015). Disponibile su: https://www.theguardian.com/tv-and-radio/2015/jul/31/channel-4-renews-humans-second-series-season-finale

[31] Carter, M, Minds and computers. Edimburgo: Edinburgh University Press. (2007)

[32] Wilson, E., op. cit.

[33] Hillis, K., Paasonen, S. & Petit, M., op. cit.

[34] Schouse, E, M/C Journal: “Feeling, Emotion, Affect”. (2005). [online] Journal.mediaculture.org.au. Disponibile su: http://journal.media-culture.org.au/0512/03-shouse.php

[35] Turing, A. M., op. cit.

[36] Wilson, E., op. cit.

[37] Clough, P. and Halley, J., The affective turn. (2007). Durham: Duke University Press.

[38] Gaudin, S., Nanotech could make humans immortal by 2040, futurist says. [online] Computerworld. (2016). Disponibile su: http://www.computerworld.com/article/2528330/appdevelopment/nanotech-could-make-humans-immortal-by-2040–futurist-says.html

[39] Turing, A. M., op. cit.

[40] Blitz, M, Understanding Heidegger on Technology. The New Atlantis. (2014). Disponibile su: http://www.thenewatlantis.com/publications/understanding-heidegger-on-technology

[41] O’Sullivan, S, THE AESTHETICS OF AFFECT: Thinking art beyond representation. CANG, (2001). p.125-135.

[42] Hillis, K, Paasonen, S. and Petit, M., op. cit.

[43] Minsky, M, The society of mind. New York: Simon and Schuster. (1986)