La rete come un soggetto in perenne movimento, difficile da mettere a fuoco e fotografare. Nondimeno, è un soggetto che per sua natura e per la sua importanza cattura tutta la nostra attenzione. Ė il luogo delle maggiori possibilità, dove si confrontano le maggiori potenze economiche, dove si manifestano intelligenze — collettive e singolari —, dove le transazioni crescono vorticosamente, e cambiano di natura e contenuto.

Un luogo virtuale, del tutto reale sotto certi aspetti, se vi risiedono informazione, relazioni sociali, economia, ma anche la politica, le arti, … e – virtualmente – ogni manifestarsi ora dell’animo umano, che ha bisogno di analisi critica ragionata, approfondita ed aggiornata.

Geert Lovink è stato tra coloro che con grande passione si è dedicato a questo compito, affrontando la proteiforme materia con spirito libero e aperto. La natura “antagonista” di molte sue posizioni lo ha portato ad acquisire un ruolo centrale nella critica e nel dibattito sui social media, oltre che a fornire le basi di pratiche e culture alternative a quelle dominanti in rete.

Ha sviluppato la sua carriera accademica tra l’Olanda, dove è nato, la Svizzera e l’Australia. I più recenti sviluppi del suo lavoro lo hanno visto approfondire temi come le varie “culture” di Internet, le architetture dei social media, le criptovalute, gli effetti psicologici della nostra vita tra social media e strumenti informatici, e temi centrali di questo campo come l’Intelligenza artificiale, la natura contraddittoria del web (tra piattaforme centralizzate e la decentralizzazione insita nelle reti), i vincoli e le rigidità insite nei modelli dominanti, con l’obiettivo di svelare alcuni dei celati meccanismi che ci vincolano ad un “nuovo ordine mondiale”, dove le diseguaglianze si approfondiscono, così come l’isolamento e la frammentazione sociale.

Geert Lovink è fondatore e direttore dell”INC – Institute of Network Cultures”, ad Amsterdam, che indaga la natura e lo sviluppo delle culture della rete, tramite incontri, pubblicazioni e, ovviamente, il dialogo online, proponendo inoltre scenari alternativi e critici alla cultura digitale attiva nella progettazione, nella ricerca e nella speculazione filosofica.

Ha pubblicato numerosi libri, l’ultimo dei quali è “Nichilismo digitale – L’altra faccia delle piattaforme” – Egea – Università Bocconi Editore.

Marco Aruga: Hai sottolineato le difficoltà del criticare la “società digitale”, perché il presente è sempre in cambiamento. Stai definendo una strategia per mettere a fuoco intellettualmente questi tempi difficili?

Geert Lovink: La strategia si realizza solo all’interno di un certo paradigma. Questo è un problema. Non possiamo dire che una strategia si svilupperà per dieci o venti anni, o qualcosa del genere. Penso che se funzionasse noi comprenderemmo molto bene lo “zeitgeist”, il “momento” contemporaneo.

Ho definito questo come il momento post Brexit/Trump/Cambridge Analytica. Stiamo vivendo in un mondo “post 2016”, che è definito dalla geopolitica, cosa diversa da quello che era anche solo cinque o dieci anni fa.  All’interno di quella cornice, noi possiamo sviluppare strategie, e possibilmente anche una critica. Può anche essere che in modo molto veloce le cose cambino: questo è un problema, noi sfortunatamente dovremmo ripensarci.

Possiamo anche dire di aver costruito alternative di lungo periodo. Una buona cosa, e probabilmente dureranno molto di più: dieci, venti o trent’anni, ma esse saranno necessariamente molto più “piccole”, o se preferisci, più “sotterranee”, di avanguardia, o concettuali, nello stesso modo in cui io sono stato influenzato dall’arte concettuale negli anni ’70 o ’80. Questi sono i miei punti di riferimento, quando si giunge al pensiero di “lungo periodo”, ma questo pensiero è qualcosa che non puoi sempre applicare ai cambiamenti di breve periodo che stanno accadendo.

 Marco Aruga: Sei d’accordo sul fatto che internet sia un caos. Ė una miniera per le grandi società, per ottenere e usare dati, ma noi — persone comuni — come possiamo educare noi stessi per orientarci meglio ed usare meglio la rete?

Geert Lovink: Nel passato, ci siamo sentiti molto “intrappolati”, come se non ci fossero alternative, o modi di comunicare con gli amici e la famiglia che non fossero Facebook. Ė ancora valido.

Ė abbastanza divertente che anche gli artisti, designer e attivisti più radicali siano esattamente quelli che fanno più affidamento su Facebook. Ė ironico, è una situazione strana. Vedi tra i giovani — per esempio —una situazione più fluida, sono veramente già aperti ad usare altri strumenti. Per i giovani c’è una moltitudine di piattaforme ed alternative disponibili, che variano dal software libero ai motori di ricerca.

La sola cosa che possiamo dire è: sì, per le piattaforme più grandi non c’è alternativa, è questo è un problema che dovremo affrontare.

Marco Aruga: Quando affrontiamo grandi cambiamenti, sorgono molte paure. Di fronte alla digitalizzazione e ad enormi innovazioni tecnologiche, ci sono paure che possiamo considerare giustificate?

Geert Lovink: Ė difficile. La domanda veramente è: esistono qualcosa come sentimenti, desideri, emozioni o stati mentali illegittimi o irreali?  Questo porta indietro alla vecchia discussione sulla falsa natura dell’ideologia. C’è qualcosa di questo tipo oggi?

Possiamo discutere delle “fake news”, e questo è un approccio molto nuovo, interessante, perché le “fake news” ci sfidano. Ci sono due possibilità. La prima é: “no, noi stiamo già vivendo nel mondo della post-verità, dei molteplici punti di vista” … Ė una prospettiva postmoderna, “non c’è una sola verità” … Ma le stesse persone, e gli stessi attivisti e giornalisti investigativi vogliono “svelare” le “fake news”. Qualche volta, le stesse persone “incorporano” queste posizioni, anche in una sola frase, o attività, cosa che è molto interessante.

Vediamo quindi questa ambivalenza, profondamente incorporata in noi stessi, e dobbiamo esplorarla ulteriormente, senza dire semplicemente che le “fake news” verranno “filtrate”. Non ci sono semplici soluzioni tecnologiche per questo.

Marco Aruga: I grandi cambiamenti significano anche grandi opportunità. Quali vedi in particolare nel campo della creatività, per gli artisti?

Geert Lovink: Cinque o sei anni fa scoprimmo, parlando di arti e pratiche artistiche, che stavamo vivendo nell’era post-digitale, od anche post-internet. Questo è andato avanti per qualche tempo, e gli artisti hanno sviluppato un linguaggio ibrido molto ricco, per mostrare che il digitale era parte del loro lavoro, che usavano anche elementi fisici, mostre, e così via… Un approccio quasi da “gesamtkustwerk” (opera d’arte totale), tentando di includervi l’immateriale ed il materiale, il reale e il virtuale, il digitale ed il post-digitale. Abbiamo costruito un “arsenale” di possibilità con cui giocare.

Questo è stato cinque/dieci anni fa. Dove siamo ora, giungendo alla posizione del post-digitale? Questa è la vera domanda.  Sfortunatamente quando vediamo i grandi festival (come la Biennale, eccetera) non vi troviamo veramente una risposta. Uno dei problemi è che il mondo “istituzionale”, curiosamente, nuovamente ora, sia molto indietro. Il mondo istituzionale si sta ancora mettendo al passo con queste nuove realtà, e in questo contesto non troviamo una nuova avanguardia. Noi sappiamo che molti artisti hanno competenze digitali fenomenali, ma cosa stanno facendo? Non possono realmente e pienamente esplorarne le possibilità, perché il mondo intorno a loro non sta permettendo che accada.

Marco Aruga: Nuovi strumenti dovrebbero fornire anche nuovi modi di espressione. Ma vediamo un grande numero di risorse spese nel limitare la libertà di espressione, la libertà stessa. Come vedi questi problemi? Come la tecnologia, e la digitalizzazione, possono aiutare nel risolverli?

Geert Lovink: La libertà di cui abbiamo esperienza in internet è probabilmente qualcosa di molto personale, è molto intima, è qualcosa di cui abbiamo un’esperienza molto profonda. Non è qualcosa che vediamo rappresentato “costituzionalmente”. La libertà è qualcosa di personale, ma non è inserita nella società. C’è una crescente distanza tra le cose di cui abbiamo diretta esperienza e le possibilità che ancora la rete offre, cose fenomenali e le più strabilianti esperienze, senza dubbio, anche nei giochi o nella realtà virtuale.

Ci sono molte esperienze che si possono avere, anche per i giovani, per ciò che è di loro interesse. Ci sono molte esperienze “fondanti”, in cui ci si può immedesimare profondamente, in questa cybercultura, nello stesso modo in cui noi identificavamo noi stessi con le culture emergenti, tempo fa, venticinque anni fa.

Quel “momento” è ancora lì, ma non è condiviso largamente nella società. Quello che vediamo è una sorta di nuova “separazione”, un nuovo “divario digitale”. La libertà è la parte più cruciale in questo contesto: la libertà che si esprime e di cui si ha esperienza è limitata, in piccolo gruppo di persone legate ad un gioco, per esempio, ma non è qualcosa di condiviso in una comunità più ampia, o nella società.

Marco Aruga: Dal 2010 non sei più “cittadino” di Facebook. Com’è cambiato lo “Stato” di Facebook da allora e come il grande potere delle società tecnologiche sta determinando le politiche mondiali?

Geert Lovink: Come molti sanno, ho lasciato Facebook nel 2010, nel primo periodo di questa campagna, con 50.000 altre persone. Sono quasi passati dieci anni. Era un atto di protesta contro le violazioni della privacy di allora. Questo si conosceva da molto tempo, e la sua evidenza è sconcertante, quando si scopre quello che è avvenuto, il numero di scandali. Anche giornalmente cerco di stare dietro a questi fatti, ma è molto difficile. Si può passare una vita intera solo a leggere degli scandali di Facebook, è un’enormità. Le violazioni dei dati, anche l’approccio sistematico, i fondamenti tecnologici.

Cosa ha fatto Facebook, certamente, è diversificare molto: cerca ancora di spostarsi. Facebook è ora un’”idra dalle molte teste”, almeno con riguardo a Facebook/Instagram/Whatsapp. Sappiamo tutti che il grande dibattito ora è sull’integrazioni di questi tre elementi in uno solo, dove in particolare le domande sull’identità diventano pertinenti, se tutto questo dovesse unirsi.   Questo è anche in relazione alla questione di “Libra”, non è solo il tema dell’integrazione di queste “identità”, è anche la questione del creare questa struttura economico-finanziaria, in modo tale da poterci muovere liberamente tra queste piattaforme, ma usando le stesse valute e gli stessi sistemi di pagamento. Questo è l’approccio di lungo termine per la società Facebook.


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