Anatomy of an AI è uno studio si compone di due parti: una mappa di 2 metri per 5, esposta al Victoria-Albert Museum di Londra nella sezione dedicata all’intelligenza artificiale, ed un saggio disponibile on line e in free download. Come recita il titolo, lo studio vuole analizzare in profondità l’intelligenza artificiale, scomponendola e mettendo in luce il legame che esiste con il mondo reale, quello della materia, della produzione, del lavoro, dello sfruttamento.

Autori del progetto sono Kate Crawford, Distinguished Research Professor alla New York University, Principal Researcher al Microsoft Research di New York e Visiting Professor all’MIT Media Lab, che da anni studia gli impatti sociali su larga scala dell’intelligenza artificiale e Vladan Joler, co-founder della SHARE Foundation e professore al New Media Department of the Academy of arts in Novi Sad. Anche lui da anni, attraverso lo Share Lab, si occupa di studiare il digitale in termini di lavoro, sfruttamento, black boxes e altri fenomeni contemporanei nati dall’intersezione di tecnologia e società.

Per comprendere il tema in profondità i due prendono in esame un’icona dell’AI, Amazon Echo: una black box, descrivibile ai più per le sue reazioni, un piccolo elemento della tecnologia di casa, che risponde alle nostre richieste in modo semplice, immediato e naturale, così come raccontato nello spot tv. Una scatola nera di cui gli autori mostrano gli ingranaggi, non tanto del software di funzionamento interno, ma della macchina che l’ha prodotta, e, soprattutto, dei suoi costi.

Un costo, misurato in termini di sfruttamento ed estrazione di valore, che tutta la tecnologia da sempre ha, ma che con l’avvento della AI si incrementa: il consumatore diventa anche lavoratore (non pagato), contribuendo a far crescere l’apprendimento della propria macchina e prodotto, in quanto analizzato e profilato nei suoi interessi e venduto come target. Il tema dello sfruttamento come processo di estrazione, materiale e immateriale è ciò che guida la lettura della mappa, su livelli, e fa da filo conduttore del saggio.

Lo sfruttamento delle risorse materiali, come il lithio; umane, come i lavoratori; immateriali, come i milioni di dati. Un processo di estrazione connaturato ed esteso, in quanto l’AI estrae valore da ogni forma di attività umana, fino alle emozioni e alle espressioni facciali, e i costi di tutto questo non sono affatto calcolati, a differenza dei processi fisici, dove il costo quantificabile. Anatomy of an AI è un progetto importante, che apre l’argomento della AI mettendone in luce aspetti lontani dal dibattito sulla sua evoluzione e sul rapporto con l’uomo e la ricerca.

Quello che emerge è una visione globale e attuale, è l’analisi di un fenomeno e non solo di una tecnologia che apre una luce su un territorio poco problematizzato che riflette la coscienza molto parziale della presenza, dell’esposizione e disposizione a essere “usati” come fonte di dati e valore. Come parziale è la coscienza del fatto che sia cambiata l’industria e la merce a cui si attribuisce valore, vendendo materiali (immateriali) che fino a 6-7 anni fa non esistevano.

Un nuovo livello di sfruttamento di valore che si connette con i precedenti e si materializza in un piccolo accessorio che tiene insieme una catena verticale di produzione e orizzontale di distribuzione. Con questa mappa Crawford e Joler ci aiutano non solo a guardare dentro di lui, ma anche attorno a noi.