Il Palazzo delle Esposizioni di Roma costituisce il deus ex machina della programmazione museale romana, con mostre dedicate a pubblici differenti, dai più giovani agli adulti, coniugando la qualità di progetti espositivi di grande respiro culturale con esibizioni più spettacolari o dal carattere scientifico. Tra queste, Sublimi Anatomie è il segno di un’attenzione non solo verso le eccezionalità delle opere in mostra, ma in particolare nei confronti dei territori sicuramente più complessi della ricerca e della sperimentazione. Il progetto espositivo di Sublimi Anatomie si focalizza sul corpo e sull’anatomia umana, sulla loro rappresentazione estetica tra passato e presente, tra tradizione e innovazione, tra linguaggi classici e innovazioni tecnologiche, attraverso la presentazione di documenti, manufatti, sculture e audiovisivi, che costituiscono gli elementi di un viaggio sublime e multisensoriale dello spettatore.

Le sei sale del primo piano del Museo, ospitano oggetti e documenti che mostrano il corpo umano sia da un punto di vista storico-scientifico che storico-artistico, esplorando l’interrelazione tra le arti e le scienze, a partire dall’Ottocento – il secolo delle grandi invenzioni e della nascita di quei fenomeni che hanno influenzato il rapporto uomo-corpo-macchina, dunque gli sviluppi futuri della ricerca contemporanea. Dai preziosi manichini anatomici realizzati in cartapesta da Louis Thomas Jerome Auzoux, alle tavole anatomiche stampate in quadricromia da Jacques-Fabien Gautier-Dagoty, dalle ceroplastiche di Filippo Pacini alle opere d’arte contemporanea di noti artisti quali Berlinde De Bruyckere, Birgit Jürgenssen, Chen Zhen, Dany Danino, Diego Perrone, Ed Atkins, Gastone Novelli, Giuseppe Penone, Heidi Bucher, John Isaacs, Luca Francesconi, Marc Quinn, Marisa Merz, Michaël Borremans, Pino Pascali, Yvonne Rainer, Sissi. Fino alle straordinarie videoinstallazioni e opere audiovisive dei pionieri della multimedialità Dennis OppenheimGary Hill e Ketty La Rocca.

Nell’ambito del Public Program – che si svolge nella rotonda di Palazzo delle Esposizioni, trasformata in una sorta di “teatro anatomico” dedicato a performance, lecture e talk con figure di spicco della scena internazionale – A.I. Intelligence in collaborazione con Accademia di Francia a Roma, il 10 dicembre 2019 ha presentato la lezione/incontro con Jeanne Vicerial. La designer francese di tessile e abbigliamento, si è formata presso lo studio dello stilista più controverso, coraggioso e caparbio della scena contemporanea, Hussein Chalayan, le cui sfilate sono famose per somigliare a mostre di arte sperimentale piuttosto che a passerelle di moda. Chalayan è “un artista multimediale che si distingue dagli altri stilisti in quanto esplora media quali la scultura, il design o il cinema e li colloca direttamente in parallelo alle vicende politiche, sociali ed economiche attuali o che hanno marcato la sua infanzia. Le sue sfilate sono esperienze multi-sensoriali dove suoni, luci, proiezioni e sensori giocano un ruolo importante quanto il corpo stesso”. (Cfr: http://digicult.it/it/design/robotic-identity-multimedia-fashion-shows-by-hussein-chalayan/).

Partendo dalle orme del maestro Chalayan, Jeanne Vicerial ha fondato l’innovativo studio di ricerca Clinique Vestimentaire, all’interno del quale idea e sviluppa nuovi principi di creazione tessile, coniugati alla ricerca tecnologica sperimentale avanzata (Robotica). Ma non solo, il suo lavoro è focalizzato sulla creazione dell’abito, dando importanza soprattutto alla presenza dell’individuo, che viene (ri)messo al centro del processo creativo. La stilista contesta allo stesso tempo il mondo della moda – in cui la persona è considerata solo come un dato connesso ai consumi – con un lavoro che si contraddistingue per la forte connotazione sociale e politica.

Il percorso della Vicerial è iniziato con la tesi di dottorato all’Università di Parigi (Ph.D.Candidate ENASAD_LAB-PSL Research University, Paris), che ha messo in discussione il modo di concepire gli abiti contemporanei, grazie a uno studio approfondito sulla fenomenologia della donna e della siluette. Come ha notato la stessa designer: “nel passato la donna indossava corpetti molto aderenti, per poter rendere la siluette più femminile, marepo venivano stretti a tal punto da trasformare e danneggiare gli organi interni, causando gravi problemi di salute”. Lo studio degli abiti femminili ha dimostrato come negli anni Cinquanta-Sessanta ci sia stata una emancipazione totale da certe restrizioni, grazie alla realizzazione di capi pret-à-porter (il termine read to wear è stato coniato negli Stati Uniti nel 1948), come risposta del sistema della moda alla richiesta proveniente dai giovani di un abbigliamento più libero, comodo e confortevole, che semplificasse in qualche modo il tradizionale stile opulento e barocco dell’alta moda. Si trattava di una formula intermedia tra gli abiti di serie della produzione industriale e gli abiti confezionati su misura dall’alta moda, dando vita ad una linea più economica ed accessibile a tutti. Ma anche di una proposta alternativa e trasgressiva, che in alcuni casi ha liberato definitivamente il corpo della donna dal reggiseno, dai tacchi e dagli abiti più stretti.

Partendo da questo assunto, la Vicerial ha fatto un interessante studio sugli abiti contemporanei, dimostrando che oggi la nuova stoffa su cui si costruisce la siluette è proprio la pelle umana, si pensi agli accessori e ai tatuaggi che ricoprono interamente il corpo delle persone. Dunque è nato un primo progetto in cui ha iniziato a esplorare il tessuto muscolare – che è stato osservato con una risonanza magnetica per vedere cosa succede realmente all’interno – addentrandosi nella profondità dei muscoli e ricostruendo tessuti che avessero la funzione di un rivestimento anatomico.


La procedura di scansione del corpo umano, ha permesso di memorizzare i dati relativi alla superficie epidermica dei muscoli stessi. Successivamente, importando i dati in specifici software di modellazione 3D (CAD), ed effettuando una operazione di offset o slittamento, è stata creata una nuova superficie di rivestimento con la giusta tolleranza atta ad ottimizzare la superficie per le successive lavorazioni in ambiente CAM (stampante 3D o altre macchine CNC – computer numerical control). In questo caso la Robotica è stata in grado di tessere letteralmente l’involucro del corpo scansionato, utilizzando filamenti di tessuto ma senza alcun scarto.

Nel 2015 è nata la celebre collezione 466 km, con riferimento ai quattrocentosessantasei chilometri di filo di scarto dell’industria tessile, che sono stati utilizzati per ricreare la striatura dei muscoli, riprodotta con alta precisione chirurgica. Anche il vocabolario di conseguenza è specificatamente chirurgico e la sartoria in cui si opera è una vera e propria clinica sartoriale. L’attività della Vicerial costituisce quindi un importante ponte tra l’artigianato e la produzione industriale, combinando appunto produzione artigianale con tecnologia avanzata: un artigianato digitale in cui la manualità della designer dialoga con le possibilità infinite delle nuove tecnologie e della Robotica.

Il risultato è una produzione alternativa super efficiente ed ecosostenibile, in cui gli abiti sono realizzati senza sprechi. Per non consumare una grande quantità di filo, la tessitura della maglia avviene infatti su una superficie piatta, attraverso il processo di produzione di una mano robotica e l’utilizzo di uno specifico software digitale, in una dimensione ingegneristica tecnologica e futurista. In questo modo è possibile mettere assieme la ricerca con la pratica, per mezzo di un telaio digitale che razionalizzi il lavoro e impieghi molto meno tempo – al lavoro manuale di 8 ore corrispondono pochi minuti dello strumento digitale composto da tre assi e ottocento spilli.

Attualmente la Vicerial sta collaborando come artista residente con l’Accademia di Francia di Roma che, fondata nel 1666 da Lugi XIV, ha la mission precipua di accogliere artisti meritevoli e di promuovere la ricerca artistica contemporanea. Il nuovo progetto della designer/stilista francese sarà incentrato sulla radiografia delle statue antiche, che sono presenti presso la splendida Villa Medici, affinché possa ricostruire su di esse una sorta di abito sperimentale. Ancora una volta la Moda – che sembra esser morta così come tutte le altre arti – cerca di spingersi oltre i canoni di produzione convenzionali, aprendosi a nuove pratiche e modalità, che danno vita ad abiti scultura multimediali, trans-sensoriali e transfemministi.