Smagliature Digitali è un libro curato da Carlotta Cossutta, Valentina Greco, Arianna Mainardi e Stefania Voli, pubblicato nel 2018 dalla casa editrice milanese Agenzia X. “Questo libro è un@ cyborg transfemminista queer che guarda attraverso un caleidoscopio”, è questo il modo in cui definiscono le curatrici stesse la loro creazione collettiva nell’introduzione del libro, il quale è composto da una serie di saggi che affrontano da punti di vista diversi e con strumenti di diverse discipline i vari aspetti delle tecnologie, tenendo sempre conto della natura contraddittoria e ambivalente del fenomeno, rimettendo al centro i corpi e applicando immutabilmente l’approccio intersezionale e di genere.

Già nella parte introduttiva le curatrici del libro svelano alcune delle contraddizioni delle tecnologie che verranno approfondite nel corso del libro. Cosa rappresentano le tecnologie: uno strumento, una possibilità da realizzare o piuttosto una minaccia alla nostra autonomia e autodeterminazione? Le curatrici citano Brunella Casalini e Federico Zappino: “guardare criticamente alle contraddizioni della tecnica, nonché ai rapporti di forza del presente, non necessariamente coincide con una condanna della tecnica” e, facendolo, ci forniscono una chiave di lettura all’intera raccolta, ponendo una domanda: come possiamo, affrontando la tecnologia in maniera critica, sovvertire i meccanismi di potere che essa rappresenta, quali sono le pratiche per riappropriarsi delle tecnologie, ridefinirle e trasformarle ponendo al centro le nostre esperienze, i nostri corpi?

Le persone che hanno scritto gli undici saggi pubblicati nel libro non ci danno delle risposte definitive, ma piuttosto introducono gli snodi principali, mappano le contraddizioni, pongono delle domande, ci fanno riflettere sulle realtà a volte distopiche che ci circondano. In effetti, alcuni dei contributi partono dalla natura minacciosa e potenzialmente e effettivamente dannosa dell’uso attuale delle tecnologie digitali, ma immutabilmente in tutti i saggi viene evidenziano il potenziale trasformativo di esse.  Angela Balzano nel saggio Le interfacce virtuali della riproduzione biotech mette a fuoco il modo in cui le nuove tecnologie della vita, tra cui la fecondazione assistita, attualmente vengono usate per reintrodurre la matrice essenzialista della donna-madre, nonostante le possibilità che esse possono offrire nel campo di esplorazione “fuori dai confini di sessi e generi prestabiliti”.

È interessante anche come questo e altri saggi all’interno della raccolta reintroducano la nozione più ampia di tecnologie: non si tratta solo di tecnologie digitali, ma anche di tecnologie della vita o, come nel caso dell’intervento di Anna Casaglia, di tecnologie di violenza. Nel Confini, corpi e violenza parla del genere di pornografia che racconta il confine come un luogo violento. Questo genere è basato sugli atti sessuali non-consensuali tra gli uomini americani che lavorano al confine tra Messico e gli Stati Uniti e le donne latine che cercano di attraversarla, un fenomeno che sintetizza gli stereotipi razziali e di genere e i meccanismi di disuguaglianza di potere.

Anche Sorveglianza, soggettività e spazio pubblico presenta un’analisi critica di uno dei prodotti dello sviluppo tecnologico, le tecniche di sorveglianza, le quali, con la scusa di garantire la sicurezza, oggigiorno diventano degli strumenti di controllo. Le autrici non si fermano lì, ma propongono delle forme/pratiche di resistenza, dei modi per sovvertire gli effetti del controllo.

Tecnofemminismo. Appunti per una tecnologia transfemminista (versione 0.3) parte dalla critica anticapitalista per immaginare una tecnologia anticapitalistica, ribelle, soggettiva e “sbagliata”. Partendo dalle criticità delle tecnologie, il libro mette insieme le pratiche di riconfigurazione, di ribaltamento, animate da uno sguardo orientato verso il futuro, creando degli immaginari nuovi, fuori dal sistema. Dalle pratiche di dis/organizzazione della sessualità tramite la produzione dei sex-toys fai da te, destinata all’esplorazione dei corpi e spazi in-between, la storia raccontata da Ludovico Virtù, alle riflessioni di Rachele Borghi sul margine e il centro e il ruolo principale del corpo nei processi trasformativi, il libro ci regala dei possibili modelli dell’appropriazione delle tecnologie, dell’hackeraggio degli esistenti e prestabiliti modi di utilizzarle.

Immaginari fortemente orientati verso il futuro sono presenti anche nel Xenofemminismo: Una politica per l’alienazione, pubblicato nel libro, come anche nel saggio di Elisa Virgili, If I was a rich girl, Tre Manifesti per ripensare il rapporto tra genere, tecnologia e capitale, un commento acuto e importantissimo sul manifesto cyborg, manifesto accelerazionista e manifesto xenofemminista.

Inoltre, nella raccolta sono presenti le storie degli usi possibili e “impropri” delle tecnologie per raccontare le storie queer fuori dalla realtà (logica) binaria e eteronormativa, come nel caso della performance-editoriale digitale di Eva Kunin e Transcybogllera, un progetto realizzato da Diego Marchante “Genderhacker” che racconta arte e politica queer nel contesto spagnolo e per sfidare il patriarcato e gli sui esiti come nel caso di obiezionerespinta.info, un’azione cyberfemminista, una piattaforma creata per dare alle donne una possibilità di mappare e opporre gli obiettori di coscienza sparsi per il territorio italiano.

Ma come sono connessi gli elementi del quadro? Sono tanti i concetti che uniscono i pezzi del puzzle nel libro Smagliature Digitali: corpo, esperienza, empatia, trasformazione, ribaltamento, riappropriazione, distopia, utopia, immaginazione. Immaginazione. In uno dei suoi saggi Rebecca Solnit scrive che il fallimento dell’immaginazione potrebbe benissimo essere una delle cause principali dei disastri attuali che stiamo affrontando (l’autrice parla prevalentemente del cambiamento climatico). Troppo spesso nella storia dell’umanità la mancanza di capacità di immaginare gli effetti potenziali distruttivi di certe azioni ha contribuito alle catastrofi.

Il libro Smagliature Digitali ci fornisce degli esempi e scenari catastrofisti e distopici, i preziosissimi interventi ci rendono più coscienti dei sistemi invisibili e nascosti del potere e dell’oppressione, ma un’altra enorme virtù di questo libro sta anche nel fatto che non si ferma alla mera enumerazione delle criticità, ma lascia lo spazio alla costruzione di nuovi immaginari, dei futuri dove c’è spazio per tutte e tutti. Storicamente l’imaginario e il fare politica sono spesso stati considerati due concetti inconciliabili, il libro invece ci regala tante bellissime testimonianze visionarie e suggerisce che l’immaginario oggi è uno strumento indispensabile della lotta politica.