Si chiamano “teamLab”, un nome che efficacemente sintetizza due degli elementi che caratterizzano l’attività di questo collettivo artistico: quello legato all’innovazione, l’essere un laboratorio in perenne trasformazione, e quello legato al lavoro di squadra, una dichiarazione programmatica, che è anche metodo di lavoro, ed è anche “immagine pubblica”.

Costituitisi nel 2001 (certo, tutto quello che nasceva quell’anno sembrava naturalmente proiettato nel futuro…), sono un gruppo di varie centinaia di persone che, partendo dalle competenze di ognuno (che vanno dalla robotica alla grafica, dall’animazione alla programmazione, dall’architettura alla matematica) compattano il loro impegno attorno a progetti che popoleranno poi il mondo.

È arte digitale, intesa qui nel senso più progressivo possibile: arte che si avvale degli strumenti della tecnologia, ma che tende a farli scomparire, non enfatizzando il dato tecnico, quanto piuttosto valorizzando l’esperienza che intendono proporre al pubblico.

Nasce tutto da quel lavoro di squadra, che risolve anche problemi originali e inediti, nati dalle esigenze tutte peculiari dei lavori di teamLab: l’obiettivo principale è porre il visitatore all’interno dell’opera, farlo partecipare a essa, permettendogli di conoscere insieme le regole che la governano e le idee che la animano, scoprendo insieme al resto del pubblico le dinamiche e i flussi dell’installazione, che sottendono spesso una lettura meditata dei fenomeni naturali, e dei delicati equilibri che si trovano nel “mondo reale”.

Una metafora leggera che, sull’onda dello stupore, si propone di far pensare, estendendo i confini dell’arte tradizionale, eliminando nella rappresentazione le barriere fisiche del reale, ampliandolo e riverberando in nuovi possibili mondi paralleli, da esplorare insieme agli altri.

teamLab quest’anno è impegnato su vari fronti, che ampliano ulteriormente la loro presenza nel mondo: per esempio l’imminente museo permanente di Macao – il teamLab SuperNature museum al The Venetian Macao -, che si affianca ai musei permanenti teamLab Borderless già aperti a Tokyo e Shanghai, con i loro fluidi passaggi e dialoghi tra diverse installazioni, o l’annuale esibizione estiva all’aperto teamLab: A Forest Where Gods Live, prevista nell’antico giardino di Mifuneyama Rakuen, nelle terme di Takeo, nel sud del Giappone, nell’isola di Kyushu, in un dialogo ancora più stretto tra arte e natura.

Marco Aruga: Perché avete deciso di presentarvi come una squadra, un collettivo, e il vostro lavoro come un lavoro di squadra?

teamLab: teamLab (fondato nel 2001) è un collettivo artistico internazionale, un gruppo interdisciplinare di vari specialisti quali artisti, programmatori, ingegneri, animatori CG, matematici and architetti, le cui pratiche collaborative cercano di navigare sulla confluenza di arte, scienza e tecnologia ed il mondo naturale.

teamLab intende esplorare la relazione tra sé ed il mondo, e nuove percezioni attraverso l’arte. Per capire il mondo intorno a loro, le persone lo dividono in entità indipendenti, con confini percepiti tra di loro.

teamLab cerca di trascendere questi confini nella nostra percezione del mondo, nella relazione tra sé e il mondo, e nella continuità del tempo. Tutto esiste in una lunga, fragile, anche se miracolosa, continuità della vita, senza confini.

teamLab fu fondata nel 2001 da Toshiyuki Inoko e molti dei suoi amici, per creare un “laboratorio per sperimentare nella creazione collaborativa”, cioè “teamLab”. È interesse di teamLab creare nuove esperienze attraverso l’arte, e attraverso queste esperienze vogliamo esplorare ciò che il mondo è per gli umani.

Sin dalla fondazione di teamLab, abbiamo deciso di creare tramite il processo di creazione collaborativa, come un collettivo. teamLab è il laboratorio di una squadra, un luogo dove la squadra sperimenta, un luogo per creazioni sperimentali.

La creatività di teamLab è basata sulla “multidimensionalità”, in cui i membri con differenti competenze creano insieme, attraversando i loro confini, così come la loro ‘conoscenza trasferibile,’ un tipo di conoscenza che può essere condivisa e riusata. Come risultato, teamLab genera quello che chiamiamo ‘creazione collettiva’, la creazione di qualcosa di qualità più elevate, in quanto gruppo, rafforzando così l’intera squadra. Una singola persona può non essere direttamente coinvolta nel progetto, ma la sua conoscenza condivisa lo potrebbe essere. Questo processo continuo di creazione e di scoperta, di conoscenza trasferibile ad alta velocità forma il potere del gruppo. Sono organizzazioni come questa, capaci di scoprire grandi tesori di conoscenza, che si distinguono.

La conoscenza può essere rinvenuta in tutte le parti del processo creativo. Se una piccola, dettagliata, ma versatile conoscenza è condivisa da una squadra, questo diverrà una forza, che conduce a nuovi progetti, od al miglioramento delle opere già presenti. Questo risulta in un miglioramento generale della qualità delle nostre creazioni.

Marco Aruga: Vorremmo conoscere il vostro processo decisionale creativo, dall’idea alla conclusione.

teamLab: Una volta che l’idea generale dell’opera è definita, riuniamo nostri membri specializzati relativamente a quel lavoro, e ragioniamo su di esso in modo più preciso. Per esempio, l’opera Forest of Flowers and People: Lost, Immersed and Reborn, che è a Tokyo, nel teamLab Borderless, è stata creata con uno specialista che crea animazioni e modelli di fiori CG in 3D, un programmatore di software 3D, un ingegnere che progetta apparecchiature come proiettori, un programmatore di software che posiziona e integra dozzine di proiettori nello Spazio, un architetto, e così via.

Le nostre opere sono create da una squadra di diretti esperti, attraverso un continuo processo di creazione e pensiero. Sebbene le idee generali siano sempre definite dal principio, l’obiettivo di progetto tende a rimanere incerto, così l’intera squadra ha bisogno – andando avanti – di creare e di pensare. La struttura organizzativa di teamLab a un primo sguardo sembra piatta, ma è anche estremamente multidimensionale, con uno strato sottostante che è incerto e non deciso.

I grandi concetti sono sempre definiti dall’inizio, e l’obiettivo di progetto e la sua realizzabilità tecnica vanno di pari passo. Questo perché l’obiettivo dell’opera diviene sempre più chiara man mano che la squadra procede nel suo lavoro.

Marco Aruga: Quali sono le vostre influenze? Quali i vostri maestri?

teamLab: teamLab vuole esplorare una nuova relazione tra l’uomo e la natura attraverso l’arte. La tecnologia digitale ci ha permesso di liberare l’arte dalla fisicità e trascendere i confini. Non vediamo confini tra noi e la natura: l’uno è nell’altra, e l’altra nell’uno. Tutto esiste nella continuità della vita, lunga, fragile, anche se miracolosa.

Le motivazioni per le nostre realizzazioni vengono dai nostri interessi. E ciò che ci interessa è esplorare ciò che il mondo è per gli umani, e perseguire nuove relazioni tra l’uomo e la natura.

Quando guardiamo al mondo attraverso una lente intellettuale, i problemi sono straripanti. E quando vedi i problemi che non possiamo risolvere, ci si sente senza speranza. In questa era pensiamo che ciò che è più importante è cercare ed affermare una parte idealistica di umanità, e presentare un’idea del futuro. Non stiamo parlando della semplice fiction dei manga, o di videogiochi, ma invece un ideale mondo fittizio che può in qualche modo essere realizzato. Ci sono problemi che non possono essere risolti ora. Ma ciò che possiamo fare è suggerire che siamo in grado di creare un mondo ideale mettendo insieme i suggerimenti che possiamo trovare nella lunga storia dell’umanità. Riteniamo che sia più importante creare il mondo, piuttosto che criticarlo.

Siamo ispirati da concetti culturali che potrebbero essersi persi nel passato, per l’incompatibilità con i tempi moderni. Crediamo anche che la società attuale costruita sul digitale e sulle reti diverrà una società diversa dall’era moderna. In altre parole, vediamo certi suggerimenti per la nuova società nella conoscenza culturale e nella comprensione sociale dell’era premoderna. Questi piccoli suggerimenti possono essere nascosti all’interno delle molte trame del tempo che esisteva prima dell’era moderna.

Per esempio, la nostra opera Gold Waves è influenzata da dipinti premoderni, dove oceani, fiumi, ed altre forme d’acqua erano rappresentate da una serie di linee. Le linee danno l’impressione della vita, come se l’acqua fosse un’entità vivente.

Questo ci induce a chiederci perché le persone sentivano la vita nei fiumi e negli oceani. Inoltre, perché si comportavano come essi stessi fossero parte della natura? Forse si può scoprire qualcosa fondendo il mondo fisso oggettivo dell’odierna conoscenza comune con il mondo soggettivo dei popoli premoderni.

Marco Aruga: L’interazione fluida e spontanea con i vostri lavori è una delle chiavi del vostro successo. Avete studiato le reazioni del pubblico ai vostri lavori?

teamLab: Non siamo sempre presenti alle nostre mostre, ma speriamo sempre che qualcosa di sorprendente vi possa accadere. In particolare perché le nostre opere interattive incoraggiano la partecipazione del visitatore. I comuni media interattivi, come videogiochi, I PC, gli smartphone, le applicazioni di Internet, e le cose di questo tipo, coinvolgono le persone che intenzionalmente desiderano interagire direttamente con il mondo, intervenendo effettivamente ed espletando funzioni per farlo.  Noi poniamo molta più attenzione all’interattività ed al collegamento con l’arte, senza tenere conto se il visitatore desidera intervenire o svolgere delle azioni. L’opera muta per la semplice presenza di un’altra persona. In più, se il mutamento indotto dalla presenza di una terza persona appare bello, allora l’esistenza di quella persona appare bella anch’essa. Come minimo, con il tipo di arte di cui abbiamo avuto esperienza sinora, la presenza di altri visitatori costituisce più un intralcio che altro, se ci si trova soli alle mostre, ci si considera molto fortunati. Le mostre di teamLab sono differenti da quelle che hanno avuto luogo sinora; la presenza di altri visitatori è vista certamente come un elemento positivo.

Marco Aruga: Avete creato anche parchi a tema per i bambini. Com’è stato il vostro approccio in quel caso?

teamLab: L’intelligenza artificiale e le macchine potrebbero prendere il posto di molto del lavoro esistente, come lo conosciamo oggi. Nella società del futuro le caratteristiche che solo gli Uomini possiedono – come la creatività – avranno importanza crescente.

Gli uomini sono naturalmente collaborativi e creativi. Comunque l’educazione attuale enfatizza solo una riposta corretta sulle altre, soffocando la creatività. Il libero pensiero ed i diversi comportamenti sono soppressi. Facendo così, gli studenti hanno paura di fare errori, e perdono la loro naturale creatività. Considerando il mondo reale, scopriamo che non ci sono problemi dall’avere una sola risposta giusta. Molto spesso la risposta giusta di dieci anni fa è sbagliata ora. Creando nuove soluzioni che risolvono problemi in modi differenti, dando alle persone soddisfazione nel processo, nuove risposte giuste sono nate. È la creatività che ci permette di superare problemi che non possono essere definiti sia corretti che sbagliati.

La situazione attuale nell’istruzione è che i test vengono svolti individualmente e valutati sull’abilità dell’individuo. Prima che ne rendiamo conto, l’individualismo ci viene imposto. Inoltre moltissime persone sono dipendenti dal telefonino. I loro cervelli possono essere connessi, ma i loro corpi sono isolati. Come risultato, le opportunità per nutrire esperienze di creazione comune sono in decrescita.

Gli uomini imparano di più del mondo tramite l’interazione con gli altri e condividendo esperienze. Le persone pensano con i loro corpi quando si muovono per il mondo, e la società si è sviluppata attraverso attività creative nate dalla collaborazione. Ecco perché le esperienze di creatività comuni sono molto importanti per la società.

Ponendo l’attenzione sul creare il cambiamento nelle connessioni tra le persone, così come sul creare esperienze positive, teamLab spera di mutare gli atti creativi individuali in attività creative comuni.

È sperabile che attraverso l’apprezzamento della creatività in comune, le persone saranno in grado di trovare la creatività nella loro vita quotidiana. È da un tale desiderio che è nato questo progetto.

 

Marco Aruga: Essendo così interessati alle installazioni immersive, come vedete le opportunità della Realtà Virtuale?

teamLab: Piuttosto che realtà virtuali, poniamo la nostra attenzione nel creare spazi fisici, reali, immersivi si cui si possa avere esperienza e condivisione. Potremmo dire che la tecnologia è il nucleo del nostro lavoro, ma la tecnologia non ne è la parte più importante. È solamente il materiale o l’utensile per le nostre opere. Creiamo arte digitale dal 2002 con lo scopo di cambiare i valori della gente e di contribuire al progresso sociale. Anche se all’inizio non avevamo idea di dove avremmo potuto mostrare la nostra arte, o come avremmo potuto supportare economicamente la nostra squadra, credevamo anche fortemente in essa, ed eravamo sinceramente interessati al potere della tecnologia digitale e della creatività. Volevamo continuare a creare nuove cose, senza curarci delle limitazioni di genere, e così abbiamo fatto.

La tecnologia digitale permette che l’espressione artistica sia liberata dal mondo materiale, guadagnando la capacità di cambiare forma liberamente. Gli ambienti dove pubblico e opere sono messi insieme ci permettono di esprimere quei cambiamenti.

Nelle installazioni artistiche dove gli spettatori sono da una parte e le opere interattive dall’altra, le opere stesso subiscono dei cambiamenti causati dalla presenza e dal comportamento dei visitatori. Questo ha l’effetto di offuscare le linee di confine tra le due parti. Gli spettatori diventano in realtà parte essi stessi dell’opera. La relazione tra l’opera ed il singolo diviene allora una relazione tra l’opera ed il gruppo. Se – o meno – un altro visitatore era presente all’interno dello spazio cinque minuti prima, o il particolare comportamento mostrato dalla persona di fianco a te, improvvisamente diventa un elemento di grande importanza. Come minimo, comparandolo al modo tradizionale di vedere l’arte, le persone diventeranno più consapevoli di coloro che gli stanno intorno. Esatto, l’arte ha ora la capacità di influenzare la relazione tra le persone che stanno di fronte alle opere.

Marco Aruga: Pensate che, con lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, avremo l’IA come “compagno d’arte”, come socio creativo, con la dignità di un vero partner con cui confrontarsi?

teamLab: Non conosciamo ancora completamente le possibilità dell’Intelligenza Artificiale. Ma sappiamo certamente che potrebbe prendere il posto di molto del lavoro esistente oggi, come abbiamo detto prima, rendendo unicamente la creatività umana sempre più importante. Di qui l’importanza della creazione collaborativa, o della co-creazione, all’interno del nostro lavoro e della nostra arte.

Marco Aruga: Come il vostro lavoro di artisti ha avuto ricadute in altri campi? Altre industrie creative, o altrove …

teamLab: La collaborazione stessa è molto importante per noi, e se – o meno – i nostri collaboratori cercano anche di manifestare il cambiamento sociale attraverso l’arte. Siamo aperti alla collaborazione con qualsiasi partner che desidera migliorare la vita delle persone con installazioni immersive.

Ciò che è importante per noi è collaborare con persone che concepiscono il nostro stesso tipo di futuro. Per esempio, nel passato, abbiamo collaborato con brand come Grand Seiko e earth, music&ecology per le nostre mostre annuali a Mifuneyama Rakuen a Kyushu.

Il parco di Mifuneyama Rakuen, di 500 mila mq. fu creato nel 1845, durante la fine del periodo Edo. L’albero sacro del Santuario di Takeo, di 3.000 anni, si erge al confine del parco. Nel cuore del giardino c’è un altro albero sacro di 300 anni. Conoscendo questo significato, i nostri antenati fecero diventare una porzione di questa foresta un giardino, utilizzando gli alberi della foresta naturale. Il confine tra il giardino e la foresta è ambiguo, e quando vagano nel giardino, prima che se ne accorgano, le persone si trovano nei boschi e sui sentieri degli animali.

Custodita nella foresta è la divinità Inari Daimyojin, circondata da una collezione di massi, quasi soprannaturali nella loro formazione. 1.300 anni fa, il famoso Monaco Gyoki venne a Mifuneyama and scolpì 500 Arhat (“santi”). All’interno delle caverne della foresta ci sono figure di Buddha che direttamente Gyoki scolpì nella facciata di pietra che vediamo ancora oggi.

La foresta, le rocce e le caverne di Mifuneyama Rakuen si sono formate in lungo periodo di tempo, e le persone in ogni età vi hanno cercato un significato, nei millenni. Il parco come lo conosciamo oggi si pone in cima a questa storia. È la continua relazione tra la natura e gli uomini che ha reso il confine tra la foresta e il giardino ambiguo, mantenendo questo patrimonio naturale molto bello e piacevole.

Persi nella foresta, dove i confini tra il giardino fatto dall’uomo e la foresta non è chiaro, possiamo sentirci esistere in una relazione continua, senza confini tra natura e uomini. È per questa ragione che teamLab ha deciso di creare una mostra in questo spazio vasto e labirintico, cosicché le persone si sentissero perse ed immerse nella mostra e nella natura.

Esistiamo come parte dell’eterna continuità tra vita e morte, un processo che continua da un periodo di tempo estremamente lungo. È difficile per noi, comunque, sentire questo nelle nostre vite di ogni giorno, forse perché gli uomini non possono facilmente concepire il tempo per periodi più lunghi delle loro vite. C’è un confine nella nostra comprensione della continuità del tempo.

Quando esploriamo le foreste, le forme delle rocce giganti, le caverne e la foresta, questo ci permette di percepire e capire meglio il tempo molto lungo in cui tutto questo si è formato. Queste forme possono trascendere i confini della nostra comprensione della continuità del tempo.

Il progetto di teamLab Digitized Nature, esplora come la natura può diventare arte. L’idea del progetto è che la tecnologia digitale, non materiale, possa mutare la natura in arte senza danneggiarla. Queste opere esplorano come le forme delle rocce giganti, le caverne, le foreste, o il giardino è continuata ad esistere in contatto con le vite delle persone, rende possibile creare un luogo dove possiamo trascendere il confine della nostra comprensione della continuità del tempo, e sentire la lunghissima continuità della vita. Le opere incoraggiano di nuovo la contemplazione del significato di “Vita Continua” che è esistito negli anni a Mifuneyama.

Marco Aruga: Potete immaginare, o sognare, possibili nuovi sviluppi artistici per tramite di strumenti digitali o tecnologici? Come immaginate il futuro dei lavori di teamLab?

teamLab: Vogliamo che le persone siano coinvolte con il mondo. Per quanto possibile, vogliamo ripensare il confine tra il mondo ed il singolo. Vivendo nella città, ci si sente come ci fosse un confine tra se stessi e il mondo, ma si intende che con il mondo ci si debba coinvolgere. Può essere per poco, ma il mondo cambia per il fatto della tua esistenza. Crediamo ci sia una relazione continua e senza confini tra noi e il mondo.

La nostra intenzione è cambiare lo standard di bellezza della gente, anche se richiedesse molto tempo.

In qualche momento della loro storia, le persone videro I fiori e pensarono: “belli”. Ma non capiamo realmente questo fenomeno della “bellezza”. L’evoluzione spiega alcune cose: è naturale che percepiamo altre persone come “belle” da un punto di vista riproduttivo.

Ma questo non spiega perché le persone hanno trovato “belli” i fiori. Nei tempi che precedevano la civilizzazione, le persone non vedevano la bellezza in qualcosa di insignificante come I fiori. In altre parole, le persone attribuiscono la stessa idea di “bellezza” a riferimenti per la riproduzione, così come a cose che non hanno relazione con essa, come i fiori. In teoria, dovremmo aver usato parole diverse per questi due concetti completamente non correlati, così il fatto che li concepiamo allo stesso modo è abbastanza miracoloso.

Crediamo che l’arte sia l’atto con cui le persone dell’era moderna creano i loro propri “fiori”, espandendo la nozione di “bello” con quei fiori, nello stesso modo in cui gli uomini del passato vedevano i fiori come “belli” ed espandevano l’idea di bellezza. Non comprendiamo subito le ragioni o il significato che c’è dietro l’espansione di questa nozione. Comunque, attraverso queste positive espansioni del concetto, tra 30 o 50 anni, le persone potranno comportarsi diversamente, in un, in un modo che non possiamo capire con la limitata conoscenza odierna, permettendo all’umanità di continuare a crescere e prosperare.

Marco Aruga: L’arte è un motore di comunicazione. Quali sono le idee, i messaggi che teamLab porta con sé?

teamLab: Speriamo di cambiare lo standard di bellezza delle persone e che, di conseguenza, possa cambiare il comportamento delle persone poco per volta, inconsciamente, in 10, o 50 anni. Una caratteristica dell’arte interattiva è che l’esistenza ed il comportamento dello spettatore può influenzare l’arte, sfumando così la linea tra arte e spettatore. In altre parole, l’opera è fatta sia dall’arte che dallo spettatore. Una conseguenza di questo è il cambiamento nella relazione tra arte e spettatore così come tra il singolo spettatore ed il gruppo. Fattori quali se ci fossero altri spettatori che hanno visto l’opera prima di te, o cosa lo spettatore di fianco a te sta facendo, diventano improvvisamente importanti. Come minimo, le nostre installazioni interattive richiedono più attenzione alle azioni degli spettatori intorno a te di quanto lo facci un dipinto tradizionale. Il risultato è che l’arte guadagna la capacità di influenzare la relazione tra gli spettatori che sono di fronte ad essa. E se l’effetto della presenza di un’altra persona è bello, è possibile che la stessa presenza di quella persona sia vista come bella.

Il paradigma nell’arte tradizionale è stato trattare l’esistenza di altri spettatori come un fastidio. Se tu sei ad una mostra con nessun altro visitatore, per esempio, è probabile che tu pensi di essere estremamente fortunato. Ma nelle mostre organizzate da teamLab, noi incoraggiamo le persone a pensare che la presenza di altri visitatori sua un fattore positivo.

Da Toshiyuki Inoko, fondatore di teamLab:

“Mi piacciono la scienza e l’arte. Volevo conoscere il mondo, conoscere la gente, e sapere cos’era il mondo per la gente. Al college, volevo sapere di più del mondo, e mi sono laureato in fisica e in matematica.

La scienza ha aumentato la risoluzione del mondo. Quando gli uomini vogliono conoscere il mondo, lo capiscono separando le cose. Per comprendere i fenomeni di questo mondo, le persone separano le cose l’una dall’altra.

Per esempio, l’universo e la terra sono un continuo, comunque le persone riconoscono la terra separandola dall’universo. Per capire la foresta, le persone la scompongono in alberi, separando ogni albero dall’intera foresta. L’uomo poi taglia l’albero in cellule, divide le cellule in molecole per riconoscere le cellule, e divide le molecole in atomi per comprendere le molecole, e così via. Questa è la scienza, ed è come la scienza incrementa la risoluzione del mondo.

Ma alla fine non importa quanto gli uomini dividano le cose in pezzi, non possono comprendere l’intero. Anche se ciò che realmente le persone vogliono è conoscere il mondo, più separano le cose, più lontano si trovano dalla percezione generale. Gli uomini, se lasciati da soli, riconoscono ciò che è essenzialmente continuo come separato e indipendente. Tutto esiste in una lunga, fragile ma miracolosa continuità, in un periodo di tempo estremamente lungo, ma gli esseri umani non possono riconoscerlo senza separarlo in parti. Le persone cercano di cogliere l’interezza, rendendo ogni cosa separata ed indipendente.

Anche se io non sono nient’altro che parte del mondo, mi sento come se ci fosse un confine tra il mondo e me stesso, come se vivessi in modo indipendente. Sono sempre stato interessato a cercare il perché mi sentissi in quel modo, prima di iniziare teamLab.

La continuità della vita e della morte si è ripetuta per più di 4 miliardi di anni. Per gli uomini, comunque, anche solo 100 anni fa sono un mondo di fantasia. Ero interessato a perché gli uomini hanno questa percezione.

Come possiamo andare oltre i confini di quanto riconosciamo? Attraverso l’arte, volevo trascendere i nostri confini, e quelli di quanto io riconosceva. Volevo trascendere le caratteristiche umane o le nostre tendenze per riconoscere questa continuità.

L’arte è una ricerca di ciò che è il mondo per gli uomini. L’arte espande e rafforza la “bellezza”. L’arte ha cambiato il modo in cui le persone percepiscono il mondo.

I gruppi si muovono secondo logica, ma gli individui decidono le loro azioni seguendo la bellezza. I comportamenti individuali non sono determinati dalla razionalità, ma dall’estetica. In altre parole, la “bellezza” è la radice fondamentale del comportamento umano. L’arte espande la nozione di “bellezza”. L’arte è ciò che espande l’estetica della gente, cioè cambiare il comportamento delle persone.

Può essere il mondo intero o solo una sua parte, ma è l’arte che lo cattura e lo esprime senza dividerlo. L’arte è un processo per approcciare l’intero. E condividendola con gli altri, il modo in cui le persone percepiscono il mondo cambia. Con il godimento dell’arte, la nozione del “bello” si espande e si allarga, e a sua volta cambia la percezione del mondo da parte delle persone”.