Il 25° anniversario della Sonic Acts ricade nell’ultimo fine settimana di febbraio con un evento di tre giorni ad Amsterdam. Combinando arte, scienza e ricerca, il punto essenziale dei temi del festival è l’elemento esplorativo e imprevedibile che sta alla base della ricerca scientifica e artistica.

Dal 1994 la Sonic Acts riunisce discipline diverse focalizzandosi sugli sviluppi storici e contemporanei al fine di fare un ritratto delle trasformazioni e delle contraddizioni del mondo. La combinazione di arte e ricerca diventa il terreno per speculare sui nuovi modi di vivere e di affrontare il veloce progresso della società contemporanea.

Tuttavia, piuttosto che guardare indietro per ritrarre un confronto con il passato, il Festival celebra il quarto di secolo guardando al vero aldilà per comprendere questo mondo instabile e in continuo cambiamento. Oltrepassando il confine tra arte e scienza e tra ricerca e società, Sonic Acts offre uno sguardo sul presente per imparare dalle sue contraddizioni e trasformazioni piuttosto che guardarsi indietro per trovare una guida o una direzione da seguire.

Per questa edizione le varie location che ospitano il Festival evocavano anche questa moltitudine di prospettive. Combinando performance dal vivo e sperimentazioni elettroniche, installazioni coinvolgenti e mostre d’arte, il festival ha giocato con vari scenari per mischiare le prospettive e i punti di vista. La Sonic Acts ha celebrato il suo 25° anniversario coinvolgendo il pubblico su più livelli per speculare sui futuri possibili a cominciare dal presente.

Il Festival ha avuto inizio ufficialmente giovedì sera al Paradiso. Dopo 11 anni, Acousmonium, l’orchestra composta da 80 altoparlanti, ritorna ad Amsterdam in accompagnamento alle opere di Okkyung Lee e BJ Nilsen, Thomas Ankersmit e molti altri. In un ambiente suggestivo e coinvolgente, la performance ha stupito il pubblico prendendo pieno possesso dello spazio con esperimenti di suoni e luci.

La sera successiva con Progress Bar, il Paradiso si era completamente trasformato per offrire ai visitatori un’esperienza nuova. Trasformato in un palcoscenico per dj e  performer, una delle tre stanze ha catturato la pista da ballo con la performance ibridata di Charm Mone o i suoni vibranti di Suuto; al piano di sotto, Oxhy giocava con i suoni e le parole, mentre Matale ha chiuso la serata nell’ultima stanza.


Con Expanded Experience, il Paradiso si trasforma ancora per celebrare l’essenza della ricerca sul suono della Sonic Acts. Nella stanza di sotto, l’installazione sonora e cinetica SPINVERSION di Pierce Warnecke accoglieva il pubblico in una piuma di fumo e giochi di luci, seguiti dalle combinazioni di Evol di laser e suono. Nel frattempo nella prima stanza, artisti e performer scambiavano suoni contorti e inquietanti e giochi visivi; Drone Operatør e Mette Rasmussen hanno duettato con un sassofono e un drone; Polina Madvedeva e Andreas Kühne hanno scaldato l’atmosfera con un’opera semiautobiografica sulla vita nel nord della Russia.

Oltre a queste performance interattive dal vivo, Sonic Acts ha coinvolto arti visive e media digitali con una mostra divisa in tre atti ad Amsterdam. Giocando con le diverse atmosfere delle tre location, le mostre combinano diversi media per proporre più punti di discussione sull’attuale crisi della nostra società. Al Stedelijk Museum, la performance a quattro mani con due pianoforti The Otolith ha offerto una composizione che celebra l’esteticità delle minoranze. In collaborazione con Sonic Acts per sostenere i pionieri della sound art, il museo ha dedicato lo spazio a una selezione di opere video di Tony Cokes che mettono in discussione le implicazioni concrete del capitalismo sulla vita individuale e sulle strutture sociali esistenti.

Trasferitasi ad Arti et Amicitiae nel centro di Amsterdam, la mostra esamina le disuguaglianze nella società attraverso strutture di potere. Il coinvolgente video in 3D, Nightlife di Cyprien Gaillard, una danza del paesaggio ‘naturale’ e urbano che rivela eventi storici cruciali nel loop del testo “I was a looser”; Emma Wolukau-Wanambwa ha messo in discussione il colonialismo e il linguaggio per mezzo dell’alfabeto; Louis Henderson e João Polido, con The Living e The Dead Ensemble, hanno invocato la Rivoluzione haitiana del 1791.

In De Brakke Ground, la mostra si è concentrata sul rapporto tra uomo e natura nelle sue diverse manifestazioni in tutto il mondo. Se la Imperial Valley di Lukas Marxt era una riflessione sull’impatto umano sulle terre coltivabili della California, Ana Vaz ha collaborato con l’autore giapponese Yoko Hayasuke per esplorare come il corpo si trasformi in seguito della contaminazione tossica di Fukushima. Questa mostra ci ha suggerito come l’impatto dell’uomo sul pianeta si stia trasformando, costringendoci ad affrontare la terra non come entità separata, ma come parte essenziale delle nostre abitudini e delle nostre interazioni sociali.

In De Brakke Ground, conferenze e seminari hanno fatto da sfondo per collegare opere d’arte, film e performance dal vivo in tutta la città. Il ciclo di conferenze si è aperto con una riflessione sul concetto di morte dal punto di vista filosofico di Rosi Braidotti e Rick Dolphijn; in contemporanea, l’artista Susanne M. Winterling e il filosofo Didier Debaise hanno indagato sui modi per ripensare la vita attraverso gli occhi della natura e dei batteri invisibili.

Ampliando la ricerca sugli sviluppi contemporanei, le conferenze hanno esplorato come gli algoritmi e la raccolta di dati possano diventare spunto di razzismo e colonialismo; o il rapporto tra arte e politica con gli artisti Annie Fletcher di The Otolith Group, di Emma Wolukau-Wanambwa e Tony Cokes; o come le storie di finzione possano avere un senso del nostro tempo con il ricercatore Stoffel Debuysere. Combinando diverse ricerche e settori, le conferenze i momenti di domande e risposte sono diventate il terreno comune per discutere i temi al centro di questa edizione del festival.

Nella serata di chiusura, il luogo d’incontro era il Muziekgebouw, sul canale vicino alla stazione centrale di Amsterdam. All’ingresso, il pubblico poteva raccogliere un piccolo fossile che collegava il viaggio temporale dello spettacolo all’auditorium. Il set si è aperto con gli artisti sul palco seduti dietro semplici tavoli, iniziando lo spettacolo con l’ausilio della loro voce e di dispositivi elettronici. Sullo schermo nello sfondo, un piccolo cerchio si è trasformato in un flusso di immagini e video, mentre Áine O’Dwyer si è unito a voce e arpa. Lee Patterson ha guidato il lato di elettronica e suoni, mentre gli altri musicisti si sono sparsi tra il balcone e il pubblico.

Il gioco della contrazione e dell’espansione del tempo ha catturato l’attenzione del pubblico, che è diventato parte integrante dello spettacolo. I diversi stimoli visivi e sonori hanno mantenuto l’attenzione su diversi livelli, giocando con il tempo come evoluzione, dall’intelligenza artificiale ai dinosauri; e frammentandolo in una molteplicità di prospettive, dagli “orologi della fertilità” ai buchi neri. In questa combinazione di suoni, parole e immagini che scompongono e fondono tempo e spazio, Timothy Morton si è seduto sul lato del palco di fronte al pubblico per tutto il tempo.

La performance di chiusura del filosofo e compositore irlandese Jennifer Walshe ha riassunto le intenzioni di questo 25° anniversario. Mentre la performance ha rotto il concetto di tempo in termini di evoluzione e cambiamento, il festival ha rotto il presente per rivelare le sue contraddizioni in continua trasformazione.

Sfocando i confini tra discipline e coinvolgendo il pubblico in luoghi diversi, Sonic Acts ha speculato sulla molteplicità e la complessità del nostro tempo per trovare nuove interpretazioni per il futuro. Se non è possibile fornire un quadro completo della situazione globale che porta ad un’unica risposta, il festival ci ha ricordato come l’arte possa aprire una conversazione tra le diversità, guidando le nostre menti verso nuove prospettive possibili sulla controversia del nostro tempo.


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