Giunto splendidamente al suo 26° compleanno, il Sónar festival di Barcellona non dà segni di stanchezza, anzi rimane il faro che fa luce e unisce tutti, confermando la sua vocazione culturale, sociale e politica. Senza dubbio può essere definito come “il festival urbano della musica del futuro”, rimasto sempre fedele a se stesso (nonostante l’evoluzione dell’elettronica), dove ogni cosa che nasce e cresce è strettamente legata allo sviluppo e al progresso della città. Il plus del Sónar è la capacità di intercettare non solo le eccezionalità, ma soprattutto la ricerca e la sperimentazione, ospitando djset, concert, live performance, audiovisual performance e installazioni multimodali, con particolare attenzione alle ultime tendenze generazionali legate ai nuovi linguaggi.

Il Sónar + D 2019 – settimo appuntamento del Congress on Creative Technologies, che si è tenuto dal 18 al 20 luglio in contemporanea al Sónar by Day presso la Fira Montjuïc – ha affiancato al programma/palinsesto del festival, un focus sulla creatività a 360° con ben 20.000 partecipanti, 4.600 professionisti e oltre 2.000 aziende, accademie e università provenienti da sessanta paesi diversi. Circa 4.000 persone hanno partecipato a 37 talk, 20 workshop e MasterClasses, che hanno coinvolto attivamente esperti di creatività, scienza e tecnologia, con uno sguardo transdisciplinare sui temi di experience design, virtual reality, Internet nei prossimi trent’anni, quantum computing, sonic art, artificial intelligence.

Durante la Conferenza Stampa di apertura, il producer, rapper e street artist Robert del Naja, fondatore dei Massive Attack, e Andrew Melchior, Chief Technical Officer della band, hanno evidenziato la straordinaria relazione tra musica e tecnologia, che avrà ancora tanto da dire e da dare nei prossimi anni.

L’interessantissima conversazione, intitolata Listening to the voice of A.I ., tenutasi tra gli artisti Holly Herndon e Mat Dryhurst con la giornalista Ash Sarkar di Novara Media, si è incentrata sulla esplorazione dell’intelligenza artificiale in campo musicale e sulle sue derive politico-culturali. Secondo Herndon la musica è quello spazio collettivo dove si può “andare” insieme per immaginare un mondo diverso e migliore: senza alcuna retorica o banalizzazione, la tecnologia potrebbe salvarci, offrendo la possibilità di esplorare nuovi mondi per la nostra fantasia e per l’immaginazione.

Tra i molteplici workshop si annovera in particolare How to create the visual identity of an artist di Adam Smith, film maker di spicco con un background nella cultura rave e del nightclub, che ha realizzato tra i più importanti video e visual dei Chemical Brothers, fin dal 1994; famoso anche per aver diretto diversi capitoli della nota serie Doctor Who, e l’advertising di aziende quali Nike e Adidas che rappresentano case history di grande successo internazionale.

L’installazione To the Moon di Laurie Anderson e Hsin-Chien Huang è solo una delle fantastiche + Experiences, che invita lo spettatore a scoprire la luna da diversi punti di vista, diventando astronauta per un attimo e guardando il pianeta da una prospettiva non solo scientifica, ma anche letteraria e politica. Il formidabile progetto Welcome dell’azienda tutta al femminile nueveojos, racconta la storia di migliaia di persone che devono lasciare il proprio luogo di origine, attraverso il linguaggio narrativo del cinema, ma rappresentato con diversi multiplayer in 3D.

Il Sónar Complex – auditorium della Fira Montjuïc – è stato invece il teatro di live perfomance magiche e sublimi: prima fra tutte quella di Fennesz, che ha presentato il suo nuovo album Agora, dopo cinque anni di silenzio, accompagnato dai visual dell’artista multidisciplinare Lillevan. Fennesz – famoso per le sue collaborazioni con figure di fama internazionale quali Alva Noto, Oren Ambarchi, Ryuichi Sakamoto, Keith Rowe – ha suonato sonorità noise alternate alla chitarra elettrica, dando vita a landscape malinconici e poetici che hanno catturato imprescindibilmente per sessanta minuti l’attenzione del pubblico.

Il live media dissonant imaginary di Daito Manabe + Kamitani Lab è nato da due questioni fondamentali: come la musica influenzi ciò che visualizziamo e come le immagini cambino il nostro modo di esperire la musica. Per poter rispondere a queste domande, gli artisti hanno sviluppato un sistema che decodifica i segnali della corteccia visiva, elaborandoli e trasformandoli in immagini dal vivo. Il visual quasi pastoso, e non sempre in sincronia con l’audio, ha funzionato soprattutto nella seconda parte della performance che è stata fortemente sinestetica.

Bruce Brubaker e Max Cooper hanno presentato il live Glassforms, che ha commosso gli spettatori, rimasti in piedi alla fine dello show per due minuti, applaudendo. Un omaggio alla musica minimalista di Philip Glass, attraverso l’interpretazione di alcuni celebri brani per pianoforte, accompagnati magistralmente dal suono mixato in tempo reale da Max Cooper, tra i talenti più promettenti della musica elettronica moderna. Grandissima rivelazione, i catalani Hamill Hindustries & Shelly – il duo formato dagli artisti visivi Anna Diaz e Pablo Barquin conosciuti per la collaborazione con Floating Points – hanno portato al Sónar + D Haudible Spectrums, una performance che combina luci, laser e visual indagando l’idea di natura, cosmo e fisica attraverso l’uso di tecniche digitali che creano un loop di immagini e suoni in perfetta armonia o in stridente discordanza.

Gli italiani Quiet ensemble – il collettivo nato nel 2009 dall’unione di Bernardo Vercelli e Fabio Di Salvo – hanno tenuto alto il valore della ricerca italiana, focalizzata sulla performance audiovisiva e sulla sound art, con una sinfonia non intenzionale di luci e suoni in tempo reale. Back Simphony coinvolge gradualmente il pubblico dentro l’opera, attraverso l’uso di luci, suoni, noise e macchine, che esistono solo nel momento in cui sono assemblati sul palco. Ispirandosi al mitico John Cage, i Quiet ensemble realizzano invisible concerts – come li definiscono gli stessi artisti – grazie a software digitali che traducono il movimento in una sinfonia improvvisata.

Il progetto artistico più potente del Sónar + D di quest’anno è stato presentato in fulldome reel, una sorta di ritorno al cinematografo delle origini, in cui i partecipanti, avvolti da suoni e immagini che danno l’illusione di essere in un ambiente tridimensionale, hanno fatto una esperienza immersiva e percettivo-sensoriale.

Il Sónar 360° by MEDIAPRO, ha selezionato sette opere audiovisive di artisti mondiali quali, Maria S. Leiva e Miguel Arrieta, Daito Mainabe + Satoshi Horii, Vincent Houzé e Dave Gabe, Studio Joanie Lemercier, Robot Koch e Mickael Le Goff, Holly Herndon e Mat Dryhurst, Alba G. Corral e Alex Augier, proiettate all’interno di uno spazio circolare del diametro di 19 metri.

Rispettivamente l’opera Perception – visual di Maria S. Leiva e musica di Miguel Arrieta – gioca sul rapporto tra reale e fittizio, su ciò che si trova nel mezzo, e su come lo percepiamo: uno spazio invisibile tra reale e irreale dove nuotiamo e allo stesso tempo veniamo risucchiati. Il progetto audiovisivo Factors dello Rhizomatics Studiomusica di Daito Mainabe e visual di Satoshi Orii non è la tipica live performance in cui vengono mixate immagini e suoni in tempo reale, ma è un’opera che dà vita a paesaggi astratti, grazie all’uso di algoritmi che generano strutture e movimenti, indagando la percezione umana e le emozioni dissociative.

Lo straordinario viaggio dal macroscopico al microscopico, Créatures visual di Vincent Houzé e suono di Dave e Gabe è un’esperienza audiovisiva immersiva, in cui la grafica e il suono spazializzato interagiscono in tempo reale. Gli artisti con grandissima abilità ci mettono di fronte a un universo abitato da bizzarre forme di vita sulla terra, un paesaggio algoritmico formato da piante e figure che appaiono all’improvviso e attirano lo spettatore nella loro complessità.

Tra le opere più attese dal pubblico del Sónar + D Nebulae, presentata dallo Studio Joanie Lemercier con musiche di Joshua Sabin, è un intenso viaggio nel cosmo attraverso la scoperta di galassie, costellazioni e molteplici paesaggi visti dalla terra e dalle stelle stesse. Lo spettatore è immerso in una installazione audiovisiva che dà la possibilità di viaggiare nel tempo e nello spazio, rimanendo fermo nella sua posizione, e provando stupore e meraviglia di fronte al mistero dell’universo stellare.

Il viaggio nel tempo e nello spazio prosegue con la proiezione ridotta (8’ invece di 45’’) di Sphere, lo show immersivo progettato per il planetario tedesco, dal vincitore del premio e compositore Robot Koch e dall’artista visivo Mickael Le Goff. Il suono e le immagini composti specificatamente per uno spettacolo in 3D sound, oscillano tra effetti fantascientifici e arrangiamenti dinamici che travolgono il pubblico. L’opera audiovisiva di Holly Herndon realizzata in collaborazione con Mat Dryhurst, Chain Opera, è spiazzante poiché dopo la visione di diverse proiezioni astratte, si distacca per la sua peculiarità narrativa e performativa che mette inaspettatamente in primo piano la soggettività.

L’opera End (O) di Alba G. Corral e Alex Augier ha stupito il pubblico per la capacità di provocare uno slittamento percettivo della sensibilità. Suono, immagini e spazio sono perfettamente uniti in una unica entità sinestetica, creando un luogo immersivo all’interno del quale gli spettatori si perdono, mentre gli artisti hanno il controllo totale della performance e dell’esperienza percettiva.

Tra gli eventi collaterali del Sónar + D, impossibile perdere la performance della ingegnera geotecnica e sound artist Lucrezia Dalt. L’artista di origine colombiana ha trasformato lo spazio del Pavello Mies Van der Rohe, attraverso l’uso di suoni, parole e atmosfere post-psichedeliche, che hanno permesso allo spettatore di esplorare il padiglione da un diverso punto di vista architettonico ed estetico. Altro appuntamento assolutamente imperdibile è stato presso la Capella MACBA. Si tratta del recente lavoro Investigations dello storico sound artist Christian Marclay, focalizzato sulla fotografia e sull’uso anticonvenzionale degli strumenti musicali.

Il momento più bello del festival? L’ineccepibile set del guru giapponese della hip pop e della urban dance music, Dj Krush, che ha fatto ballare senza pause l’intero pubblico del SónarVillage, evocando quella scena e quella estetica che solo Sónar festival offre al suo pubblico da più di vent’anni. Nella mente infine è rimasta impressa, l’immagine del festival – creata da Sergio Caballero –, un frame del film interpretato dalla famosa attrice spagnola Angela Molina e dalla booker del Sónar Vir Rousse, che attraversano in macchina un mondo straordinario e pericoloso. Il video, presentato nel SonarSpoiler, è stato affiancato da una installazione trans-sensoriale che emulava il viaggio delle due protagoniste, intente a salvare la propria vita.