Alcune micromacchine autonome a energia solare, in grado di captare l’intensità̀ della radiazione, la trasferiscono graficamente su un foglio di carta in termini proporzionali all’intensità della radiazione stessa. Vox Solis, mostra a cura di Davide Vercelli, attraverso la trasformazione di energie (luce solare, elettromagnetica, meccanica) invita l’osservatore a soffermarsi su tali concetti e a prenderne coscienza in modo spontaneo e semplice. Siamo nella Piazza del Popolo di Fermo e ogni “opera” generata è la fotografia dell’attività solare di quel giorno in quel luogo, e come tale unica e non replicabile. Sono le firme e le voci del sole, in questo caso, dell’edizione “Scienza e Immagine” del Festival della Scienza FermHAmente, svoltosi dal 17 al 20 ottobre 2019, con più di settanta eventi diffusi e una folla arrivata fino ai 10 mila visitatori tra studenti di ogni età e tantissime famiglie.

Dal 2004 provincia delle Marche con circa 40 mila abitanti, Fermo costituisce uno dei patrimoni naturali e architettonici italiani tra i più ricchi e, dal 2018, è entrata nella rete delle “Città dell’apprendimento” dell’UNESCO. In particolare, FermHAmente, offre l’opportunità di fruire in modo inusuale dei beni culturali, nell’ottica di una reciproca valorizzazione tra eccellenze scientifiche e patrimonio storico-artistico. Organizzato da Labilia, ha nella direzione scientifica Andrea Capozucca. Docente di Matematica e di Tecniche di comunicazione scientifica, con un PhD in Scienza della Complessità, Capozucca lavora da oltre dieci anni nel campo della divulgazione, del public engagement e del science outreach with mathematics and technology, è membro del Consiglio Scientifico Nazionale di “Matematita”, centro interuniversitario per la comunicazione e l’apprendimento informale della matematica, ed è collaboratore del centro Pristem.

Giada Totaro: Cosa significa FermHAmente? Ci racconti la scelta della tematica di questa edizione?

Andrea Capozucca: Quando abbiamo pensato al nome del Festival, volevamo che sintetizzasse il focus (la scienza), il luogo (Fermo) e lo scopo (la comunicazione e la democratizzazione della scienza). Chi fa scienza ha una mente ferma, così come chi partecipa ha voglia di mettersi in gioco, di scoprire, di imparare e di costruirsi strumenti per leggere e interpretare più attentamente la realtà che lo circonda. Il nome della città ospitante, Fermo, si prestava al gioco ed ecco come è nato il nome.  La scelta del tema “Scienza e Immagine” è nata dall’osservazione della società e del particolare periodo storico che stiamo vivendo, ci ha aperto innumerevoli percorsi: dall’utilizzo dell’immagine come strumento indispensabile della ricerca e della comunicazione scientifica alle contaminazioni e connessioni della scienza con il mondo delle school of arts; dall’approccio interdisciplinare STEAM nella didattica alle nuove frontiere della realtà virtuale e aumentata; dall’immagine che la società ha della scienza all’immagine che la scienza vuol dare di se stessa. Per loro natura, arte e scienza sono campi connessi, si intrecciano e si influenzano a vicenda e il dialogo tra di esse è una delle frontiere più interessanti della cultura contemporanea. Un dialogo che ha l’aspirazione di spiegarne il complesso intreccio, di far conoscere il reale attraverso la ragione e l’esperienza, di stimolare la curiosità, di presentare due mondi apparentemente distanti come facce di una stessa medaglia.”

Giada Totaro: La scoperta del programma è andata di pari passo con quella del patrimonio ambientale e storico del luogo, permettendo (a tutti!) di approcciare laboratori interdisciplinari, spettacoli e conferenze, mentre si fanno lunghe passeggiate nel centro storico, si ascolta il paesaggio sonoro e si respira aria pulita. Con il laboratorio “Allenati a metterti in salvo con la realtà virtuale” ho imparato a come comportarmi in condizioni di terremoto, grazie al progetto di ricerca sviluppato dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Architettura dell’Università Politecnica delle Marche. Nella Chiesa di San Filippo, immersi in preziosi decori e straordinarie opere artistiche, l’azienda Talent ha insegnato a realizzare dei video aumentati e con la tecnica dello Stop Motion LEGO, mentre il pubblico del prof. Gianni Monti ha realizzato delle installazioni interattive con Arduino attraverso il laboratorio “STEAM da Vinci: i disegni animati di Leonardo”. E poi i numerosi spettacoli-conferenza, tra cui “I colori tra fisica e arte: un mistero da risolvere” dove gli spettatori sono stati chiamati ad eseguire alcuni esperimenti di fisica e di robotica e di crittografia, e “Cappuccetto rosso e gli esperimenti di scientifici” dove chimica, fisica, matematica e illusioni ottiche sono state spiegate e svolte dai bambini sulla base della conosciuta fiaba. Infine, io stessa ho dato un contributo con un caffè scientifico dove ho indossato uno dei prototipi di HAELLO_wearable bio interface for the performance e con il laboratorio Open your Art < 3 di STEAM Atelier, dove bambini e bambine hanno creato piccole opere digitali interattive con l’uso di sensori del battito cardiaco e le loro emozioni! L’intero festival ha agito come “risignificazione” e appropriazione, non soltanto del rapporto tra arte e scienza, ma della cittadinanza, degli ospiti, dell’ambiente e della storia del luogo. Ci racconti i momenti salienti di queste tre giornate?

Andrea Capozucca: Sicuramente il primo momento importante del Festival è stata la giornata Unesco di apertura del giovedì che ha ospitato il primo incontro ufficiale delle tre Learning City Unesco italiane (Torino, Fermo e Palermo) nel corso della quale si sono gettate le basi per una futura collaborazione su progetti comuni legati all’apprendimento dei quali FermHAmente sarà parte integrante e offrirà una supervisione scientifica. Un altro momento saliente è stata la tavola rotonda del venerdì con i membri del comitato scientifico del Festival dal titolo “La comunicazione della scienza: il ruolo dell’immagine e dell’immaginario”: uno spazio di riflessione e di condivisione arricchito da interventi che hanno presentato la varietà e la ricchezza dei diversi punti di vista all’interno del panorama scientifico nazionale. Altri eventi degni di nota sono stati i laboratori musicali di Jurij Gianluca Ricotti, sound designer e arrangiatore professionista di fama internazionale, il progetto Innwork che unisce il mondo della scuola e quello dell’imprenditoria, lo spettacolo tra chimica e musica creato in occasione del centocinquantesimo anniversario dalla nascita della tavola di Mendeleev e l’intervento del Cicap sull’approccio scientifico al sentito dire. Ma non dimenticherei tutte le altre attività che con la loro qualità hanno sostanziato l’offerta di FermHAmente.

Partner internazionale del festival e tra i leader mondiali del movimento STEAM è Experice Workshop, fondato da Kristóf Fenyvesi: ricercatore dell’Università di Jyväskylä in Finlandia, tra gli autori del manuale Aesthetics of Interdisciplinarity: Art and Mathematics, tra i promotori di The Bridges Organization/Conference fondata negli Stati Uniti nel 1998 e di MATHS in MOTION, un progetto europeo nato un paio di anni fa e dedicato all’insegnamento della matematica attraverso la danza e il movimento.

Giada Totaro: Kristóf, raccontaci il tuo lavoro e il tuo rapporto con l’Italia.

Kristóf Fenyvesi: Experience Workshop, rete globale STEAM, è iniziata nel 2008 e attualmente abbiamo un’unità di coordinamento dell’Europa centrale, con sede in Ungheria, e un’unità di coordinamento nordica, che si trova in Finlandia. Oltre alle nostre attività in Europa, abbiamo diversi progetti in corso in Asia, Africa e nel continente americano e recentemente siamo stati molto fortunati a essere coinvolti in reti australiane di specialisti dell’educazione STEAM. Abbiamo sostenitori e collaboratori attivi in ​tutti questi continenti, un paio di centinaia di matematici creativi, artisti impegnati scientificamente, insegnanti di mentalità aperta, molti genitori che vogliono un’educazione più intelligente per i loro figli e bambini meravigliosi, che vogliono fare il mondo un posto migliore, basato su soluzioni più sostenibili. I nostri collegamenti più forti con l’Italia sono basati su molte persone e comunità devote, principalmente che sono anche coinvolte in FermHAmente. Vorrei nominare Andrea Capozucca, Mauro Labellarte, Giada Totaro e le loro comunità, in qualità di insegnanti devoti, come Luisa Lenta e la sua squadra pionieristica, che credono che “insieme siamo di più”. Chi sa che collegare scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica (STEAM) nell’istruzione può portare i bambini molto oltre i limiti di questi campi di studio separati. Un approccio integrato e coinvolgente, che si basa sulle domande dei bambini e sulla propria vita, può aumentare la loro immaginazione e dimostrare che sono necessarie le conoscenze e le sensibilità speciali di tutti per creare una nuova idea o trovare una nuova soluzione. La condivisione e l’apprendimento sia nelle comunità locali che globali sono le uniche possibilità di trovare diversi modi per affrontare sfide globali e complesse e anche di diventare migliori e più felici nella nostra vita e condividere questi sentimenti positivi e l’amore per l’apprendimento per la vita con le generazioni più giovani.

Rispetto a format ambientati in capannoni di tipo fieristico e con un inquinamento acustico importante, dato dall’incessante susseguirsi di stimoli e prodotti, senza avere il tempo di riflettere e agire nel proprio tempo e con il proprio corpo, FermHAmente, costituisce un esempio assolutamente concreto e virtuoso di come le STEAM applicate al contesto della vita quotidiana e unite ai valori della storia e del vivere civile, possono migliorare il benessere di un’intera comunità. Sarebbe interessante vederlo realizzato in altre città e centri storici d’Italia.