Abbiamo incontrato il messicano Fernando Corona in arte Murcof, lo scorso 25 Luglio nella suggestiva cornice del Maschio Angioino a Napoli – dove, dopo una lunghissima assenza dalla, si era appena esibito con un live sicuramente fuori dagli schemi.

Nel corso degli anni (e con quattro dischi in studio sulla prestigiosa label inglese Leaf) Murcof si è gradualmente spostato dall’orizzonte più strettamente digitale degli esordi verso sentieri più innovativi e laterali in cui ha recepito gli influssi del minimalismo, della classica contemporanea europea e della kosmische musik tedesca, per giungere a un suono ambientale e visionario.

Tante le collaborazioni e gli eventi cui ha preso parte negli ultimi anni: i concerti presso il Peter Harrison Planetarium di Greenwich, le esibizioni con l’ensemble Mousique Nouvelles di Jean-Paul Dessy nelle cattedrali di Bourges e Bruxelles, il Montreaux Jazz Festival (in trio con Talvin Singh e il trombettista Erik Truffaz), la colonna sonora live per “Metropolis” di Fritz Lang alla Cinematheque di Parigi, il Sonar Festival di Barcellona con il pianista Francesco Tristano, la presenza al festival Bios, al Mutek festival, le apparizioni all’Auditorium di Roma, quella del luglio 2010 al Ravenna Festival insieme al collettivo AntiVj e quella di settembre 2011 al festival MiTo.

Murcof ha anche composto la colonna sonora di tre film (“Amores Perros”, “Nicotina” e “La Sangre Iluminada”) e recentemente ha sperimentato proficue collaborazioni col mondo della danza e dell’arte visiva (il citato collettivo AntiVj e l’artista bolognese Saul Saguatti). Al Maschio Angioino Murcof ha fatto incursione nel repertorio più vecchio della sua produzione e presentato brani inediti previsti sul prossimo disco, in probabile uscita a fine 2012. In questa veste “canonica” il musicista dà il meglio di sé, proponendo un set essenziale, in cui beat ed atmosfere si miscelano con grande profondità e lucida attenzione al suono.

Nella seconda parte della performance si è unito a lui il contrabbassista del Teatro San Carlo, Giovanni Giuliano: i due hanno proposto un set completamente inedito, frutto dei giorni di prove che precederanno il concerto e degli stimoli ambientali raccolti da Murcof in città. Qui la performance si fa più sfilacciata, meno equilibrata, ma rappresenta anche un momento significativo nel dare la sensazione di un artista inquieto, che cerca, anche disordinatamente, nuove strade per uscire dall’ingombrante cliché che lo intrappola tra i grandi personaggi dell’elettronica tout court.

E’ soprattutto di queste nuove strade, di questi nuovi filoni di ricerca ancora in fase laboratoriale, che abbiamo discusso nel cortile fortificato affacciato sul mare mediterraneo.

Pasquale Napolitano: Per cominciare mi piacerebbe chiederti del tuo rapporto con l’immagine, che nelle più recenti fasi della tua carriera mi pare un aspetto essenziale. Come si è sviluppato il tuo lavoro relativamente al rapporto tra musica ed immagine?

Murcof: Mi sono sempre concentrato sull’aspetto sonoro ed è quello che continuo a fare, ma ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada degli ottimi video-artisti che hanno saputo interpretare il mio lavoro. Come nel caso degli Anti-Vj, dei quali ho sempre amato l’immaginario e l’universo estetico.

Pasquale Napolitano: Come nasce la collaborazione con il collettivo Anti-Vj?

Murcof: Con loro è cominciata una proficua collaborazione che prodcede da due anni e mezzo, molto positiva ed orizzontale. La prima volta che abbiamo lavorato insieme è stato a Manchester nel 2009 e da li abbiamo cominciato una collaborazione sempre più intensa, che a breve si misurerà anche con numerose occasioni di residenza presso istituzioni museali, per costruire delle nuove produzioni completamente da zero, in cui suono ed immagine si sviluppino e suggestionino reciprocamente.

Ma, fatta eccezione per questo tipo di sperimentazioni, nate in totale sinergia e condivisione, spesso vi è il rischio che le immagini fagocitino il suono, orientando in modo troppo forte l’immaginazione dello spettatore.

Questo per fortuna non succede con Anti-Vj, sono davvero felice di lavorare con loro. Sono un team di 7-8 persone, sempre aperte all’ascolto e capaci di venirti incontro, anche sulle necessità tecniche. Per me rappresenta la possibilità di trovare alla mia musica una “strada diversa”.

Pasquale Napolitano: Hai detto che non vuoi limitare l’immaginario dello spettatore suggerendo loro delle immagini preconfezionate, ciò vuol dire che con la tua musica ambisci ad evocare un immaginario in particolare?

Murcof: Non oggetti in particolare. Piuttosto, quello che cerco di evocare nel pubblico è il senso dello spazio. Ad esempio, utilizzando riverberi per evocare grandi spazi.. degli spazi che ciascuno possa legare nella propria immaginazione, o nel ricordo, al proprio vissuto. Sono davvero influenzato da questi grandi spazi, che qui in Europa non ci sono, grandi spazi in cui tu non possa vedere nulla per miglia e miglia, per ore ed ore. Come il deserto a Nord del Messico, spazio fisico e mentale che mi ha influenzato più di ogni altro.

Pasquale Napolitano: Come nasce la passione (o, se preferisci, lo studio) per la Musica Barocca, come è maturato questo particolarissimo connubio tra strumenti acustici di matrice Barocca e suoni elettronici?

Murcof: La mia crescita come musicista è piena di musica classica tanto quanto di musica elettronica, e vorrei che la mia musica fosse una sintesi tra questi due universi. Vorrei riuscire ad utilizzare il suono acustico come pretesto per esplorare nuove texture elettroniche, come attraverso un suono di archi inserito all’interno del computer possano liberarsi nuove timbriche e nuove composizioni. Come nuovi attrezzi, che possano intervenire fornendo nuovi spunti alla melodia, all’armonia, ma soprattutto, per me, alla grana ed al timbro.

Pasquale Napolitano: Quindi potremmo definire questa nuova fase del tuo lavoro come una riscrittura in chiave elettronica con le stesse modalità della musica barocca, come cioè una musica completamente combinatoria, fatta di stratificazioni,  in cui nuovi elementi vanno ad alterare dialetticamente la composizione…

Murcof: Mio padre era un musicista, un blues-man, che però amava la musica classica, in particolare Bach: c’è moltissimo Bach nella mia formazione. E mi hanno molto influenzato esperienze come quelle di William Orbit o di Wendy Carlos di interpretazioni classiche attraverso l’elettronica di sintesi, in particolare la rilettura di John Santos del patrimonio di Bach. Penso che quello sia entrato nel “core” del mio senso della musica. Ad ogni modo non vi è un’intenzionalità nell’approccio, non è che mi siedo e dico: “ok, ora faccio musica barocca” o qualcosa del genere…

Pasquale Napolitano: Detto tutto questo, ti definiresti un artista elettronico?

Murcof: Beh.. direi di si, perché grazie all’elettronica riesco a trovare nuovi suoni e progettarne di altri. Uno strumento con cui cerco di costruire un linguaggio sempre nuovo.

Pasquale Napolitano: E ti definiresti anche un sound designer?

Murcof: Si, sound designer, tecnico, musicista e molto altro… ma il sound design è davvero un aspetto essenziale. Per poter costruire il suono in maniera analitica e sapere come intervenire, sulle timbriche, sugli armonici, sulla stratificazione del suono. Molte volte cerco una melodia e trovo qualsiasi altra cosa, grazie alla tecnologia.

Pasquale Napolitano: A cosa stai lavorando al momento? Quali sono le più recenti linee di ricerca?

Murcof: Innanzitutto il lavoro con Anti-Vj, tra ottobre e dicembre faremo una residenza di dieci giorni dove abbiamo intenzione di condensare tutto quello fatto negli ultimi due anni di lavoro comune. Un’altro progetto, sulla stessa falsa riga di quello presentato qui a Napoli, sarà il prossimo inverno con Vanessa Wagner, una pianista francese, stiamo preparando due concerti a Parigi di re-interpretazione del patrimonio classico-contemporaneo: Ligeti, Paart, Satie, Feldman, Cage, Adams. Lei ha un’impostazione profondamente accademica e cercheremo di trovare un terreno comune nel senso da dare all’interpretazione.

Vi è un altro progetto “radicale”, con degli amici musicisti di Tijuana, e due compositori francesi Eric Trufazz e Dominique Mahut con cui facciamo uno studio sulle musiche incisioni tradizionali messicane, in particolare quelle di tradizione sciamana, basate su voce, violino e chitarre. Abbiamo già testato le nuove composizioni in un tour lo scorso anno in Francia, ed ora stiamo realizzando il disco.

Ed infine ho nuove idee per il progetto Murcof…


http://www.murcof.com/

http://www.antivj.com/murcof/