Alcune considerazioni sulla mostra Dream Beasts di Theo Jansen, a partire da una breve intervista all’artista

di Simona Casonato e Camilla Rossi-Linnemann

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano ospita per la prima volta in Italia le opere di Theo Jansen, artista olandese che a partire dagli anni Novanta si è dedicato alla creazione di sculture cinetiche zoomorfe destinate alle enormi e scenografiche spiagge dei Paesi Bassi, affacciate sul mare del Nord.

Le “bestie” di Jansen possono ricordare, per assonanza visiva, i modelli delle macchine costruite a partire dai disegni di Leonardo da Vinci, che formano la collezione storica più importante del Museo. L’assonanza non deve però trarre in inganno: le motivazioni per cui il nostro museo scientifico nazionale ospita una mostra d’arte contemporanea, e in particolare questa mostra, non si limitano al suo impatto visivo ed evocativo.

Il Museo ha un profondo legame simbolico con la figura storica di Leonardo, a cui è dedicato, in nome dell’unità del sapere e del superamento delle barriere culturali tra arte, scienza e tecnologia. È qui che va cercata la ragione della mostra di Jansen: più sottile e articolata, va oltre persino l’indubbia valorizzazione dell’estetica dell’ingegneria che si può cogliere nel lavoro dell’artista olandese. In questo contesto il termine “estetica”, comunque, andrebbe inteso come principio ordinatore fondamentale, in vigore anche nell’ambito tecnico-scientifico (come quando, per esempio, si parla di “eleganza” in ambito matematico) e non solo nei termini dell’esperienza dei fruitori dell’opera.

C’è anche dell’altro, come si evince da “More Eskimo than Artist”, una breve intervista girata a febbraio e curata dallo staff del Museo insieme al regista Francesco Clerici e pubblicata in questi giorni su YouTube.

Jansen racconta in modo sintetico ed efficace il suo rapporto sia con la dimensione “scientifica” che con quella “artistica”.  Tra le due emerge una relazione radicale, che va cioè a pescare in uno strato profondo di significato, che sta sotto le narrative convenzionali sovrapposte a questi termini. Si tratta di una relazione dove la mimesi del reale viene attivata non nei confronti delle forme ma di un processo: il quale però, rivela Jansen, non è la progettazione ingegneristica, bensì l’evoluzione biologica.

L’arte e la scienza nelle parole di Jansen appaiono inseparabili, nel loro essere connaturate ad un atteggiamento creativo ed epistemico che va in un’unica direzione, inscindibili in due “campi” distinti – aldilà di ogni etichetta “istituzionale”, come precisa l’artista. Esse trovano il proprio riferimento nell’ambito biologico e nella natura, la physis, a cui tutto è ricondotto. Esseri inanimati, esseri viventi, ambiente e agenti atmosferici, ossia i tubi di plastica che formano le nuove “bestie”, la spiaggia, il vento, l’artista stesso, sono tutti alle prese con la somma interagente di questi fattori, nel tentativo di ricreazione di un processo evolutivo, tra magia, caso e necessità.

Possiamo forse cogliere un altro riferimento, più profondo, all’eredità di Leonardo da Vinci il quale, grazie al disegno, come ci insegna Claudio Giorgione, curatore del Dipartimento Leonardo Arte e Scienza del Museo, incessantemente esprimeva il proprio pensiero sulla realtà che lo circondava – fosse essa naturale, tecnica o culturale – tramite un lavoro di visualizzazione funzionale ad un processo di conoscenza.

Senza voler forzare parallelismi e contrapposizioni tra due figure assai distanti per epoca, luogo e contesto, possiamo forse rintracciare in entrambi un agire che è un modo di dar forma al pensiero: l’agire e il pensare, artistico e scientifico, si plasmano vicendevolmente in modo circolare. La costruzione per Jansen e il disegno per Leonardo non solo sono modi di rappresentare ma anche di conoscere.

Figli dei loro tempi, le due figure riflettono un interesse per il reale che per l’uno si concretizza nella ricerca e nel desiderio di comprendere il mondo, per l’altro nell’aspirazione quasi demiurgica di veder nascere un oggetto nuovo che esista indipendentemente dal suo creatore. Due operazioni artistiche che sembrano indirettamente testimoniare di uno scarto storico tra un’epoca del comprendere, e una dell’innovare.

La mostra di Jansen offre dunque spunti di riflessione in occasione del 500° anniversario della scomparsa di Leonardo da Vinci: un anno in cui il Museo è impegnato con altre due mostre temporanee incentrate sulla collezione di modelli delle sue macchine. La prima è a Roma, alle Scuderie del Quirinale, Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza (fino al 30 giugno 2019); la seconda a Milano, Leonardo da Vinci Parade, all’interno del museo stesso (fino al 13 ottobre 2019). Nel frattempo, l’esposizione permanente del Museo è chiusa al pubblico perché oggetto di importanti lavori di ristrutturazione, con l’obiettivo di realizzare prossimamente un’esposizione di grande impatto, che renda conto dello stato dell’arte della riflessione su Leonardo da Vinci ingegnere e tecnologo.

La mostra Dream Beasts  di Theo Jansen si potrà invece vedere fino al 19 maggio 2019.

Simona Casonato

Simona Casonato fa parte dello staff del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano dal 2003, dove si occupa di documentazione audiovisiva e di ricerca storica sulle collezioni, con particolare interesse per la cultura visuale e dei media. Ha partecipato alla preparazione di oltre 40 progetti tra mostre e sezioni espositive su temi tecnico-scientifici e artistici.

Camilla Rossi-Linnemann

Camilla Rossi-Linnemann lavora al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano dal 2005 dove si è occupata prima di management di progetti educativi europei e poi di sviluppo di partnership internazionali. Interessata in generale all’impatto della cultura sulle nostre società, Camilla si interessa più specificatamente allo studio di connubi tra produzioni artistiche e comunicazione della scienza.


Credits Ph: Paolo Soave