Love in a Dying World è un lavoro ibrido tra video musicale, film d’autore e video art girato dall’artista visiva Samantha Stella durante il suo viaggio in California con il musicista e songwriter Nero Kane. Il film è composto da 10 frammenti-capitoli ed è basato sui brani dell’album Love in a Dying World uscito in vinile il 30 novembre 2018 (qui è possibile vedere il primo capitolo del film intitolato Black Crows: https://www.youtube.com/watch?v=gvQqjkuq-5k).

Il film è stato presentato in varie occasioni e tre degli episodi del film sono stati scelti per la promozione dell’album nel settore musicale. Recentemente presentato al Museo Marca di Catanzaro, presso la galleria Il Pomo da Damo di Imola e al Museo Macro Asilo di Roma, il 4 dicembre 2018 alle ore 18.30 il film verrà presentato a Genova presso lo Spazio46 di Palazzo Ducale durante il talk con la giornalista Bettina Bush, in occasione dell’appuntamento “Un’ora d’arte” a cura di Virginia Monteverde.

Samantha Stella, artista visiva, performer, set & costume designer, art director per eventi di arte e moda e musicista, fa parte del duo di artisti visivi Corpicrudi. Nei suoi lavori l’artista spesso parte dalle esperienze corporee. Il corpo rimane un elemento imprescindibile della poetica del Love in a Dying World, anche se, come nota l’artista stessa, il corpo nel contesto del paesaggio desertico e quasi post-apocalittico californiano rappresenta più un oggetto che protagonista, si trova sullo stesso livello di altri artefatti, oggetti-simboli, immagini, il corpo diventa parte del paesaggio, straniante, disabitato, e affascinante per questo.

Da questo punto di vista si potrebbe dire che la storia raccontata da Samantha Stella, seppur una storia d’amore, prende la forma di un racconto poco antropocentrico: la simbiositra l’essere umano e l’ambiente con il primato/dominio dell’ambiente è una delle caratteristiche che rende il lavoro così originale, soprattutto nella nostra epoca di completa trascuratezza nei confronti di ciò che ci sta intorno, in cui abbiamo disimparato a convivere e sappiamo soltanto consumare.

Corpi, oggetti, paesaggi nel lavoro di Samantha Stella sono situati in una dimensione cronotopica (spaziale-temporale) straordinaria, immaginifica e fantastica (o quasi fantascientifica), un elemento che per me forse rappresenta un merito principale di questo ricco e generoso assemblagemusicale, visiva e sensoriale. Lo spazio costruito dalla regista potrebbe essere descritto con una citazione da un romanzo di Italo Calvino, “…un mondo in cui il genere umano è scomparso e le cose non sanno che parlare della sua assenza”.

Il mondo in cui ci immerge l’artista è un mondo che sta per scomparire, che contiene però numerosi riferimenti simbolici agli esseri umani, le loro emozioni, vite e storie. Le foto, la giostra, la Bibbia, la scatola e altre memorabilia in quel contesto diventano degli artefatti, degli reperti degli scavi archeologici di un’epoca che non è ancora scomparsa del tutto.

Sappiamo benissimo che la costruzione spaziale in un testo è imprescindibile dalla dimensione temporale. Com’è il tempo nel Love in the Dying World? Non-lineare, interrotto, ciclico, sfuggente. L’artista costruisce l’atmosfera di atemporalità, ma nel momento stesso, in quel vacuum in cui ci troviamo il tempo esiste, ma funziona a seconda delle logiche interne. La narrazione/non-narrazione si sviluppa a spirale. I luoghi e oggetti vengono rivisitati, ma non sono mai esattamente gli stessi. In modo sottile ci viene proposta l’idea di continuo cambiamento e di ritorno/non-ritorno onirico.Il film è una rappresentazione della realtà, ma non una riflessione diretta, esso stesso costituisce la realtà empirica. Questo lavoro costruisce una realtà ermetica con le proprie regole del gioco, ma nello stesso tempo diventa un’espressione sottile dello zeitgeist. L’immaginario ricco e pieno di significati non impone, ma propone. Basato sulla poetica del frammento e quasi postmodernista, Love in a Dying World lascia tanto spazio alle interpretazioni dello spettatore, invitato a perdersi nel mondo di “Far West contemporaneo”.


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