Viviamo in un momento storico complesso in cui nonostante la rivoluzione “smart” dove IOT, robotica e intelligenza artificiale fanno da trend per la diffusione dei prodotti del futuro, siamo consapevoli che tutto ciò non salverà il nostro pianeta dall’aver superato i limiti di sfruttamento e inquinamento ambientale a livello globale, a meno che non si decida di invertire la rotta: dalle regole del profitto delle multinazionali e delle banche, a quelle della salute e della sopravvivenza delle persone, come i cittadini che vivono l’inferno dell’ILVA a Taranto, o del TAP sulla costa pugliese e la massa di gente che emigra in tutto il mondo nella speranza di superare la propria condizione di povertà.

A Sassinoro, Paese dell’Acqua” in provincia di Benevento, la popolazione genera nuove energie a ripartire dall’acqua, intesa come bene comune da difendere, coinvolgendo esperti, giovani, scuole e associazioni nella “Giornata Mondiale dell’Acqua”. “Rigenerazione”, “resilienza”, o “resistenza”? Di queste tematiche, del ruolo dell’arte e degli artisti che lavorano con le nuove tecnologie, si è parlato durante il talk di Limanaria il 22 luglio 2018, insieme ai rappresentanti di associazioni ed enti quali Doxa Circolo Arci, Outside the Box, Bam – Bottega Artistico Musicale, Transluoghi, Arci Comitato Benevento, Associazione Trediciarchi/Pro Loco Riccia, STEAM Atelier, Kinetta spazio Labus, Cerreto Convento Meridiano.

Liminaria, festival alla sua quinta edizione, sposa la ricerca artistica sul “suono” come strumento per l’indagine, la coesione e l’azione sociale, adottando il concetto di “limen” per indicare quella zona di confine labile, laddove avviene l’attraversamento, la “transizione” di uomini e donne, di storie, di leggi della natura incontaminate, poi capovolte. Sono quindici gli artisti in residenza che da giugno sino a fine novembre 2018, insieme a speaker, associazioni e gruppi di studio, stanno attraversando diversi territori, fuoriuscendo dalla micro regione del Fortore beneventano, dove ha origine il festival, sino ad estendere il proprio raggio di attività al Molise, al Sannio/Valle del Titerno, al Cilento ed infine alla Sicilia, nello spazio suburbano della città di Palermo. “Il limen è lo spazio di indagine attorno al quale, nel corso del tempo, si è costruita la nostra ricerca: inteso come soglia geografica e culturale, come confine politico, più ancora come spazio topologico che complica le nette distinzioni stabilite dalla topografia e dalla geo-politica, il concetto di limen serve da strumento critico per indagare e al contempo rinnovare il modo in cui percepiamo e concepiamo le “frontiere” tra un presunto “centro” e un cosiddetto “remoto o isolato”, riferibile in particolare alle aree rurali del Sud Italia” – raccontano Beatrice Ferrara e Leandro Pisano, co-curatori del festival.

“Mediterraneo. Mediterraneo. Mediterraneo. Mediterraneo. Mediterraneo. Mediterraneo….” la parola continua in loop fino ad affogare in se stessa. I possibili mondi del suono abilitano al ripensamento della geografia corrente, mostrando irriverenza verso la sua funzione di regolatore della storia e dei governi, attraverso la creazione di una scienza del futuro: la geografia del suono. Libera dalle costrizioni militari e dalle convenzioni scientifiche e ancora capace di accedere il presente dal futuro, per praticare le sue varianti sconosciute”. Introduce cosi’ la sua performance, Salomé Voegelin, di origine svizzere che, attraverso la ricerca sul suono, indaga il racconto dell’organizzazione politica del mondo. Con la sua A Liminal Geography, composta da citazioni, registrazioni di voci e suoni ambientali registrati durante la sua residenza, ha trasportato il pubblico dalla Chiesa dell’Ave Gratia Plena direttamente nel “suono della contingenza”, li’ dove il Mediterraneo, da luogo di incrocio tra le culture del mondo e confine tra l’Europa e l’Africa, diventa culla dei conflitti globali e di morte.

Il centro storico di Guardia Sanframondi, seconda tappa dell’edizione in corso, costituisce un patrimonio storico, architettonico e naturalistico tra i più preziosi del nostro paese. Purtroppo attualmente gran parte dei suoi immobili sono in “svendita” e stanno raccogliendo l’interesse di persone straniere, per lo più americane e inglesi, che in questi luoghi, autentici e incontaminati, scelgono di iniziare una nuova vita e una nuova modalità di lavoro. Di questo aspetto ha parlato Nicola di Croce, che adotta il design sonoro urbano come strumento di empowerment per attori e aree marginali. Durante la sua residenza, l’architetto, musicista e sound artist italiano, ha realizzato registrazioni ambientali e di conversazioni con il Sindaco Floriano Panza, altri amministratori e stakeholders locali, confrontandosi sul tema dello sviluppo locale. Lo scopo è stato attivare un percorso di consapevolezza tramite l’ascolto, per elevare la percezione del paese ad oggetto positivo, colpire l’immaginazione delle istituzioni regionali e nazionali, creare lavoro e identità.

La ricerca artistica sul suono è un mezzo potente per implementare la comprensione istituzionale di questioni critiche come lo spopolamento, la segregazione, la scomparsa di identità locali e di patrimoni culturali intangibili, come ha narrato Sarah Waring: l’artista, che vive e lavora tra Regno Unito e Italia, ha indagato i cambiamenti nella percezione della coltivazione, dell’adattamento e della tutela presso i campi del paese, registrando storie di pastori, suoni ambientali e di  animali in pascolo in collaborazione con gli abitanti del centro dei migranti a San Lorenzo Maggiore.

“Contare su mille capi, un domani richiede duro lavoro, molta passione. Lavorare sui campi, aspettare i documenti, richiede pazienza, estrema resilienza”. La geografia del suono è un continuum verso ciò che è invisibile, per diventare generativo e raccontare un futuro ancora non vissuto, un “present now” fatto di storie ancora non raccontate. “Quando l’individuo viene esiliato dal conforto della sua comunità, del suo linguaggio e dall’utero materno, è la presenza – vale a dire l’idea che la solitudine non sia fine a se stessa- che porta conforto”. Accompagna così la sua performance, con una serie di frasi e appunti di viaggio, il media artist Budhaditya Chattopadhyay, ricercatore e scrittore nato in India, che ha fatto dialogare registrazioni in luoghi chiusi con particolari proprietà di risonanza sonora, come ad esempio alcune cantine e il campanile, con materiale di archivio audiovisivo dei riti penitenziali settennali in onore dell’Assunta, patrimonio storico di assoluta importanza per le origini della religione cristiana.

Dopo aver ringraziato con rispetto le conoscenze locali, come solo un maestro di cerimonie sa fare, Julian Henriques, esperto e docente di street cultures, musica e tecnologie tra lo UK e la Jamaica, ha attualizzato il rito del pane e del vino, principali prodotti dell’economia locale, riproponendo le registrazioni sonore effettuate presso il panificio e l’azienda vitivinicola biologica del paese, mixate in stile dub. L’obiettivo è stato focalizzare l’uso del suono come strumento critico e creativo, generatore di un linguaggio multiculturale, perchè universale come la musica e la danza.

L’architettura del centro storico di Guardia Sanframondi caratterizzata da numerose stradine e salite, casette non più alte di tre piani, piccoli balconi con piante e fiori, cunicoli e passaggi come un piccolo labirinto in pietra, si fonde nella bellezza del panorama naturale e ci si sente sospesi in un tempo che man mano si fa ritmo di una nuova memoria: la performance immersiva di Alyssa Moxley, che attualmente vive e lavora ad Atene in Grecia, ha proposto al pubblico un‘esperienza incarnata (embodied experience) attraverso un’intervento sonoro, una composizione multicanale elettronica live realizzata con field recordings avvenute in diversi luoghi dell’area tra cui il ceramista a Cerreto Sannita, le piscine naturali di Pontelandolfo, l’organo ed orologio presso Chiesa Ave Gratia Plena. L’intensa serata sulla splendida Terrazza di Palazzo Marotta si è conclusa con il dj set di Marco Messina, musicista, produttore e sound designer, nonche’ tra i fondatori dei 99 Posse negli anni ’90, il quale, nell’ambito della prima tappa di Liminaria a Ricca in Molise, ha realizzato alcune tracce audio con alcuni giovani locali focalizzate su una serie di storie che riguardano soprattutto il Bosco Mazzocca, area forestale posta al confine tra tre regioni (Molise, Campania, Puglia).

Durante la mostra collettiva di sound art “Giardino Atonale #1”, curata dal collettivo Aaltra presso le Manifatture Knos a Lecce, ho avuto l’occasione di assistere alla performance di Alessandra Eramo, che lavora principalmente con la voce e il rumore, esplorando territori acustici latenti della voce umana. La Eramo, nata a Taranto e stabile a Berlino, è tra i prossimi artisti in residenza di Liminaria 2018, dopo Daniele Ledda a Sapri dal 20 fino al 26 agosto, e insieme a canecapovolto, VacuaMœnia, David Velez, Fernando Godoy, dal 28 ottobre al 4 novembre a Palermo. Nel frattempo, che un’equipe di ricercatori italiani con il radar Marsis appura la presenza di tracce di acqua e di vita su Marte, noi ci lasciamo attraversare dall’eco di Liminaria e tracciamo una visione per il 2019, dove immaginiamo che anche il suono della Puglia avrà una sua nuova geografia.


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