Che cosa succede se nello schema classico della comunicazione (Emissore-Recettore) facciamo in modo che una delle due entità non sia un essere umano ma una pianta? Se lo sono chiesti i produttori musicali Francesco Andriani De Vito e Andrea Presicce assieme alla storica dell’arte Maria Teresa Santoro. I tre salentini, un paio di anni fa, hanno deciso di fondare un progetto, Plants Dub, per indagare le nuove possibilità di scambio uomo-pianta. Lo studio della vita delle piante è stato il campo d’indagine, approcciato in maniera multidisciplinare: tra scienza, filosofia e poesia, in una sintesi di musica elettronica e bioacustica.

Ricerche scientifiche recenti dimostrano ampiamente che le piante emettono suoni e frequenze non percepibili dall’orecchio umano, dovute alla circolazione di liquidi e acqua raccolta dalle radici. La Neurobiologia fondata da Stefano Mancuso sta provando che le piante non sono solo intelligenti ma anche dotate di uno specifico e complesso sistema percettivo. Ecco allora che quelli di Plants Dub hanno pensato di lavorare sull’intelligenza comunicativa delle piante e hanno scoperto che, spesso, essa si svolge per via di uno scambio di segnali elettrochimici. Hanno imparato a riconoscere e interpretare queste variazioni e, attraverso una sorta di traduzione inter-codice, trasformarle in suono.

Music from the trees è il loro album di debutto, da poco uscito in formati fisici (cd e vinile) e digitali, prodotto dalle etichette CGS e Pregnant Void, con il sostegno di Puglia Sounds. Nelle cinque tracce che lo compongono le melodie vegetali si sovrappongono a strutture ritmiche di matrice dub, appositamente composte, in un dialogo emozionale basato proprio sul concetto di vibrazione. Abbiamo intervistato i tre artisti per approfondire il processo creativo e le pratiche produttive.

Andrea Mi: Col progetto Plants Dub connettete musica elettronica e ricerche di bioacustica. Come avviene questa connessione tra due contesti così diversi?

Plants Dub: In realtà la musica elettronica ha dal suo principio fatto riferimento alla natura; i primi sintetizzatori cercavano di emulare i suoni acustici provenienti dall’ambiente circostante, potremmo dire che la connessione sia molto naturale. La scienza e la tecnologia seguono varie direzioni, quando entrambe hanno un approccio sensibile ai temi ambientali possono svilupparsi idee innovative che permettono all’uomo di comprendere meglio l’ambiente che lo circonda e stabilire una connessione.

Andrea Mi Di fatto, Plants Dub lavora su una comunicazione inter-specie. Per far questo è necessario immaginare una interfaccia che renda possibile uno scambio inter-codice tra il linguaggio della pianta e quello che possiamo percepire noi umani. Qual è quella di Plants Dub?

Plants Dub: Lavoriamo su più livelli, quello artistico e sonoro ma anche quello contenutistico e di ricerca. Le recenti ricerche scientifiche dimostrano che le piante sono dotate di un’intelligenza comunicativa che si esplica attraverso uno scambio di segnali elettrochimici; sono per esempio in grado di razionalizzare le risorse del sottosuolo e di avvertire possibili minacce scambiandosi informazioni. È stato dimostrato inoltre che reagiscono agli stimoli esterni, anche di natura umana, proprio attraverso la variazione delle vibrazioni. Nel corso delle nostre sperimentazioni abbiamo pian piano imparato a riconoscere e interpretare queste variazioni che traduciamo in suono; è uno scambio tra la nostra energia e la loro energia.

Allo stesso tempo, una ricerca letteraria e filosofica a ritroso nel tempo, ci ha permesso di andare oltre la visione antropocentrica della realtà sviluppatasi negli ultimi decenni; ci si è così aperto un mondo  su quello che era il rapporto tra l’uomo e la natura prima dello stato di fatto attuale. In definitiva la nostra interfaccia sta nel metterci in una condizione di conoscenza e ascolto, scevra da preconcetti.

Andrea Mi: Tecnicamente come funziona il processo di “traduzione”?

Plants Dub: Utilizziamo un dispositivo (Music of the Plants) che ci permette di captare gli impulsi elettrici delle piante tramite due elettrodi collegati alle radici ed alle foglie e tradurli in codice Midi. Assegniamo al codice dei suoni da noi creati e trasformiamo l’impulso della pianta in suono sintetizzato. Non si tratta di suoni ambientali ma del flusso della linfa vitale della pianta che produce impulsi elettrici e che noi traduciamo in suoni acustici.

Andrea Mi: Perché il dub come “estetica” e metodo di produzione?

Plants Dub: Nel nostro approccio alla musica il dub ha sempre giocato un ruolo chiave, siamo fruitori e produttori di questa attitudine musicale e quindi ci è sembrato naturale provare ad applicare le tecniche del dub alle melodie generate dalle piante. Il dub tende ad amplificare, moltiplicare e mettere in risalto particolari del suono creando un’atmosfera dilatata e profonda, ma anche minimale e per certi versi meditativa. Ci è sembrato da subito il giusto approccio da applicare a un mondo apparentemente silenzioso come quello vegetale.

 

Andrea Mi: Come è formata la squadra dietro il progetto e come coordinate i vostri percorsi di ricerca differenti?

Plants Dub: Proveniamo da formazioni differenti, prevalentemente musicale (Francesco e Andrea) e umanistica (Maria Teresa), ma proprio questa “diversità” ci consente di interpretare le nostre sperimentazioni da molteplici punti di vista e connotare il progetto secondo diversi aspetti. Lavoriamo diametralmente ognuno  nella sua specificità sulla parte musicale e quella concettuale e visiva. La nostra è una piattaforma ibrida di ricerca tra musica, arte e scienza, aperta a collaborazioni con esperti di botanica, biologi, fotografi e registi ecc. Il nostro approccio è inclusivo, ci piace l’idea di una formula aperta a nuove contaminazioni.

 

Andrea Mi: Il concetto di “vibrazione” è fondamentale in questo progetto, sia a livello filosofico che come fenomeno fisico vero e proprio.

Plants Dub: In effetti crediamo sia la vibrazione il reale punto di congiunzione tra l’uomo e la pianta. È la vibrazione tradotta in impulso elettrico a darci il segnale da codificare in suono acustico ed è sempre la vibrazione tradotta in suono ciò che noi ascoltiamo e che attraversa i nostri corpi e i nostri sensi influendo sul nostro stato d’animo. Quel che abbiamo compreso del mondo vegetale, nei mesi di realizzazione del disco e nella fase di apprendimento precedente, è che il pianeta ha più chiavi di lettura non esclusivamente tutte antropocentriche. Le piante ce ne offrono una meravigliosa se impariamo a conoscere le loro regole; talvolta si riesce a trovare un punto di congiunzione tra il nostro modo di vedere e interpretare le cose e il modello che loro ci offrono. Nel disco spesso siamo riusciti a creare ritmi che andassero a tempo con le melodie generate dalle piante ed il punto di congiunzione è stata proprio la vibrazione. Potremmo dilungarci sul concetto di vibrazione ma rimandiamo a una sola esplicazione, il  pneuma, la prima vibrazione, la prima esperienza vitale, che è data a noi esseri umani, proprio dalle piante.

Andrea Mi: Un’altra caratteristica di Plants Dub è di cercare un ideale ponte di comunicazione tra modelli fisici, sorgenti biologiche, e processazione digitale. Come costruite questo ponte?

Plants Dub: Con il mezzo comunicativo che abbiamo scelto, la musica. Che si tratti di impulsi elettrici, vibrazioni, suoni, parliamo di frequenze; quello che noi facciamo è portare nella banda dell’udibile ciò che si muove nello spettro degli infrasuoni. Attraverso le mappature delle registrazioni dei suoni emessi dalle piante portiamo avanti delle ricerche in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento, si tratta di rendere visibile quello che in principio è solo udibile e ricavarne dati utili per indagini di natura biologica.