Tornata dal Sònar festival di Barcellona la scorsa estate, ho pensato che la cosa veramente magica fosse stata l’esperienza immersiva e multisensoriale del fulldome reel, non solo perché richiamava lo stupore di un certo cinematografo delle origini, ma soprattutto perché proiettava lo spettatore dentro una dimensione tridimensionale, libera da qualsiasi tipo di cornice percettiva o dalle limitazioni dello schermo di proiezione. Qualche giorno fa ho scoperto che tale dimensione a 360° è stata focalizzata sull’esperienza dell’ascolto. Il 6 gennaio 2020 – il giorno del mio compleanno, forse si tratta di una coincidenza, forse no – è stato inaugurato il primo teatro eco-acustico d’Italia, presso Palazzo Mosca sede dei Musei Civici a Pesaro, Città Creativa Unesco della Musica, nonché città natale del più importante compositore italiano della prima metà del XIX secolo: Gioacchino Antonio Rossini. Si tratta della Sonosfera – che fa parte altresì del patrimonio del Museo Nazionale Rossini –, un teatro unico al mondo per l’ascolto tridimensionale di ecosistemi e di musica, sperimentabile anche nel campo dell’arte e della letteratura. Per la sua eccezionalità, dovuta a caratteristiche tecnologiche e funzionali inedite, ha ottenuto fin da subito il brevetto internazionale Eco-acustic Theatre.

L’ideatore è il professor Davide Monacchi, il più grande cacciatore di suoni al mondo, famoso per aver registrato la colonna sonora delle foreste equatoriali. Monacchi è docente al Conservatorio di Pesaro, dove trasmette le sue conoscenze come compositore di musica elettroacustica e ingegnere del suono, con una formazione avviata in Italia e poi perfezionata in Canada e negli Stati Uniti. Ha partecipato alla recente sessione plenaria della Conferenza ONU sulla biodiversità in Egitto, è membro fondatore della International Society of Ecoacustics ed è autore del film Dusk Chorus, premiato come Best Euopean Science Film nel 2018. Il suo progetto Fragments of Extinction è stato avviato nel 2002, registrando il patrimonio di suoni vergini nelle foreste primarie equatoriali incontaminate – cioè dove è sempre stata assente la presenza umana – per far riflettere sulle pericolose condizioni climatiche del nostro pianeta e per creare consapevolezza sulla crisi globale della biodiversità.

Nel suo libro, L’arca dei suoni originari. Salvare il canto delle foreste dall’estinzione, Monacchi dichiara: «Mi chiedevo: come mettere insieme l’impegno ambientalistico, la cura e l’amore per la foresta, con la mia attività di compositore e sound designer? Come unire le due cose? La risposta arrivò nel 1998, semplicemente: dovevo andare nelle foreste primarie tropicali e registrarle per sensibilizzare il mio pubblico sull’estinzione in atto». Questo progetto meraviglioso ha generato un altro progetto ancora più ambizioso, quello di creare un database di registrazioni digitali di suoni delle foreste tropicali e di costruire “un’arca immateriale”, che possa costituire un teatro per l’ascolto immersivo ed esperienziale di questo infinito patrimonio sonoro. La progettazione della Sonosfera nasce dunque dall’urgenza di fondere natura e amore per la Terra con la musica, il suono e l’innovazione tecnologica. In un mondo che sta collassando a livello globale, Monacchi ha dato vita ad un teatro acustico in cui recuperare la nostra capacità di ascolto per una maggiore consapevolezza delle biodiversità.

Partendo dal concetto di paesaggio sonoro di Pierre Shaffer, Monacchi ha prodotto un landscape sonoro a 360° che induce una fruizione sonoro-sensoriale molto potente. La Sonosfera è uno spazio sferico, formato da due semi cavee simili a quelle di un anfiteatro greco, dove poter fare una esperienza collettiva del suono tridimensionale. Il suono acusticamente perfetto – fonoassorbente all’interno – proviene da quarantacinque altoparlanti posizionati nell’intera superficie semisferica, che creano una sorta di campo sonoro, sopra e intorno al pubblico. In questo spazio acusticamente ineccepibile e totalmente al buio, si vive la dimensione sonora attraverso una esplorazione sensoriale profonda; inoltre grazie agli spettrogrammi del suono e ai contenuti audiovisivi – che sono proiettati su uno schermo a 360° di altissima definizione – la modalità di partecipazione degli spettatori è molto più percettiva e multisensoriale.

Come afferma lo stesso Monacchi è un teatro “dedicato al suono, all’ascolto tridimensionale del suono, costituito di pelli acustiche che propongono una altissima fono assorbenza interna e un isolamento dall’esterno, ma soprattutto è uno spazio mobile che può essere smontato in tre giorni e rimontato in sei, sette giorni.” Questo permette di trasferire e allestire agilmente la Sonosfera in qualsiasi altro tipo di contesto: Museo, Festival, Fiera ecc. Il progetto è stato presentato volutamente con “tre aree tematiche diverse che fanno intuire la sua multifunzionalità e l’essere a cavallo tra vari generi, tra varie intenzioni: quella artistica e musicale, e quella educativa che sta alla base della scienza e alla base del suono.” Si presta infatti sia alla divulgazione di contenuti culturali che alla produzione artistica, riproducendo ambienti sonori di diverso tipo. Nello spazio della Sonosfera allestita presso Palazzo Mosca – Musei Civici di Pesaro è possibile fare una esperienza sonora immersiva in tre atti: Fragments of Extinction, Sound design e musica elettroacustica, Le Figaro concerto di musica classica.

Il primo atto – guidato dalla voce narrante di Monacchi – è un viaggio sonoro virtuale nelle foreste equatoriali tropicali, dove suoni e rumori sono stati registrati sia di giorno sia di notte, ricreando un paesaggio sonoro molto suggestivo e vicino alla realtà. Non solo è possibile ascoltare i suoni prodotti dalla flora e dalla fauna diurna e notturna, ma soprattutto è possibile partecipare da un punto di vista esperienziale, immedesimandosi nel “procacciatore raccoglitore”, Monacchi, che in alcuni momenti esprime emozioni contrastanti quali entusiasmo o paura (specialmente ritrovandosi in quei luoghi sperduti da solo di notte), influenzando lo stato percettivo dello spettatore. La corona di proiezioni intorno al pubblico permette inoltre di visualizzare la trasformazione sonora dell’habitat primordiale, attraverso spettrogrammi sonori e immagini inaspettate che svelano un futuro distopico, in cui è possibile l’inimmaginabile: dal periodo post-industriale ad oggi l’area delle foreste si è ridotta incredibilmente.

Il secondo atto, focalizzato sull’esperienza di sound design e di musica elettroacustica, intende essere soprattutto un esempio di come l’ascolto tridimensionale possa avvolgere completamente il pubblico, rendendo il suono ancora più plastico e spaziale. I suoni prodotti digitalmente suscitano infinite sensazioni negli utenti, che a occhi chiusi o aperti fanno un excursus percettivo e sensoriale, focalizzato esclusivamente sull’ascolto attivo. Infine il terzo atto concerne la proiezione audiovisiva del concerto di musica classica, Le Nozze di Figaro, che viene esperito dal punto di ascolto del direttore di orchestra, posizionato tra gli strumentisti e sotto il palco: in questo caso la fruizione di suoni e immagini a 360° si avvicina molto all’esperienza del fulldome reel. Le Nozze di Figaro è un’opera lirica di Wolfgang Amadeus Mozart, sicuramente la più celebre del compositore salisburghese e la prima delle tre opere italiane che siano state scritte sul libretto di Lorenzo Da Ponte. Nella Sonosfera Le Figaro è proiettata sullo schermo a corona che avvolge il pubblico, focalizzandosi in particolare sulla scena in cui il protagonista si lava dentro una vasca, lanciando gli schizzi di acqua sul palco, che inaspettatamente e virtualmente arrivano fino allo spettatore

La Sonosfera – nata dal progetto “granitico” Fragments of Extinction, in cui conferiscono ambiti di studio molto eterogenei tra loro, quali “spatial audio”, “acoustic ecology”, “code biology”, “ecoacoustics”, “intangible heritage e patrimonio audiovisivo” “osservazione della biodiversità” – è un esempio validissimo e autentico di interdisciplinarietà visto che per la sua realizzazione sono state coinvolte figure con competenze tecniche specifiche diverse: ingegneri, acustici, matematici, musicologi, biologi, conservazionisti e scienziati. La Sonosfera ad oggi si presenta con un asset strategico per la ricerca sonora in un paese come l’Italia che tradizionalmente è fortemente orientato all’industria dell’audio, degli strumenti musicali e della indagine artistica e musicale. Sarà infatti tra i principali focus del Sound Studies Forum, che – fondato da Caterina Tomeo e Leandro Pisano in collaborazione con Alessandra Calanchi, Jan Martin Ivo Klaver, Massimo Russo e Mario Corsi (Università di Urbino) – rappresenta il tentativo di creare il primo gruppo di studio transdisciplinare sui sound studies in Italia, avvalendosi del contributo di studiosi afferenti a diversi campi di ricerca.

Negli ultimi anni, i sound studies hanno acquistato sempre più interesse nella ricerca accademica, configurandosi come ambito innovativo di studio in senso multidisciplinare. Lo sviluppo e la creazione di dipartimenti di ricerca, libri, riviste, seminari, convegni, testimonia l’attenzione progressivamente catalizzata dagli studi sul suono su scala internazionale. Si tratta di un territorio di ricerca molto ampio, che comprende gli studi di politica del suono, la critica culturale e tecnologica, la sound art e le pratiche a essa associate, la fonografia urbana e l’ecologia acustica, gli studi sul paesaggio sonoro anche nei campi della letteratura e del cinema, le epistemologie sonore, la nuova musicologia e le relative riflessioni storiografiche. Diverse sono le discipline che contribuiscono alla definizione dello statuto dei sound studies: tra le altre, letteratura, linguistica, musicologia, antropologia, filosofia, psicologia, architettura, geografia, studi di genere, studi culturali e di performance, new media studies.