Lo studio cinematografico Paramount di Hollywood è famoso sin dagli anni Sessanta per film come Colazione Da Tiffany e La Donna Che Visse Due Volte, e per molte serie televisive come Glee, NCIS e American Horror Story. Per quattro giorni, dal 14 al 17 febbraio 2019, lo studio cinematografico ha fatto da location per l’edizione inaugurale della fiera d’arte Frieze di Los Angeles. Con l’obiettivo di “esplorare come l’arte possa fare da ponte tra i mondi del patronato e dell’impegno civico”, ha attirato 30 mila visitatori, incluse celebrità, professionisti del mondo dell’arte, collezionisti e normale pubblico.

La fiera aveva dimensioni modeste, ha presentato 70 gallerie (incluse molte di Los Angeles) e 16 Progetti. Inoltre, a completare il percorso della fiera nel raggiungere la comunità artistica della città, si sono tenuti dibattiti, oltre a programmi cinematografici e musicali. Verrà discusso a lungo come la presenza, ritenuta minima secondo gli standard del settore (un weekend di lancio di un film potrebbe tranquillamente vantare 10 milioni), è considerata un’impresa di grande successo per gli standard del mondo dell’arte, forse anche perché molte gallerie hanno riportato dati di vendita positivi. La miglior vendita è stata l’installazione Unisex Love Nest (1999) l’ultima dell’artista losangelino Mike Kelly, venduta da Hauser & Wirth a una collezione europea per 1.8 milioni di dollari.

Le euforiche, intense notizie e promozioni pre-fiera avevano previsto il lustro, lo stile e la ricchezza in mostra. A Los Angeles, un evento sold out è considerato come una risposta eccezionale da parte del pubblico, e Frieza LA ha ottenuto questo risultato nel primo giorno di apertura al pubblico, nonostante l’assenza di parcheggio, una fitta pioggia e vendite di biglietti esclusivamente online a un prezzo base di 80 dollari (i biglietti erano leggermente più economici per l’accesso al solo “black lot”, e anche quelli sono risultati sold out sabato).

Essendo nel cuore di Hollywood, Frieze ha attratto svariati invitati Vip che si notavano per saltare la fila ed essere caricati su una golf cart che li conduceva direttamente oltre il tendone della galleria dove si trovava la speciale lounge Vip Champagne. E, a differenza di una grande inaugurazione per una mostra o di un’anteprima di un film in grado di generare ricordi e opinioni forti, col senno del poi, Fair è stato un evento flash, una rapida “toccata e fuga”: un semplice momento nel calendario culturale di LA, ma che prometteva di attirare l’attenzione internazionale sui fenomeni del vasto e variegato panorama artistico di Los Angeles.

Prodotto e gestito dagli organizzatori esperti del settore di “Endeavour”, una talent agency di Hollywood di lunga data, Frieze si è aggiunto alla frenesia della “stagione dei premi” che celebra “The Industry” (il business televisivo e cinematografico). Poiché Frieze sperava anche di unire il mondo dell’arte con Hollywood, un grande sforzo decennale per molte illustri istituzioni artistiche di LA, si è volutamente impegnare con un panorama artistico più ampio e ha offerto addirittura diverse visite guidate nelle gallerie di tutta la città, dirette dagli artisti. Queste visite guidate sono state offerte per un pubblico specializzato con un costo di circa 250 dollari  ciascuna.

Frieze LA riempie di energia le “altre” fiere d’arte della città, portando un pubblico internazionale alla fiera più recente Felix (al Roosevelt Hotel) e al LA Art Show di lunga data di LA (al LA Convention Center) e all’ALAC – Art Los Angeles Contemporary (al Barker Hangar a Santa Monica). Le diverse fiere d’arte di LA si sono svolte nello stesso periodo e hanno apprezzato la presenza del brand Frieze, famoso a livello internazionale.

Per decenni, il mondo artistico di LA ha reclamato l’attenzione da Hollywood. Le istituzioni artistiche ora sono diventate anche destinazioni, rese popolari dall’impegno online con i social media, includendo i Podcast, Twitter, Instagram e Augmented Reality. Le conferenze sono in streaming, gli archivi e le opere d’arte sono pubblici, e le interviste, opinioni e feedback dei visitatori sono disponibili sui siti web. Tuttavia, tutto ciò fa sì che le istituzioni artistiche siano aperte anche alla manipolazione.

Uno straordinario intervento a Frieze LA è stato rappresentato dall’opera di Gretchen Andrew, l’artista non invitata di LA che si è infiltrata nel dominio di Frieze ottimizzando le strategie dei motori di ricerca di immagini, copiando eccessivamente la sua opera con un tappeto “Freze” sullo sfondo, simile a quello realizzato in forma digitale. È riuscita con successo a vincere la ricerca immagini e bypassare ogni presenza fisica diventando così un’artista esposta in maniera virtuale. All’esterno dell’ampia galleria, file di immacolate bancarelle dai muri bianchi con una selezione di quadri e oggetti “vendibili”: Frieze Projects, una sezione curata che è stata situata nel backlot, utilizzando questo finto quartiere pedonale newyorkese.

Frieze Projects comprendeva sedici artisti, selezionati da Ali Subotnick: ex curatrice dell’Hammer Museum, nel 2016 era considerata una delle 25 curatrici più influenti. Gli artisti del progetto sono stati principalmente (ma non esclusivamente) commissionati e soprattutto (ma non tutti) risiedono a Los Angeles. Tutti i progetti, a eccezione di uno, sono stati presentati in collaborazione con una galleria commerciale. Il backlot di Paramount è stato trasformato in una sagra da strada di quartiere: una zona pedonale con opere d’arte citate ovunque, negli edifici, nei vicoli e sulle facciate degli edifici. Pop-up store, locali a tema, ristoranti esclusivi e performance disseminati per le strade e gli androni creavano un’atmosfera accogliente più comune agli europei e agli abitanti di Los Angeles che risiedono nei quartieri etnici.

Spiccavano le opere di Barbara Kruger (Sprüth Magers) e Paul McCarthy (Hauser & Wirth), pezzi grossi dell’arte. Kruger ha ideato venti diversi adesivi testuali posizionati a terra per guidare i visitatori dalla tenda della galleria fino al backlot. “Qui c’è vita senza dolore”, per fare un esempio delle frasi.

Stando a quanto si dice, questi adesivi sono stati posizionati anche all’interno e nei dintorni delle istituzioni artistiche nell’area di Los Angeles, allargando così il pubblico dell’opera. Si poteva ammirare l’iconico Daddies Tomato Ketchup Inflatable (opera del 2007 e, quindi, non commissionata da Frieze) da molti punti all’interno del backlot, ed era accompagnato dal vivace Bossy Burger (1991), di dimensioni più ridotte. Quest’opera richiama alcune delle prime e note opere dell’artista per performance tenutesi a Los Angeles che utilizzavano il ketchup come classico sostituto di sangue e coaguli nei film.

Tra le opere d’arte commissionate da Frieze, parecchie appartenevano ad artisti non molto noti, tra cui l’artista con sede a Los Angeles Hannah Greely (Park Gallery) che ha tenuto la sua prima mostra personale nel 2017. Greely utilizzò lo spazio aereo tra gli edifici per appendere oggetti colorati ai fili del bucato. L’opera High and Dry ricorda perfettamente una parte finta riprodotta di un quartiere.

È facile che sfugga Psychical Apparatus Neon dell’artista con sede a Los Angeles ma di origini hawaiane Cayetano Ferrer che sembrava costituire una parte dell’allestimento di un set cinematografico e che venne presentata dalla galleria Commonwealth and Council di Koreatown; questa univa la funzionalità delle insegne con la vivacità del paesaggio urbano di Los Angeles e condensava numerose idee in un’unica esposizione.

Un’installazione politica, affascinante, commissionata nel momento più giusto fu Game di Karon Davis (Wilding Cran Gallery). L’artista con sede a Ojai, insieme al suo ultimo marito Noah Davis fondarono insieme il LA Underground Museum, un progetto pluriennale realizzato in collaborazione con MOCA come uno spazio di dialogo, nello specifico con artisti e spettatori di etnie diverse.

Sulle scale d’ingresso di un edificio amministrativo, diverse figure riprodotte su scala umana di calchi in gesso bianco sono state piazzate in maniera strategica, ognuna con un paio di corna che spuntano fuori. Un’insegna sopra l’ingresso recita: ‘Martin Luther King Jr. Academy’. Game fa riferimento esplicitamente alla violenza nelle scuole e nonostante le figure ritratte trascendano la realtà e siano forse persino immortali, sono indifese se prese di mira dai cacciatori. Sono stato informato da uno degli assistenti dell’artista che l’opera è stata venduta al The Hammer Museum. Ottimo lavoro!

Un altro lavoro che merita di essere ricordato è un omaggio a Eugenia P. Butler, scomparsa nel 2008. Kitchen Table (1993/2019) è stato ripreso da Corazon Del Sol, figlia di Butler, artista di Los Angeles, The Box, e dalla tenuta di Butler. Il lavoro video a canale singolo documenta diverse conversazioni sui pasti a cui Allan Kaprow, John Outterbridge, Carolee Schneemann, Suzanne Lacy e Joan Jonas (complessivamente 26 artisti) sono stati invitati da Butler a partecipare 26 anni fa durante una precedente fiera d’arte di Los Angeles. Kitchen Table è un documento affascinante che porta le conversazioni precedenti nel presente, con una nuova performance di Del Sol. È stato anche dato spazio all’interno della Frieze LA Art Fair presso lo stand della galleria The Box.

C’era poca attenzione alla media art digitale a Frieze LA, a parte alcune stampe digitali commercialmente valide e alcune opere video a schermo piatto, ma il programma di conferenze di Frieze LA ha contribuito a diverse importanti “conversazioni sul mecenatismo”.

Organizzato da Hamza Walker, direttore di LAXART, uno spazio artistico no-profit nel corridoio della Hollywood Gallery Corridor, uno dei discorsi è stato memorabile. “Evoluzione dell’umano: Art in the Age of AI and Synthetic Biology”, è stato presentato dal Berggruen Institute, Beverly Hills, un luogo che onora “i pensatori le cui idee sono di fondamentale importanza per la vita contemporanea”. Moderata da Tobias Rees, direttore fondatore dell’Istituto “Transformations of the Human Program”, ha offerto presentazioni di Agnieszka Kurant, artista residente presso l’Istituto, di origine polacca, e di Drew Endy, professore dell’Università di Stanford che lavora con il Berggruen Institute.

Le loro presentazioni individuali comprendevano discussioni sull’intelligenza collettiva, software e data mining, sviluppo del lignaggio del DNA e processi autocatalitici.  Era dedicato all’attivismo scientifico a livello internazionale.  Speriamo che le future edizioni di Frieze continueranno a guardare a queste tematiche artistiche/scientifiche, con opere d’arte e argomenti di discussione che sfidino la comunità dell’intrattenimento/arte con il futuro della condizione umana.

Frieze New York avrà luogo al Randall’s Island Park, 2-5 maggio 2019.


https://frieze.com/fairs/friezelos-angeles

http://www.paramountstudios.com/

https://www.berggruen.org

www.laxart.org

https://hammer.ucla.edu

https://www.gretchenandrew.com