I suoi “viaggi brevi”, i suoi video, ci portano in una realtà parallela, terza, che è insieme il regno della realtà e quello della coscienza in riposo. La nostra guida tra questi due mondi è Donato Sansone, il sorridente anfitrione sulla soglia della porta dei suoi sogni.

Una formazione classica, attraverso l’Istituto d’Arte, l’Accademia di Belle Arti, ed il Dipartimento Animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, è la base per il continuo “lavoro in corso”, la piattaforma dei suoi progetti.

Dai piccoli “haiku” digitali, spiritosi e destabilizzanti, a narrazioni più estese, seppur rapide, il suo stile prevede movenze rapide, storie compatte, tensione continua, tutto connesso all’ampio “guardaroba” emozionale da cui attingere. Cosa c’è dentro? Una sorta di “scatola di Pandora” di sentimenti primari, stupore fanciullesco, sesso giocoso, horror grottesco, disorientamenti ironici.

Da dove provengono queste ispirazioni? Dalla sensibilità di un ragazzo curioso degli anni ’90, che assorbe insieme all’addensarsi degli stimoli dei linguaggi visivi in fieri, che stavano moltiplicandosi in quegli anni, i necessari collegamenti – la prima aspirazione, mai sopita comunque, è stata la pittura – ad arti e linguaggi moderni e contemporanei, che curavano l’indagine di materie “oblique”: il fumetto underground ed alternativo, il cinema di David Lynch e David Cronenberg, ma anche tutta l’”esplorazione” del corpo come mezzo artistico, da Francis Bacon alle sperimentazioni radicali contemporanee.

La padronanza delle tecniche digitali dell’immagine in movimento non è forzata, la “magia” del mondo digitale nasce naturalmente, come conseguenza dell’idea, e sa felicemente sposarsi all’uso di tecniche “low-fi” e “vintage”.

Il lavoro di Donato Sansone ha ottenuto numerosi riconoscimenti in giro per il mondo, in festival e manifestazioni che hanno saputo evidenziare il suo originale talento (il Festival Cinanima in Portogallo, la selezione del Premio Cèsar in Francia, la citazione della fondamentale rivista Cahiers du Cinema”), attraendo anche l’attenzione di Canal+ e Sky Arte, che lo hanno voluto presentare e raccontare.

Un’espressione che gioca con maestria tra varie competenze tecniche, muovendosi con naturalezza tra segno grafico, videomaking ed arte in senso lato. Obiettivo – immediato e ultimo – esprimersi con libertà e gioia, anche quando si tradiscono inquietudini sottili, mescolate ad insospettabile leggerezza. Alti e bassi di un linguaggio sincopato, registrato sulla lunghezza d’onda di sentimenti sinceri, che covano sottopelle, motore di desiderio e di vita.

Ecco la nostra intervista con Donato Sansone.

Marco Aruga: Come sei “giunto sin qui”? Quali sono stati gli spunti iniziali per la tua attività? Quale la tua formazione?

Donato Sansone: Dopo aver fatto le scuole che facciamo tutti, elementari e medie, ho fatto l’istituto d’arte a Potenza. Io sono della Basilicata. Poi l’accademia di Belle arti a Napoli, ed alla fine il CSC – Centro Sperimentale di Cinematografia a Torino, Dipartimento Animazione. Questo è stato il mio percorso artistico.

Marco Aruga: Come spunto iniziale che ti ha indirizzato verso questo campo, ce n’è stato uno in particolare?

Donato Sansone: Quelli che mi hanno formato, e mi hanno dato un po’ lo spunto, sono stati i videoclip anni ’90, che vedevo su MTV. Mi hanno fatto venire la voglia di dedicarmi ai video, all’animazione. Io nasco soprattutto come pittore, però, quando ho scoperto la bellezza dei videoclip, ho cambiato un po’ orientamento, mi sono spostato sul versante video.

Marco Aruga: Siamo interessati a conoscere il tuo processo creativo. Come nascono le tue idee, come le “fissi”, come le metti in campo, come poi crescono?

Donato Sansone: Le idee non nascono da sole, vivono dentro di me continuamente, e germogliano un po’ alla volta. Le devo solo andare a prendere, nel senso che il mio vissuto, la mia esperienza della realtà, e soprattutto anche quello che ho visto, che ho amato, mi hanno già creato un mondo. Sì, è un po’ come se le cose le avessi già dentro, devo solo andarle a trovare, considerando ciò che devo fare. È un processo creativo abbastanza spontaneo. Invece a volte mi devo mettere proprio a pensare, a farmi venire un’idea precisa. Quindi dipende dal tipo di lavoro. Se mi commissionano un lavoro, dove vogliono una cosa specifica, allora devo inventarmela. Altre volte invece, vado semplicemente a cercare quello che ho dentro. Infatti molte idee su cui lavoro, sono idee che già avevo anni e anni fa, che vado a ripescare, che dovevo realizzare e che non avevo ancora realizzato, da rimanipolare, da riprendere nella mia mente, nella mia dimensione onirica, diciamo. È un po’ questo il processo.

Marco Aruga: I tuoi lavori sono accurati progetti sinestetici. Ci puoi parlare della tua collaborazione con Enrico Ascoli – il tuo sound designer -?

Donato Sansone: Quella con Enrico è una collaborazione fondamentale per me, perché con lui – che oltre ad essere il mio sound designer è anche un carissimo amico – abbiamo una sintonia molto particolare, dal punto di vista artistico. Io e lui ci capiamo senza dire più niente, non gli spiego quello che voglio, lui sa già più o meno cosa fare. È entrato proprio nel mio “mood”, nel mio mondo che, così, ha una dimensione ancora più completa. Non è solamente un sound designer, è un musicista, che crea mondi, crea dimensioni acustiche e sonore che sono molto affascinanti, e che non fanno altro che “riempire” ancora di più quello che faccio io.

Marco Aruga: Adoperi molte tecniche. Ci sono tecniche che ti danno più soddisfazione? Od altre che ti mettono più alla prova?

Donato Sansone: Bene o male, mi piacciono tutte. Mi piace molto sperimentare. C’è qualcosa di più faticoso, ed è l’animazione. Bisogna essere pazienti, perché per fare pochi secondi ci vogliono molti disegni, molti frame disegnati. Però se penso al risultato, mi passa il tempo. È un po’ più stancante. Mi diverto di più lavorando con la realtà, manipolando in compositing del materiale reale, del footage appartenente al mondo della realtà, dandogli un nuovo aspetto, una nuova forma. Mi diverto un po’ di più, ecco.

Marco Aruga: Quanto del tuo lavoro è da subito finalizzato, e quanto è pura sperimentazione? Quanto delle tue sperimentazioni trova poi impiego nei lavori che completi?

Donato Sansone: Il mio lavoro non è nemmeno più sperimentale, è già finalizzato, nel senso che – a furia di lavorare, di fare esperimenti – io già so più o meno quello che uscirà fuori, anche se non sempre completamente. Quella sfera della sperimentazione è già un po’ passata, perché ne ho fatta moltissima nel corso di questi anni, dove c’era più l’”effetto sorpresa”. Invece adesso già ho la percezione di quello che potrebbe essere il risultato visivo di una sperimentazione, di una creazione, di un prodotto visivo.

Marco Aruga: Quali sono i temi che preferisci (se ce ne sono)?

Donato Sansone: I temi che preferisco sono la meraviglia, l’inquietudine, il mondo onirico. Cioè la materia che mi piace è la materia dei sogni, in un certo senso, ed è stupire. Una cosa che mi piace molto è proprio giocare con la realtà, e cambiarne i connotati, la logica, cercando di stupire lo spettatore. È una specie di gioco che faccio io, e vorrei che arrivasse allo stesso modo anche allo spettatore, un senso di giocosità, di divertimento. Perché quello che faccio innanzitutto diverte me, poi vorrei che divertisse gli altri. Non vorrei che il mio lavoro fosse pesante. Infatti per diversi motivi faccio delle cose che sono brevi, oppure degli esperimenti di pochi secondi, oppure dei cortometraggi che non durano più di 5 o 6 minuti.

Quello che preferisco – tornando alla domanda iniziale – sono i temi del paranormale, dell’irrealtà, del surreale, del grottesco, e sono affascinato da tutto ciò che ha qualcosa di misterioso e di inquietante, di soprannaturale. Mi piace molto questa dimensione, di un mondo che sta al limite.

Marco Aruga: Hai un “dialogo” con i tuoi sogni? Te li ricordi? Ti chiedo se possano essere anche materia di ispirazione …

Donato Sansone: Sì, molto, io sogno tantissimo, e faccio dei sogni strabilianti. A volte sogno proprio dei film, dei racconti, delle storie, che sono incredibili. Ho un continuo rapporto con il mondo dei sogni, un rapporto vitale, fondamentale. Per me la vita è il sogno. È un’altra realtà, una realtà parallela, che esiste come quella reale, perché noi fintanto che sogniamo, non sappiamo di sognare, viviamo i nostri sogni. Poi capiamo che era un’altra realtà solo quando ci svegliamo, però esiste, come esiste questa realtà che viviamo quotidianamente. Mi piace molto calarmi nel mondo dei sogni, viverlo, sentirlo anche il giorno dopo, nello stato della veglia, portarmelo dentro, e sentire tutta quella atmosfera. Sono dei viaggi incredibili, i sogni.

Marco Aruga: Certamente hai passioni, ispirazioni e riferimenti particolari e personali, in campo cinematografico e no. Ce ne puoi parlare?

Donato Sansone: Sono tante le cose che ho amato e mi hanno ispirato: i film horror, i film di fantascienza, tutte queste realtà un po’ trasversali rispetto alla quotidianità. Io ho amato, ed amo tantissimo – è proprio un maestro – David Lynch per esempio, che mi ha formato molto, così come David Cronenberg. Così come gli autori dei videoclip di cui parlavo prima, negli anni ’90. I miei riferimenti sono abbastanza ampi. Così come mi ha influenzato la pittura e l’arte contemporanea, le forme di performance come quelle di Orlan, Vito Acconci, La Fura dels Baus, queste forme di contaminazione artistica. Anche la musica: forse è la cosa che mi ispira di più, mi fa “vedere” più cose. Paradossalmente mi fa “vedere” più cose la musica, che le cose visive. È stata proprio fondamentale come fonte di ispirazione.

Marco Aruga: Quali sono i tuoi progetti, e quali i tuoi sogni, ora?

Donato Sansone: Io sono già contento così, di fare i miei video, i miei cortometraggi, i miei esperimenti. Vorrei ovviamente guadagnare ancora più soldi. La mia attività fortunatamente è anche un lavoro, però vorrei guadagnare anche di più, facendo cose sempre più ambiziose. Perché l’ambizione è una cosa che non finisce mai, e vogliamo sempre di più. Vorrei continuare come sto continuando, e affacciarmi anche su mondi diversi, e su situazioni lavorative diverse. Sempre più ambiziose, insomma.