Musica come materia viva, e — come tutta la materia viva contemporanea — aiutata da strumenti digitali a “spiegare le ali” delle sue possibilità. Così potrebbe essere descritto uno dei moventi della ricerca del sound artist Volkmar Klien. Come una forma di vita, la musica di Klien si muove, si espande, lontana dai suoi luoghi di nascita originale e dalle dimore confortevoli. Nato a Vienna, luogo dove istituzioni storiche ben radicate celebrano i riti della musica più classici e prestigiosi, Klien ha proposto invece nuovi territori musicali e, di conseguenza, musica direttamente ispirata a queste ambientazioni. Questo approccio è particolarmente rilevante in un mondo letteralmente assaltato da suoni casuali, commerciali, stereotipati, e cerca quindi di guadagnare attenzione per una fruizione della musica più “responsabile”, profonda, attenta, innanzitutto, che sfidi poi anche le nostre capacità ed abitudini di percezione.

Questa esperienza e attitudine è stata preziosa per la sua curatela dell’Artificial Intelligence x Music Festival 2019, che ha avuto luogo nel Monastero di Sankt Florian – non lontano da Linz, Austria – e ospitato all’interno della cornice più ampia di Ars Electronica Festival nel suo 40° anniversario, organizzato anche come parte dell’iniziativa di START (Science, Technology & the Arts) della Commissione Europea, nell’ambito del suo programma di innovazione e ricerca. Celebrando le radici della musica “automatizzata”, l’AIxMusic Festival trae ispirazione anche dalla musica antica e barocca, con un programma che spazia da Monteverdi a suoni contemporanei. Il festival ha costituito un’indagine dai molti propositi, su differenti livelli, riguardo l’interazione sonora uomo-macchina, con l’intervento di vari professionisti provenienti da differenti discipline, da tecnici e scienziati ad autori musicali. Il pubblico e gli artisti hanno riempito le preziose sale barocche del monastero presenziando a concerti, performance, mostre e conferenze.

Come può un’antica e primaria forma di comunicazione come la musica, essere influenzata dagli strumenti di raccolta e di trattamento dei dati delle tecnologie contemporanee? Esempi e risposte sono stati forniti durante il festival, ma ovviamente molte questioni restano ancora aperte. Abbiamo incontrato Volkmar Klien, ponendogli alcune domande sul festival e questi temi. Klien è attualmente curatore del Dipartimento di Musica Elettronica all’Alte Schmiede Kunstverein di Vienna e insegna composizione, direzione e computer music all’Università Privata Anton Bruckner, a Linz.

Marco Aruga: Sei curatore dell’Artificial Intelligence Music Festival a St. Florian per Ars Electronica. Quali sono state le principali difficoltà e sfide nell’organizzare questo evento?

Volkmar Klien: Al momento non così tante. Le sfide sono molte, ma quello di cui vogliamo veramente occuparci è, da un lato, mostrare ciò che è possibile in termini di creazione musicale “automatizzata”, tramite l’apprendimento automatico, l’intelligenza artificiale, il deep learning… o in qualsiasi modo lo si voglia chiamare. Dall’altro, vogliamo principalmente riflettere su ciò che sta accadendo nella nostra società con la musica, o con i gruppi che suonano musica insieme, attraverso queste invenzioni o l’integrazione di nuove tecnologie. Quindi abbiamo mostrato differenti modi di “mettere le cose in ordine”, come sistemi musicali. Quest’anno coincide con il 400esimo anniversario da quando Giovanni Keplero pubblicò Harmonices Mundi, a Linz: così abbiamo musica che parte da quell’anno, il 1619, come Monteverdi, Bach, Cage e Josef Mathias Hauer, solo per dimostrare come le riflessioni sui sistemi musicali non siano nulla di fondamentalmente nuovo, che la generazione automatizzata di suono e musica è stata uno stimolo per questi progetti, per gli artisti come per gli scienziati.

Marco Aruga: Come possiamo descrivere la relazione attuale tra le possibilità fornite dall’intelligenza artificiale e il lavoro degli autori musicali?

Volkmar Klien: Penso che al momento sia completamente aperta, perché la maggior parte della ricerca sulla creazione automatizzata della musica sta migliorando molto negli ultimi due anni, con l’invenzione di nuove tecnologie, con l’avvento di computer più performanti. Al tempo stesso, gli artisti stanno cominciando a riflettere su queste possibilità. Ciò che accade di solito nella creazione automatizzata di musica è che si prende un repertorio (quanti più brani di un compositore, o di una tradizione musicale, è possibile recuperare), in una forma leggibile dalle macchine, e poi un programma crea i propri modelli. Questo software riconosce gli schemi: questo segue quello, a quello segue questo, queste sono le curve dei tempi… è una sorta di “scoperta” nel repertorio, che gli permette di costruire qualcosa di simile. Per me, e per la maggior parte degli artisti, questa non è una proposta artistica. Si tratta di creare più cliché, cliché musicali, se lo guardiamo in questo modo. Ed è una ricerca valida, per il recupero di informazioni, per la generazione e il riconoscimento di schemi e così via, ma un uso artistico di quella tecnologia è qualcosa che guarda alla tecnologia stessa, mettendo in discussione che cosa produce nella nostra società.

Marco Aruga: Siamo ancora noi che insegniamo alle macchine. Cosa possono insegnarci loro ora, a questo punto? Come possono implementare gli strumenti del compositore?

Volkmar Klien: Penso sia importante comprendere che ogni macchina è prodotta dall’uomo. Quindi si impara sempre dalle macchine. Si impara dal pianoforte ciò che è la musica, cos’è il pensiero musicale: ci sono dodici note, e niente in mezzo. Ogni macchina ha un proprio set di concetti, di come la musica dovrebbe essere. Idem la musica che si apprende dalle auto, o dai martelli. Lo strumento che usi cambia il mondo. In un certo senso, è la macchina che ti insegna, ma gli umani mettono i concetti dentro gli strumenti e nelle forme musicali. È questo quello che impari, usandoli.  Certamente ora, con gli strumenti digitali, con il deep learning, è diventato molto più complesso e strumenti più potenti sono in circolazione da un po’ di tempo. Se guardiamo ai social media (con le fake news, per esempio) si capisce subito che possono generare problemi molto importanti, perché creano posizioni di potere. Se puoi creare automaticamente musica in risposta a delle “necessità del cliente”, per milioni, centinaia di milioni di persone, in tempo reale, improvvisamente ti renderai conto che il produrre musica è anche una posizione di potere, Attraverso la musica formi la vita delle persone. E se puoi fondamentalmente possedere i computer che lo fanno, sei una persona molto influente.

Marco Aruga: Noi pianifichiamo quello che fanno le macchine. Alla fine, suonare con le macchine è ancora giocare con il proprio cervello o è qualcos’altro?

Volkmar Klien: Giocare con le macchine può voler dire giocare con te stesso. Un mucchio di strumenti del computer sono “macchine masturbatorie”. Ti permettono di trascorrere molto tempo con te stesso, riflettendosi nello specchio dei dati che lasci dietro di te. Ma allo stesso tempo, offre anche un nuovo modo di comunicare con le altre persone. Usare solamente strumenti forniti da altri è già una forma di comunicazione. A meno che non li stia usando senza mai metterli in discussione, allora è sottomettersi alle idee di qualcun altro.

Marco Aruga: Come possiamo immaginare gli sviluppi dell’intelligenza artificiale nella musica? Possiamo fantasticare, per esempio, un dialogo in tempo reale tra l’uomo e la macchina? Ci sono delle direzioni inaspettate che la musica potrebbe prendere, secondo te?

Volkmar Klien: Solitamente il futuro è piuttosto difficile da prevedere. E nell’area della ricerca sull’intelligenza artificiale c’è una lunga storia di “Entro cinque anni, noi saremo in grado di… qualsiasi cosa”. Quindi, chi lo sa? Ma c’è una sorta di visione distopica in cui abbiamo un grande “Altro” (o “Grande Fratello”) che fornisce musica, in tempo reale, secondo le varie necessità. Indossando un braccialetto, si potrà rilevare il battito del tuo cuore, chi sei, il tuo tipo di preferenze sessuali, i tuoi gusti musicali, il livello di reddito, e così via. Si sarà in grado di creare qualcosa come un “feed” musicale che sia adatto al tuo cuore, alla temperatura del tuo corpo, e questo è realmente una “chirurgia” invasiva del cervello. Può essere molto manipolatorio.

Al tempo stesso, a me come artista fornisce un nuovo modo di riflettere sulle pratiche umane o mi fa scoprire ancora di più cosa l’uomo stia realmente facendo. C’è un aspetto molto interessante dell’intelligenza artificiale: sono macchine basate sul riconoscimento degli schemi. Hanno uno sguardo molto “freddo” sul comportamento umano, guardano realmente dal di fuori nell’habitat antropico, da una prospettiva sostanzialmente “aliena”. Questo può effettivamente aiutare a vedere il proprio comportamento da un punto di vista molto diverso, aggiungendo una nuova prospettiva, e aprendo il campo del tuo pensiero. Tutto ciò può essere molto utile come
prassi artistica.

Marco Aruga: L’aspetto più intrigante di questo scenario è il fatto che diamo un ruolo creativo alla macchina. Questo non accade solo in musica, e comunque è l’uomo a dare le regole alla macchina, alla fine. Cosa ne pensi di questi aspetti?

Volkmar Klien: Come artista in un certo senso penso di essere in stretta relazione con un ingegnere in termini di motivazione. Costruire macchine è un processo creativo e io, per esempio per questa manifestazione, ho costruito un apparato per la mia performance che sostanzialmente è una macchina che ripete la stessa prestazione più e più volte. Nel costruire macchine, così come nello scrivere un pezzo di musica, o in qualsiasi lavoro artistico nel quale ci si impegna, si creano nuove cose che coesisteranno poi con gli esseri umani.  Ci sono differenti modi per definire la realizzazione di macchine: per affari, per considerazione, per utilità. Si possono creare macchine per nessuna ragione utilitaristica, ma solo per scoprire come funzionano. E questo è un approccio che collega l’dea di costruire macchine, digitali o meccaniche, e il mondo artistico.

Marco Aruga: Vedremo una macchina suonare Jazz? Non un cliché del Jazz, ma un nuovo tipo di Jazz?

Volkmar Klien: La domanda sarà se si tratterà ancora di Jazz, chi può dire cosa accadrà? Per me fare musica è qualcosa che realmente giustifica l’esistenza umana, se la fai con altre persone. Ci possono essere anche delle macchine coinvolte, ma l’idea di base è trascorrere bene il proprio tempo. Ė una “filosofia pratica”, in qualche modo. Ė un modo di vivere bene la vita. Non c’è ragione per cui voglia che una macchina se ne occupi per me. Così, sto facendo musica da solo, con o senza macchine.

Ars Electronica Festival / AIxMusic Festival 2019 – video


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