Online project

Le Biennali Invisibili è un progetto online (www.lebiennaliinvisibili.org) nato da un’idea di Animali Domestici (Alicia Lazzaroni e Antonio Bernacchi), Tijn van de Wijdeven ed Edoardo Cassuna, commissionato dal Goethe-Zentrum Baku e curato da Alfons Hug.

Il progetto presenta una forma non lineare di storytelling che attraversa 11 “biennali invisibili”, ciascuna basata su uno scenario immaginario creato dagli autori del progetto e accompagnata da un contributo critico di un ospite esterno. Le Biennali Invisibili utilizza finzione e pseudo-realtà come cornice per la ricerca curatoriale per una serie di eventi virtuali, proponendo (e criticando) la tradizionale celebrazione della community dell’arte e del design.

Gli 11 racconti brevi sono ispirati dalle famose Città Invisibili di Italo Calvino, e rappresentati tramite ambienti 3D immersivi e dettagliati. Questi raduni biennali immaginari hanno ciascuno la propria peculiarità: una biennale è curata da un bot, un’altra prevede delle decisioni prese tramite un voto collettivo, un’altra ancora è creata e pensata da e per i bambini, ecc. 11 ospiti provenienti dalla sfera culturale, artistica e dell’architettura sono stati interpellati per fornire uno spunto destinato a stimolare una riflessione critica sul circuito biennale internazionale.

Le biennali non sono tutte uguali. Tuttavia, il formato che prevede la presentazione di nuovi lavori, la partecipazione a discussioni stimolanti e la nascita di nuovi canoni che avviene ogni due anni nello stesso luogo è diventato una meta di pellegrinaggio per l’industria della cultura del nuovo millennio. Le biennali non hanno solo il potere di instaurare un dialogo, ma anche di unire comunità transitorie attraverso ritrovi che si svolgono ogni due o tre anni in città che vengono momentaneamente trasformate e poi per sempre associate a questi festival di cultura umana.

I “visitatori” possono avere un assaggio di ogni evento “invisibile” attraverso diversi elementi collocati all’interno della mostra online: il testo della storia, costruito ricreando lo stile di Calvino e quindi seguendo un processo di riscrittura critica; un ambiente tridimensionale con attrazioni paesaggistiche che danno origine a una visione frammentata grazie ad alcuni assaggi dell’atmosfera; un contributo critico da parte di uno degli ospiti esterni, tutti conosciuti nel circuito delle biennali e partecipanti a loro volta.

Questi ospiti sono stati invitati a prendere parte a questo dialogo eterogeneo con l’invito a sottolineare la natura di ogni biennale invisibile, presentare diverse chiavi di lettura e fornire interpretazioni personali.

I testi delle Biennali Invisibili sono stati scritti dagli autori del progetto in maniera collaborativa, mettendo insieme parti di testo e adattando alcune sezioni dei romanzi originali delle Città Invisibili di Italo Calvino. Gli ambienti tridimensionali evocati dalle storie sono stati generati incorporando modelli e textures ricalcati dalle piattaforme di condivisione CC online e organizzati secondo il processo preconfezionato utilizzato per i cartelloni pubblicitari in 3D. Questo ha comportato un altro tipo di confronto, poiché si è generato un ciclo di feedback influenzato dalle trasformazioni subite dalle storie a mano a mano che venivano scritte.

Grazie all’interfaccia con varie entità esterne come la rete di contributori che si estende da New York a Hong Kong, il progetto è diventato una discussione aperta, che prende forma anche a seconda delle contingenze. Dall’altro lato, l’avere incorporato dei frammenti testuali di Calvino ha comportato delle leggere alterazioni e persino dei momenti di difficoltà traduttive, accolti come deviazioni stimolanti.


Link: www.lebiennaliinvisibili.org