Kunsthalle Zürich – Zürich (CH)
8/10/2022- 15/01/2022

Kunsthalle Zürich presenta due mostre per sondare il potenziale, positivo e negativo, delle tecnologie dei media, sia nuove, sia familiari. 

Maximum Security Society: Julia Scher ha seguito la graduale comparsa di una “maximum security society”, una “società della sorveglianza” (Gary T. Marx) sin dagli anni ’80. La sua prima rassegna istituzionale unisce una selezione di opere degli ultimi 30 anni: installazioni multimediali, opere video, sculture e stampe e progetti internet. Scher attinge a questo assortimento di media e lo campiona per rendere esplicito come le tecnologie come la videosorveglianza, il riconoscimento di immagini e le interrogazioni automatizzate al database siano diventate interamente mondane e strutturino la nostra vita di tutti i giorni. Imitando degli scenari di sorveglianza familiare, le opere di Scher evocano garanzie di sicurezza e comfort. L’installazione Predictive Engineering” (1993 – in corso), una nuova produzione per la Kunsthalle Zürich, gioca con l’impressione che qualcuno o qualcosa stia controllando i visitatori: e per quale motivo? Il mix di riprese video reali e finte non chiarisce quale forma di protezione (o minaccia) aspettarsi. Maximum Security Society unisce anche i tre letti Mama Bed, Papa Bed and Baby Bed (2003) che, forniti di telecamere e monitor, rendono evidente come l’osservazione e la comunicazione (adesso “condivisione”) siano permeate negli angoli più intimi delle nostre vite. L’insieme Mama/Papa/Baby si riferisce anche a un’altra forma di sorveglianza: quella della famiglia nucleare e degli apparati normativi che, come sappiamo, sono particolarmente evidenti nell’intimità e nella sessualità, o che in questi ambiti dominano fortemente.

Scher è conosciuta per le numerose installazioni di sorveglianza che affrontano dinamiche psico-sociali e perversioni. Eppure, la qualità formale e statuaria delle sue opere spesso non viene considerata. Ed è precisamente questo che la mostra Maximum Security Society alla Kunstalle Zürich mira a mettere in evidenza con opere come Girl Dog Hybrid (2005), Hidden Camera (Architectural Vagina) (1991-2018) o Surveillance Area (1994). 

DYOR: Poco più di due anni fa è apparsa un nuovo mondo dell’arte. Ignorando il sistema dell’arte, ma trasudando di soldi, ha generato molto interesse. Il nuovo mondo dell’arte si basava su una nuova tecnologia (blockchain), aveva il proprio sistema di distribuzione (Web3), concetti estetici non regolamentati (manifestati attraverso gli NFT), monete virtuali (criptovalute), i propri spazi per discussioni, critiche e promozioni (canali Discord e Twitter) e nuove forme di partecipazione. Le reazioni a tutto ciò sono state feroci: da un entusiasmo sfrenato a un rifiuto categorico, da speranze esagerate a fantasie da giorno del giudizio, da fascino con ricchezza da un giorno all’altro a critiche per il consumo di energia.

Nonostante ciò negli ultimi mesi l’interesse di questo movimento è diventato più chiaro. La blockchain è qui per rimanere e sembra che avrà un ruolo importante per l’industria musicale. I NFT potrebbero non prendere piede, sebbene la tecnologia permetta nuove forme di partecipazione. Il metaverso non funziona ancora bene e sarà la prossima bolla, ma le DAO sono il futuro, per cominciare. Questo è un campo estremamente vitale, giovane, dinamico, contraddittorio, affascinante, problematico, creativo, critico e criticato, di cui molte persone vogliono saperne di più. Per questo motivo Kunsthalle Zürich ha deciso di produrre una delle prime mostre istituzionali in assoluto sull’arte nel contesto di blockchain e NFT.

DYOR (Do Your Own Research – fai la tua ricerca) è un detto dell’ambiente delle criptovalute. Il principio è che si dovrebbero fare le proprie indagini, anziché credere in tutto ciò che si legge. Curato da Nina Roehrs, e con più di 50 artisti coinvolti, DYOR si concentra su artisti, progetti e piattaforme che hanno avuto un’influenza significativa sullo sviluppo dell’arte nell’ambiente delle criptovalute e come è oggi.


https://www.kunsthallezurich.ch/en/ausstellungen/1885-julia-scher