Magasin III Jaffa - Tel Aviv, Israel
from 4th March 2021

Magasin III Jaffa è lieta di annunciare Solar Mountains & Broken Hearts, una mostra personale dell’artistaMaya Attoun. 

La nuova mostra di Maya Attoun al Magasin III Jaffa è un’unica installazione composta da tre nuove opere: Solar Plexus, formata da quattro oggetti scultorei che raggiungono un’altezza di cinque metri, un lavoro di animazione intitolato CRY (Cybernetic Year) e una serie di disegni con lo stesso titolo della mostra, Solar Mountains & Broken Hearts.

Nella serie di disegni, la Attoun continua ad elaborare il lessico di immagini che sta sviluppando da anni (nodi, palle da basket, mani, cifre e personaggi, simboli alchemici, carte da gioco e disegni dei tarocchi), un’iconografia che mescola insieme letteratura, musica, cultura pop, scienza e tecnologia. Considerando il suo lavoro come parte di una tradizione gotica che non distingue il bello dal terrificante, la Attoun scolpisce partendo dai prodotti dell’uomo ciò che lo supera in magnificenza, segnalando con l’attenzione dei suoi disegni il lavoro continuo di un cuore umano spezzato, disegnando continuamente le sue sventure.

Nel 1815 si è verificata l’esplosione del Monte Tambora in Indonesia, la più potente eruzione vulcanica registrata da centinaia di anni, che causò anomalie climatiche a livello mondiale: il cielo fu coperto da una polvere vulcanica che bloccava la luce del sole, scesero piogge nere e le temperature precipitarono, al punto che l’anno successivo all’eruzione divenne noto come “l’anno senza estate”.

In quella “non estate”, diversi amici si riunirono in una villa affittata da Lord Byron sulle rive del lago di Ginevra, tra cui Percy Bysshe Shelley, la sua amante Mary Godwin (successivamente conosciuta come Mary Shelley, dopo che i due si erano sposati), e John Polidori.

Mentre fuori infuriava una tempesta, si intrattenevano scrivendo storie dell’orrore: Mary Shelley aveva scritto una storia che sarebbe diventata la base per Frankenstein (1818), considerato il primo romanzo in assoluto nel genere della fantascienza; Polidori scrisse una storia di vampiri che sarebbe poi stata pubblicata con il nome di The Vampire (1819), un’opera pionieristica della letteratura sui vampiri; e Lord Byron aveva scritto il suo poema apocalittico Darkness (1816) nel quale narrava la rovina della terra e degli uomini.

Al di fuori di questo momento climatico-culturale che mette sullo stesso piano naturale e soprannaturale, umanità e mostruosità, terreno e sublime, la Attoun costruisce un paesaggio cosmico che segue le proprie leggi del tempo. Montagne di sole riflettono la propria ombra sul terreno, e un corpo celeste proiettato sul muro si riempie e si svuota in intervalli regolari di 24 minuti e 24 secondi, creando una temporalità esclusivamente legata a quest’opera e allo spazio che la ospita. Poco lontano, su una parete, si trovano dei disegni raffiguranti una catastrofe già avvenuta o che sta per verificarsi, con eruzioni vulcaniche e polveri fluttuanti, felci calpestate, uccelli dagli arti amputati, mani che cercano di aggrapparsi a qualcosa. Lo scenario catastrofico creato dalla Attoun non può essere ricollegato a un luogo e un tempo specifici. Nonostante la somiglianza con l’eruzione vulcanica del 1815, c’è anche un possibile legame con il futuro (della Terra o di un altro pianeta) in cui la catastrofe sta per avvenire o è appena iniziata. Le circostanze restano però sconosciute; è un paesaggio che costruisce una dimensione temporale circolare all’interno dello spazio, proiettando nel futuro le ombre del presente.

Chi invece sembra essere quasi totalmente assente in questa mostra è l’essere umano, che ha alte probabilità di non essere che una vittima di tale catastrofe, ma che può esserne anche l’artefice. Tracce della sua presenza possono essere individuate nel corpo celeste a forma di palla da basket o nella presenza dei pannelli solari, ma quelle più significative stanno nella meticolosità con cui sono stati realizzati i disegni. Le tre opere sono state infatti eseguite in grafite con grande maestria. Nonostante questo, la Attoun non vede il disegno unicamente come tecnica, ma come un modo per trasmettere energia: è per questo che le sue quattro montagne solari (Solar Plexus) possono essere viste come dei pannelli solari che trasformano l’energia umana in arte. La particolarità di questa tecnica di disegno è la possibilità che venga tutto cancellato: ci vuole molto meno di una catastrofe del calibro di un’eruzione vulcanica per cancellare i segni che la Attoun ha tracciato. D’altronde è su questo che si basa la tecnica usata per Cry (Cybernetic Year), un lavoro di animazione realizzato attraverso la sistematica cancellazione dei disegni.

È con grande emozione che vi presentiamo Solar Mountains and Broken Hearts, la mostra personale di Maya Attoun. L’esposizione ripercorre due anni di lavoro, di cui l’ultimo particolarmente denso a causa dello scoppio della pandemia (uno scenario particolarmente interessante per esaminare l’interpretazione dell’artista rispetto al rapporto tra l’uomo e la natura durante i secoli).

La mostra sarà accompagnata da un opuscolo contenente dei testi di David Neuman e Karmit Galili e alcune foto dell’esposizione.


Magasin III Jaffa