Agnieszka Kurant (Lódz, Polonia, 1978) è un’artista concettuale e interdisciplinare. Ha studiato storia dell’arte all’Università di Lódz, fotografia al PWSFTiTv di Lódz e curatela creativa al Goldsmith College di Londra. Attualmente vive e lavora a New York. 

La mostra personale Crowd Crystals, curata da Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Beccaria con l’assistenza curatoriale di Anna Musini, contiene le tematiche centrali della ricerca dell’artista polacca: l’idea dell’esistenza di una intelligenza collettiva capace di mettere in discussione il concetto tradizionale di autorialità e il rapporto tra diversi tipi di segni e impronte, sia dell’uomo in epoca digitale, sia della natura in senso biologico. 

Il titolo della mostra richiama l’opera Massa e potere (1960) dello scrittore Elias Canetti in cui viene introdotto il concetto di “cristallo di massa”, ovvero un gruppo durevole di persone addestrate nella loro attività e nel loro modo di concepire le cose, il cui limite è costituito dalle stesse persone che lo compongono, ciascuna avente la propria funzione.

Post-ForditeChemical Garden e Adjacent Possible, allestite nella prima sala, riflettono sul concetto di significato del segno umano, di stratificazione, di organizzazione e gerarchia biologica. 

Post- Fordite 2 Post-Fordite 5 (2019-2020) sono sculture create con un materiale conosciuto come “fordite”, frutto di stratificazione, nel corso degli anni, di diversi tipi di vernice automobilistica e riscoperta per il suo valore estetico soprattutto nella creazione di gioielli. Agnieszka Kurant acquista diversi tipi di questi oggetti provenienti da fabbriche abbandonate del Michigan e li riunisce in formazioni rocciose che diventano testimonianza della stratificazione del lavoro dell’uomo nel corso di un secolo, trasformandosi in un reperto antropologico moderno. 

Chemical Garden (2021) contiene sostanze chimiche utilizzate per la creazione dei computer organizzate in strutture cristalline che ricordano all’apparenza un ambiente naturale. Oltre a sottolineare la complessità dello smaltimento del materiale prodotto dall’uomo, l’opera esprime come le sostanze naturali e artificiali siano continuamente riorganizzate nello spazio e nell’ambiente, senza mai approdare ad uno stadio finale. 

Realizzata appositamente per la mostra, Adjacent Possible (2021), è costituita da una serie di sculture prodotte in collaborazione con gli scienziati computazionali LeRon Shults e Justin Lane. Elaborando segni preistorici con la tecnologia del machine learning vengono create nuove forme espressive che si configurano come continuazione di un tipo di comunicazione alternativa alla scrittura dei giorni nostri. Particolarmente significativa risulta la scelta di utilizzare pigmenti come quelli utilizzati nel Paleolitico con colonizzazioni di funghi e batteri, creando un collegamento spazio-temporale tra ambienti e epoche diverse e rendendo contemporanea la funzione originaria di quelle entità biologiche.  

Le opere Conversions (2019-2021), allestite nella seconda sala, mostrano i cambiamenti di umore di gruppi di persone all’interno dei social media, mutando quindi continuamente il loro aspetto grazie all’ausilio dell’intelligenza artificiale agli occhi dei visitatori. Questa evoluzione è paragonabile in parallelo allo sviluppo di un organismo, che è in questo caso formato dall’espressione in divenire della collettività. 

Maps of Phantom Islands (2011) traduce sotto forma di mappa il fenomeno dei territori fantasma creati o per errore intenzionale da esploratori con la volontà di incoraggiare il finanziamento di una spedizione o da governi e privati in senso strategico. L’artista evidenzia in questo caso come territori immateriali possano influenzare la formazione di Stati e più in generale le attività umane. Crowd Crystals riesce a far emergere le diverse modalità di azione dello sforzo collettivo, volontario o involontario, generato da un’interazione tra persone o tra intelligenze non umane o tra organismi biologici che lasciano delle tracce – fisiche o digitali – e che contribuiscono all’aspetto in divenire dell’opera. Utilizzando diversi tipi di supporti e tecniche Agnieszka Kurant rende insignificante la distinzione ontologica tra naturale e artificiale, reale e sintetico, materiale e immateriale.