Tra le ultime tendenze più vivaci e discusse dell’arte contemporanea c’è sicuramente il dibattito sul rapporto tra automazione e creazione artistica, con vari filoni di indagine che si occupano della definizione del significato della produzione da parte di macchine di opere d’arte, della formazione contemporanea della visione del computer e dei nuovi meccanismi di catalogazione e studio dell’arte che le nuove tecnologie abilitate dall’intelligenza artificiale possono offrire.

Questa particolare attenzione all’argomento è testimoniata dalle pubblicazioni scientifiche e dalle numerose mostre sul tema, tra cui vorrei citare Artists and Robots al Grand Palais di Parigi (curata da Laurence Bertrand Dorléac e Jérôme Neutres), Art in the Age of the Internet all’ICA di Boston (concepita da Eva Raspini e curata da Barbara Lee con l’assistenza di Jeffree de Bois) e la più recente Training Humans alla Fondazione Prada Osservatorio di Milano (concepita da Kate Crawford e Trevor Paglen).

La tematica è anche presente in modo rilevante nella Biennale Arte 2019 di Venezia May You Live in Interesting Times curata da Ralph Rugoff grazie, in particolare, alle opere di Hito Steyerl, Jon Rafman, Ian Cheng, Ryoji Ikeda e Sun Yuan e Peng Yu.

Francesco D’Abbraccio si inserisce con puntualità e cognizione di causa all’interno di questo panorama e il progetto audiovisivo Lorem rispecchia una pluralità di forme mediali che permettono una fruizione dei sistemi dei neural networks e dell’intelligenza artificiale dove musica e immagine cooperano in modo unico nella resa dell’opera finale.

Il risultato dell’applicazione di queste tecnologie nella produzione di testi, immagini e suoni converge nel primo lavoro di Lorem chiamata Adversarial Feelings che comprende un’opera audiovisiva di 24 minuti, un album di 9 tracce musicali e un libro.

Francesco D’Abbraccio è un musicista, artista e ricercatore indipendente. È attivo nella scena artistica e musicale underground a partire dal 2008 con il duo di elettronica sperimentale Aucan (più di 400 concerti in Europa, Africa e Asia) e con il collettivo Unità di Crisi. Concentrandosi sulle politiche e rappresentazioni della cultura transmediale, ha realizzato progetti per diverse istituzioni.

I suoi lavori sono stati esibiti alla Biennale del Design di Londra, al Sheffield International Documentary Festival, al Museo Triennale di Milano, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, al Museo MACRO di Roma e alla Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia. È il direttore creativo di Krisis Publishing, una piattaforma editoriale e di curatela che indaga l’impatto della cultura mediale sulle società contemporanee.

Teresa Ruffino: La tua pratica artistica si sviluppa in senso multidisciplinare in diversi campi, quello della musica, del video e della ricerca, che mi sembrano tutti strettamente collegati e inclusi nei tuoi lavori. A che punto della tua carriera è nato Lorem e perché?

Francesco D’Abbraccio: Mi sono sempre occupato di queste cose, anche se in luoghi separati e circoscritti. Lorem nasce proprio dall’esigenza di trovare una sintesi a tensioni e interessi diversi che a un certo punto mi sembravano convergere verso un discorso comune. Lorem funziona in modo coerente su media diversi perché lavora a partire da limiti precisi; cerco di costruire dei processi che funzionano allo stesso modo per audio, video e testi. Restringere il mio campo di azione mi aiuta ad avere maggiore libertà in quello che faccio.

Teresa RuffinoAdversarial Feelings è un progetto complesso e formato da elementi testuali, visivi e sonori. Comprende infatti un libro, un video su supporto USB e una lista di canzoni. Ci puoi parlare della tua visione sulla modalità di fruizione di questa particolare tipologia di album?

Francesco D’Abbraccio: È sempre più facile costruire racconti immersivi, in grado di fornire un’esperienza multisensoriale potente, a volte prepotente nel modo in cui si impone all’attenzione di chi li fruisce. Forse è anche per questo che spesso oggi i musicisti non si occupano solo della musica, ma anche del modo in cui questa viene collocata in dispositivi più ampi. Ultimamente ho cominciato a pensare live, dischi e video come parti di esperienze da progettare, anziché come artefatti da costruire. Mi piace l’idea che quando una persona viene a un concerto di Lorem sia bombardata da un flusso di stimoli visivi, acustici e testuali. E lo stesso vale per l’album. Diversi linguaggi concorrono a delineare un’unica narrazione.

 

Teresa Ruffino: Nel titolo dell’opera troviamo un sostantivo (feelings) che viene sempre associato all’essere umano, ovvero la capacità di provare emozioni, accompagnato da un aggettivo (adversarial) connesso invece con il mondo degli algoritmi, in particolare con i GAN (General Adversarial Networks). Come è nata l’idea per questo progetto e qual è stato, a tuo parere, l’esito di questa indagine sulle potenzialità di espressione emotiva e artistica dell’algoritmo?

Francesco D’Abbraccio: L’idea era proprio quella di osservare comportamenti umani non razionali attraverso il filtro di una macchina e del modo in cui essa interpreta i nostri input. Mi interessa il modo in cui un algoritmo possa comportarsi in modo emozionale, simulando di avere una propria coscienza e una propria sensibilità. E mi interessa anche osservare le emozioni umane più intime attraverso lo sguardo di questa intelligenza non umana, dall’esterno. Spesso queste emozioni oggi sono frammentate e “adversarial” quanto quelle di una Intelligenza Artificiale.

Teresa Ruffino: Quali sono state le modalità con cui hanno contribuito le diverse persone che hanno partecipato al progetto?

Francesco D’Abbraccio: Dipende. Con Nicola Cattabiani (AI researcher) e Karol Sudolski (designer e videomaker) le collaborazioni sono continuative. Karol è un amico e mi ha aiutato molto a definire l’estetica di Lorem. Ora stiamo lavorando nuovamente insieme ad alcune parti di un nuovo video. Nicola invece è un punto di riferimento dal punto di vista tecnico. Mirek Hardiker ha realizzato il data set per il terzo capitolo, Luca Pagan è stato un consulente fidato sul device design. Con gli altri la collaborazione si è limitata ad alcuni specifici contenuti video: Mario Klingemann ha realizzato la sequenza video per “The sky would clear…”, Damien Henry il video del treno su “Shonx – Canton”, Yuma Kishi la ragazza/fiore in “Sonnet#008”.

Teresa Ruffino: Alcune delle opere più recenti che utilizzano i neural networks, come This is the future e Leonardo’s submarine di Hito Steyerl presentati all’ultima Biennale di Venezia sono incentrate sul tema della potenziale capacità di predizione del futuro da parte degli algoritmi o in What the heart wants di Cecile B. Evans abbiamo uno scenario tecnologicamente avanzato il cui viene indagata la vera natura della condizione umana ora ancora a più stretto contatto con quella algoritmica. In Adversarial Feelings è presente anche la tematica del futuro?

Francesco D’Abbraccio: Non saprei… A livello strettamente tecnico direi di sì, nel senso che spesso ho usato algoritmi predittivi per scrivere MIDI, testi e video. Tuttavia, in realtà Adversarial Feelings non parla del futuro. Parla invece di oggi, di un soggetto che nasce, si forma e cresce a partire da una serie di informazioni (di dati) che riceve dal mondo esterno, di come questi, stravolgendo la sua percezione del mondo, intervengono anche nel definire le sue emozioni e i suoi sentimenti, e, in definitiva, nel costruire l’orizzonte della sua soggettività. Insomma, parla di macchine e di persone e di quanto possano essere complicate e contraddittorie le loro vite.

Teresa Ruffino: Dopo la conclusione di questo lavoro sono sorte delle nuove questioni o idee che vorresti ora esplorare?

Francesco D’Abbraccio: In questo momento sto preparando un nuovo lavoro sul tema della Natura. Di nuovo l’intelligenza artificiale gioca un ruolo centrale. Il punto di partenza è molto semplice: se accettiamo l’idea che la Natura non esiste, che essa non è altro che un prodotto della cultura nato con la precisa necessità di mantenere un equilibrio stabile e uno status quo, allora la nostra prospettiva sulle cose cambia radicalmente. La distinzione tra oggetti naturali e artificiali, tra intelligenza e AI, tra Originale e copia, e infine tra vero e falso comincia a vacillare. E allora diventa un po’ più facile mettere in discussione l’intero ordine delle cose, e cercare di giocare un ruolo attivo nella lotta per stabilire cosa sia accettabile, cosa sia normale e cosa sia “naturale” e giusto.


http://www.lorem.parts

http://www.krisispublishing.com/prodotto/lorem-adversarial-feelings/