Uppsala Art Museum, Uppsala
01 / 02 / 20 - 10 / 05 / 20

Il filosofo postcoloniale Homi K.Bhabha afferma che «”unhomed”(senza dimora) non vuol dire essere senza casa, ma piuttosto fuggire da una facile assimilazione o sistemazione». Parallelamente al termine psicoanalitico “inspiegabile”, il concetto può essere associato a qualcosa di familiare che è stato distorto e che successivamente diventa estraneo e spaventoso. Uno stato ibrido che non può essere facilmente definito. Bhabha lo descrive come la condizione di essere a casa ma non di non sentirsi veramente a casa finché non si conosce del tutto se stessi. Allo stesso modo i confini tra sfere private e pubbliche stanno sfumando via via.

La mostra Unhomed entra quindi in contatto con il modo in cui le nostre esperienze corporee formano e trasformano la città, la nostra presenza fisica e mentale aggiungendo nuovi livelli di comprensione. La pelle e le sinapsi si imbattono in strutture corporee composte da cemento, legno o mattoni. E così vengono aggiunte nuove dimensioni di tangibilità. Elementi e schemi architettonici sono incorporati nelle memorie. Mentre le città cambiano, nuovi livelli interpretativi entrano in scena. Nell’opera Beyond Between di Lap-See Lam, un tetto nello stile della pagoda cinese sembra, nella mostra, un’immagine fantasma realizzata grazie all’uso di una nuova tecnica di scansione laser 3d. L’opera performativa di Shakuntala Kulkarni Of bodies Armour and Cages indaga e sviluppa l’arte della canna di bambù tradizionale che è utilizzata in sculture ornamentali. Sirous Namazi invece moltiplica le planimetrie in schemi di mandala di legno nell’opera Metropolis.

Le opere della mostra passano dalle strutture geopolitiche e dallo sviluppo urbano ai racconti intimi della vulnerabilità fisica. Grazie ai mezzi delle azioni performative, delle immagini e delle sculture mobili, le opere destabilizzano il concetto di identità e ciò che deve essere considerata una “dimora” nazionale o personale. Il concetto “unhomed” viene inoltre citato nell’opera poetica di Shilpa Gupta Words come from Ears. In questo contesto il termine è legato alle esperienze di migrazione e di movimento: una condizione globale dove i confini interni ed esterni vengono oltrepassati.

Shahram Khosravi, professore all’università di Stoccolma sta dando il proprio contributo con il saggio legato alla mostra, Border Conversations. Impossibility of Home, in cui ipotizza: “Ciò di cui abbiamo bisogno è proprio non avere bisogno, in alcun modo, di una dimora”.


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