Pirelli HangarBicocca, Milan
20 / 02 / 2020 - 19 / 07 / 2020

Pirelli HangarBicocca presenta la mostra personale di Trisha Baga the eye, the eye and the ear, che comprende cinque installazioni video, sculture di ceramica e una serie di dipinti, formando una moltitudine di narrazioni inusuali e stimolanti: dalla fantascienza e dalla popstar Madonna, agli antichi miti e i dispositivi digitali come Alexa Echo.

Trisha Baga combina diversi linguaggi e vari media tra cui la tecnologia 3D, attingendo da immagini televisive e cinematografiche insieme a registrazioni più personali. Lotta con tematiche come l’identità di genere, le relazioni tra il mondo reale e quello digitale, così come l’impatto della tecnologia, con l’obiettivo di divulgare una prospettiva diversa della nostra immaginazione contemporanea.


the eye, the eye and the ear
, a cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, è la prima rappresentazione istituzionale dell’artista in Italia. La mostra riunisce cinque istallazioni video che esaminano l’evoluzione co-dipendente del corpo col costante aggiornamento della tecnologia dell’immagine. Copre quindici anni di produzione, dal suo primo pezzo There is no “I” in Trisha (2005-2007/2020), pensato come sitcom televisiva che mette in discussione gli stereotipi di genere di tutti i personaggi i cui ruoli sono interpretati da Trisha Baga, al suo lavoro più recente 1620 (2020) prodotto nello specifico per questo show.

Quest’ultimo è un’installazione video ispirata alla leggendaria Roccia di Plymouth, che simbolicamente segna le origini degli Stati Uniti d’America. Secondo l’artista, «1620 è un’opera impressionistica di fantascienza, che ripensa la Roccia di Plymouth come fonte di “cellule staminali narrative” nelle mani degli scienziati di genetica che studiano i difetti profondi dell’American Drama».

Insieme a queste opere, la mostra ospita altre due installazioni che hanno giocato un ruolo determinante nel definire l’oeuvre dell’artista. Madonna y El Niño (2010) introduce la fascinazione di Baga per i fenomeni naturali e per la pop culture, mettendo a confronto l’evoluzione linguistica dell’output culturale della Madonna con il ciclo dell’acqua; mentre in Mollusca & The Pelvic Floor (2018) l’artista adotta un linguaggio visivo vicino a Hollywood nel quale la fitta trama si sposta continuamente tra il reale e il virtuale, il tattile e l’ottico.


Come una mise en abyme, la mostra si snoda attraverso i vari media che hanno caratterizzato la carriera di Baga – dalle cassette VHS e DVD ai dispositivi 3D – ed è profondamente radicata nella sua pratica performativa. Inoltre, l’artista presenta una ricca selezione di opere in ceramica prodotte dal 2015, situate all’ingresso della mostra. Trisha Baga l’ha definita “il corridoio geologico dell’evoluzione” dei manufatti della civilizzazione – tra cui barboncini simili a sfingi con teste fiammeggianti, figure culturali popolari che fungono anche da contenitori per gli assistenti virtuali (come RuPaul, drag queen e celebrità televisiva), dispositivi elettronici reali o ipotetici (telefoni vintage, proiettori, diapositive, microscopi). Insieme a questo presenta sei pezzi della serie Seed Paintings (2017), composta di semi di sesamo e schiuma montati su pannelli di legno di varie dimensioni.

L’esposizione della mostra suggerisce l’estetica che comunemente si trova nei musei di storia naturale, non solo nello stile della presentazione, ma anche tramite l’utilizzo di un sistema di classificazione inusuale che intreccia l’idea del fossile con i dispositivi high-tech come gli assistenti personali virtuali moderni, creando così una sorta di cortocircuito temporale. Attraverso la sua prospettiva ironica e brillante, Baga si concentra sulla dipendenza eccessiva dalla tecnologia e sulle speranze eccessive che riponiamo in essa, mettendo in scena nel suo lavoro i suoi aspetti più fragili e fallimentari. Il titolo dello show the eye, the eye and the ear, individualizza e frammenta i sensi del corpo che sono attivi durante l’esperienza della mostra, in cui gli effetti visivi rispondono e dialogano con i suoni in modo tale che la narrazione diventa un organismo vivente.


Link: pirellihangarbicocca.org