On the Fridman Gallery’s website
04 / 05 / 2020 - 21 / 06 / 2020

La Fridman Gallery ha l’onore di accogliere l’indagine curatoriale di Regine Basha intitolata All at Once, una mostra composta da immagini, suoni, video e performance di artisti come Julie Mehretu, McArthur Binion, Milford Graves, Cauleen Smith, Nate Lewis, Aura Satz, Heather Dewey-Hagborg e la Public Assembly. La prima mostra esclusivamente online della galleria arriva in un’occasione senza precedenti legata alle nuove disposizioni sul distanziamento sociale nel mezzo di una pandemia globale.

Ciò che è diventato sempre più evidente data l’attulae crisi del Covid-19, è che noi, come razza umana, siamo innegabilmente tutti connessi. Senza dubbio è stato l’avvento di Internet per primo ad aver stimolato questa consapevolezza e noi abbiamo sfruttato tutti i tipi di punti di contatto, tramite interessi e desideri condivisi, come pure mediante la sinergia orientata al consumatore (sebbene, in parte, la connettività sia ancora legata al ceto e alla razza). Più di recente, la maggiore consapevolezza della crisi climatica ha scatenato un’altra ondata di risveglio globale riguardo alla responsabilità comune del benessere del pianeta.

Ma finora la cosa più efficace è questo nuovo livello di emergenza climatica – questo legame davvero “viscerale” che stiamo sperimentando mediante “goccioline respiratorie” invisibili che fluttuano tra di noi, da persona a persona, in tutto il pianeta. Ora più che mai siamo consapevoli che toccare una persona vuol dire toccarne miliardi. Questo fenomeno è uno schietto promemoria del fatto che esiste una cosa chiamata malessere collettivo o paura collettiva, ma anche, come abbiamo visto, speranza collettiva e resilienza collettiva.

È possibile che si accompagnerà una guarigione psicologica collettiva? Se i corpi possono legarsi così istantaneamente, questo vale anche per la nostra coscienza?

Nel corso degli ultimi decenni tantissimi filosofi, artisti, scienziati, psicanalisti, astrofisici, sciamani, scrittori, poeti e mistici hanno dibattuto e suggerito di riconoscere il concetto di “coscienza”. In anni recenti, nel mondo occidentale si sono esposte figure pop guru come Eckhart Tolle, David Lynch, Russell Brand, Oprah Winfrey e Deepak Chopra, che hanno parlato di ‘coscienza’ come di una vasta fonte singolare alla quale tutti noi siamo in grado di attingere. Nell’inconscio collettivo’ di Carl Jung ci lega una tassonomia di archetipi condivisi. Come suggeriscono, potremmo essere di fronte all’inizio del nostro ultimo stadio evolutivo?

Considera le opere selezionate come un’accurata ‘banca immagini’ composta da foto, video e suoni relativi a questo meandro di ruminazioni sulla coscienza, la coscienza collettiva, il trauma psicologico condiviso e la guarigione speculativa.

Con una programmazione settimanale in diretta streaming a cura di di Heather Dewey-Hagborg, Nate Lewis, Jake Meginsky, Milford Graves, la riesposizione a cura del Met del Divisor di Lygia Pape, e altri.

Regine Basha è una curatrice freelance, pedagogista e produttrice multimediale che vive e lavora a Brooklyn. Le sue ricerche sono disponibili su Bashaprojects.com e Tuningbaghdad.com. Quest’anno è la consulente curatoriale della Fridman Gallery e fa parte del consiglio direttivo della Art Matters Foundation e della residenza artistica del programma SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence).


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