Transfer Gallery – New York
07 / 04 / 2018 – 26 / 05 / 2018

Mentre ambienti virtuali e bot autonomi si infiltrano nelle nostre case, e il computer che teniamo perennemente in mano stanno cambiando il ruolo del corpo in tutti gli ambiti della vita e del commercio, Still Life è il tentativo di Rhonda Holberton di riscoprire il valore del corpo biologico attraverso il lavoro e la trasformazione della materia.

La mostra presenta un’installazione video partecipativa, stampe tratte dalla realtà aumentata, una stanza tappezzata con trame in rilievo derivate da tecniche CGI, polvere d’oro che Holberton ha raccolto dal paesaggio californiano, zanzare coltivate dal sangue dell’artista e manichini recuperati da una liquidazione di American Apparel.

Nel complesso queste opere e questi oggetti si intrecciano per tessere un documento narrativo dell’artista che dia un senso alla sua e alla nostra vita in un paesaggio sempre più smaterializzato. Come suggerito dal titolo Still Life (natura morta), questa mostra considera il rapporto tra immobilità e vita, inanimato e animato, nel mondo inondato di immagini di oggi.

Mentre la natura morta del passato era il raro simbolo di uno status sociale, questa lenta tradizione si protrae ora in flussi di molteplicità. Holberton riflette sulle classi dello smartphone, che organizzano in modo compulsivo e accurato,  visualizzano e condividono digitalmente i loro effetti personali a velocità incredibile, sia per mezzo di immagini fisse (Just This One Thing) che animate (The Drone is not Distracted by the Perfume of Flowers).

Eppure, invece di fotografie dei suoi oggetti mondani, Holberton presenta scansioni 3D accuratamente cucite all’interno di un ambiente di programmazione CGI. Questo processo di fabbricazione produce una nuova forma di “oggetto” che è quasi fisico eppure del tutto artificiale. Confondendo ulteriormente il reale e l’irreale, nell’installazione video, (/no stats the same), l’artista utilizza delle motion capture del proprio corpo per poi trapiantarle sulla scansione 3D di un modello maschile.

La performance individua nella quantificazione digitale della pelle algoritmica e della coreografia umana computerizzata uno spazio di fluidità di genere, uno scambio di persona tra avatar sessuati. Di nuovo, l’importanza della realtà e del luogo appaiono evidenti. Dust to Dust consiste in due opere con lo stesso nome che esplorano l’ideologia californiana dell’imprenditoria maschile e dei comportamenti predatori, che ha avuto inizio con la febbre dell’oro, è proseguita con il boom tecnologico della Silicon Valley e oggi si può riscontrare nella fiorente industria della cannabis.

Nella parte anteriore della galleria, una vetrina contiene 5 grammi di oro californiano recentemente estratto. Sul retro, una lampada per la coltivazione idroponica a spettro completo illumina due schermi che mostrano un live-stream di zanzare che l’artista ha allevato nel suo studio. In una performance videoregistrata, le zanzare mordono il braccio di Holberton, completando un passaggio necessario per il successo riproduttivo della zanzara femmina.

Inoltre, la zanzara evoca l’emergere del virus Zika (e del più recente Chikungunya) associato ad infertilità, povertà e cambiamenti climatici. Le opere Dust to Dust ci ricordano che mentre il divario bio-tecnologico diventa sempre più sottile, dipendiamo ancora molto dallo “strato di terriccio da sei pollici e dalla pioggia”.

Nel complesso Still Life presenta metafore e storie del corpo umano e di oggetti materiali per cristallizzare narrazioni disparate ma decisamente contemporanee: la tecnologia digitale, il riscaldamento globale, la religione e la politica sociale / identitaria in particolare.

Holberton spiega: “Volevo inserirmi in un sistema locale che indicizzasse un sistema molto più grande, ciò che l’ecofilosofo Timothy Morton chiama un “iperoggetto”; qualcosa di troppo grande e complicato per essere compreso da un singolo processore umano.” Lavorando con scultura, installazione e fotografia, Rhonda Holberton (1981, Fall Church, Virginia USA) utilizza un ibrido di pratiche scientifiche e metafisiche per rivelare una lettura simbolica di canoni empirici delle credenze comuni.

CULT | Aimee Friberg Exhibitions è una galleria internazionale che presenta lavori all’avanguardia di artisti emergenti e affermati che collegano il formale, il concettuale e le indagini basate sui processi che esplorano la condizione umana. Fondata da Aimee Friberg nel 2013, CULT coinvolge i visitatori dentro e fuori dal white cube tradizionale, con una programmazione esperienziale che comprende conferenze, cene, visite guidate e mostre itineranti.


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