Lee Ungno Museum - Seo-gu Daejeon 
15 / 10 / 2019 - 22 / 12 / 2019

Rappresentare un oggetto tridimensionale, così come viene visto dagli occhi umani, su uno spazio bidimensionale è stato una delle maggiori preoccupazioni e sfide intraprese dagli artisti visivi. Il desiderio degli uomini di “riuscire a rappresentare in maniera completa la percezione della vicinanza spaziale, di distanza, profondità, volume e/o grandezza di uno spazio/oggetto”, si è evoluto in modo diverso nell’Est e nell’Ovest e ha avuto un profondo effetto sulla civilizzazione umana in differenti zone del mondo.

Per esempio, la prospettiva, che inizialmente era utilizzata per raffigurare la distanza tra un oggetto e il suo spettatore, è ora utilizzata per trasformare tutto ciò che circonda lo spettatore, anche entità astratte, in oggetti di osservazione. L’idea convenzionale di prospettiva è stata gradualmente combinata con le tecnologie per la comunicazione e l’informazione e i computer, ed è stata ora incorporata ai media di sorveglianza, come la visione panottica e la CCTV (televisione a circuito chiuso).

Il sistema visivo del panottico, ideato dal filosofo francese Michel Foucault, era uno strumento nuovo usato per esercitare il potere. Ha esposto questa teoria nel suo libro, Sorvegliare e Punire. Secondo Foucault, il semplice oggettivismo, secondo cui l’osservatore è percepito come entità separata dall’oggetto, si è gradualmente sviluppato in una struttura di base da cui percepire/controllare il mondo intero – costituito da uomo, natura e Dio – che alla fine è divenuto un componente essenziale del potere e del capitale che dominano i big data e la tecnologia dell’informazione.

La prospettiva, come quella sviluppata dagli artisti italiani nel corso del XV secolo, si basava sul presupposto di un unico punto di vista fisso e di oggetti immobili. Tuttavia, nella realtà, è impossibile che gli occhi di una persona e gli oggetti che sta guardando rimangano fermi nello stesso momento. Alla luce di questo, non sorprende che il significato della parola “prospettiva” sia leggermente cambiato nel tempo. Al giorno d’oggi, la parola “prospettiva” si riferisce a “un’attitudine a guardare il mondo dall’esterno individuando il punto di vista di una forma di vita organica” oppure a “uno spazio ottico dove il tempo si è fermato” come quando, ‘arte della fotografia, il mondo è visto da un piccolo foro.

Nell’Occidente, l’idea di prospettiva, che è stata venerata dagli artisti da oltre cinquecento anni a partire dal Rinascimento, è iniziata a cambiare solo nel XX secolo. Durante questo periodo, l’idea tradizionale di prospettiva si è evoluta in una “prospettiva real-time”, in cui quella tradizionale si è unita alle tecniche di rappresentazione tridimensionali. Questo cambiamento nel concetto di “percezione” fu causato dalla Rivoluzione Industriale e dall’invenzione del motore a vapore. Il panorama visto da un treno mentre correva lungo il binario è sempre sequenziale, mobile, frammentario e questo tipo di paesaggio non può essere rappresentato tramite la prospettiva classica.

Successivamente, i cubisti, come Pablo Picasso, sono stati in grado di analizzare, destrutturare e riorganizzare gli oggetti mediante una prospettiva in “real-time” costantemente in movimento. Si può perfino affermare che queste opere cubiste sono stati i primi esempi occidentali dell’impatto scientifico della “prospettiva ferroviaria” (o “prospettiva in tempo reale”) e della tridimensionalità che hanno portato cambiamenti nei sistemi visivi dell’uomo. Anche dopo l’invenzione della ferrovia, l’arte occidentale ha continuato a evolversi rispondendo ai progressi tecnologici della storia. Sconvolto dallo sviluppo dell’industria aeronautica promosso dai fratelli Wright e dalla bomba atomica di Hiroshima, Jackson Pollock “gocciolava” la pittura sulle sue tele, molto simile a un bombardiere che lancia bombe a terra dall’alto. La “prospettiva ferroviaria”, che si basa su un punto di vista orizzontale, si è evoluta successivamente in una “aerea”, in cui gli oggetti sul suolo sono visti dall’alto.

A differenza della prospettiva in Occidente – che si è sviluppata gradualmente in un arco temporale di circa cinquecento anni, dal Rinascimento all’era moderna – gli artisti dell’Asia orientale hanno dato vita e unito le tre diverse tipologie 400 anni prima. Nel suo libro, L’alto Messaggio della Foresta e dei Ruscelli (Linquan Gaozhi), Guo Xi, artista esponente dello “Stile settentrionale” dell’epoca Song nell’XI secolo, ha introdotto e spiegato comprensibilmente la legge delle “tre distanze” (prospettive) usata nei dipinti paesaggistici cinesi. La sua spiegazione si basa, per la maggior parte, sulla sua opera Inizio di Primavera (Zaochuntu), che credeva essere il primo quadro creato utilizzando tutte le tre tecniche di distanza.

Le “tre distanze” introdotte nel suo libro si riferiscono a tre diversi punti di vista: la “distanza elevata” (es. la vista dal basso); la “distanza profonda” (es. la vista dall’alto) e la “distanza piatta” (es. quando l’osservatore e l’oggetto sono sullo stesso piano). Secondo Gui Xi, un paesaggista dovrebbe essere in grado di rappresentare tutte queste “tre distanze” all’interno di un solo dipinto. Lo scorcio raffigurato nel suo Inizio di Primavera mostra alcune somiglianze con le tele cubiste occidentali. Tuttavia, l’opera di Guo Xi potrebbe apparire ad alcuni più tridimensionale a causa delle “tre distanze” utilizzate nello stesso spazio – paragonabili alla prospettiva classica, da “ferrovia” e aerea dell’arte occidentale.

Questo è il motivo per cui è possibile affermare che la tecnica delle tre distanze nella pittura paesaggista orientale Shan Shui, rispetto a quella prospettica occidentale, è più efficace nella completa destrutturazione e nel successivo riassemblamento di un oggetto, al fine di catturare la sua forma e il suo spirito. I paesaggi creati usando queste tecniche dovrebbero essere in grado di soddisfare l’avidità estetica dello spettatore, riportando alla mente l’immagine dello studioso confuciano chino sulla sedia della biblioteca per assaporare sadisticamente la gioia scaturita dal quadro che sta ammirando. Questo studioso confuciano potrebbe perfino avere un bel bonsai nell’angolo del suo studio, che ha strappato dalla natura e artificialmente rimpicciolito dalla potatura e da altri interventi umani per soddisfare il suo personale gusto estetico. Potrebbe essere appena rientrato nello studio dal suo giardino, dove ha zappato il terreno sabbioso. Così lo studioso può creare il suo universo da sé e poi distruggerlo. Pertanto, agisce da Creatore, che dà forma e distrugge il suo lavoro ogni mattina.

Come può qualcuno essere così egocentrico? E come potrebbe qualcuno opprimere un oggetto più di così? Gli occhi di uno spettatore che guardano un oggetto attraverso la legge delle tre distanze sono gli occhi di un monarca onnipotente che crea un bonsai o un giardino giapponese in uno spazio tridimensionale. Questa vista onnicomprensiva si riflette nella visione panottica e nella televisione a circuito chiuso, che non monitorano solo ogni angolo della natura e tutti i passi compiuti dal genere umano, ma sono anche usati per la punizione. Qualcuno potrebbe affermare che tutto ciò sia “nature-friendly”, ma solo se lo spettatore/creatore è ipocrita o pienamente soddisfatto.

Lo scopo di questa mostra è mostrare come le vedute della natura sviluppata nell’Asia orientale siano basate sulla tradizione di editare e opprimere la natura in modo sfaccettato, anche se sono state considerate nature-friendly. L’esibizione punta, inoltre, a distruggere l’antico pregiudizio di natura dualistica e la fede cieca – come si vede nelle idee di oriente contro occidente, naturalismo contro umanesimo.  Inoltre, questo ci suggerisce che la tradizionale idea asiatica di natura è stata più attiva di quella occidentale nello sviluppo di metodologie per monitorare e punire la natura e il genere umano, in un modo ben più serio e più duraturo. La mostra è anche organizzata allo scopo di aiutare i visitatori a reinterpretare, ripudiare o addirittura rovesciare alcune teorie artistiche esistenti o l’intera estetica dell’Asia orientale.


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