Edith-Russ-Haus for Media Art - Oldenburg
18 / 04 / 2019 – 23 / 06 / 2019

Red Umbrella Struggles è una mostra collettiva internazionale che ruota intorno al discusso e sfaccettato tema della prostituzione. La mostra trae ispirazione da due progetti recentemente commissionati dai detentori dell’Edith-Russ-Haus Media Art Grant 2018, Petra Bauer e Daniel Jacoby. I due artisti sono interessati a esaminare il tema attraverso strategie di collaborazione e di dialogo.

Invece che rappresentare e ritrarre semplicemente le prostitute e il loro settore, gli artisti di questa mostra, attraverso il dialogo, spostano l’enfasi dal voyeurismo o dalla persecuzione a concetti di dignità e diritti. Nel riconoscere che le prostitute sono esperte nella loro vita, i progetti di questi artisti osservano come le complessità di genere, emigrazione e lavoro sono coinvolte in questo campo di battaglia fatto di ideologie.


L’artista e regista svedese Petra Bauer, negli ultimi tre anni, ha lavorato a un progetto cinematografico con SCOT-PEP, un’associazione scozzese diretta da prostitute. Workers! (2019), il risultato di questa collaborazione, è stato filmato all’interno dello Scottish Trade Union Congress, un edificio legato alle battaglie per i diritti e la rappresentanza politica dei lavoratori. Durante il giorno di “occupazione” di questo ente, sono state affrontate conversazioni che mettono al centro le voci delle prostitute nella discussione riguardo il lavoro e la vita che conducono.

La complessa installazione della mostra comprende lo storico predecessore del lavoro della Bauer, il documentario di Carole Roussopoulos, Les prostituées de Lyon parlent (1975). Il film segue la storia dell’occupazione di una chiesa da parte di 200 prostitute che protestano per i maltrattamenti da parte della polizia e le pericolose condizioni di lavoro. Workers! trae ispirazione anche dall’iconico Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles (1975) di Chantal Akerman, che descrive la routine quotidiana di Jeanne come madre, casalinga e prostituta. Il film della Bauer è allo stesso modo uno strumento per approfondire la discussione riguardo il lavoro delle donne al di là delle divisioni estremizzanti prevalenti nel femminismo, sia del passato che del presente.


L’opera video Expression of an Egg (2019) di Daniel Jacoby usa come materiale sorgente il flusso insonne del live streaming via webcam dei siti internet. Il regno delle webcam è cresciuto a una velocità incredibile negli ultimi dieci anni, facilitato da una larghezza di banda superiore e tecnologie più economiche. Expression of an Egg percorre una serie di immagini vagamente articolate che alla fine conducono a una connessione più profonda con il personaggio online di un individuo: Matt, BDSM webcam performer, con cui Jacoby ha iniziato a lavorare virtualmente alla messa in scena di una fiction. Usando come riferimento il film The Face of Another (1964) di Hiroshi Teshigahara e come strumento di ripresa il live streaming, il video di Jacoby punta su Matt come protagonista. Con l’intento di immedesimarsi con l’eroe principale del film giapponese, la cui vita viene danneggiata drasticamente quando gli viene fornita una protesi facciale, il webcammer adatta in modo creativo scene tratte dal film originale al suo attuale webcam avatar: un trans promiscuo. Attraverso simboli presi in prestito a Teshigahara, Matt cerca di rappresentare quel sentimento di alienazione presente nel mondo del webcamming che è potenzialmente trasferibile alla società urbana moderna in generale.

Il titolo della mostra, Red Umbrella Struggles, fa riferimento al simbolo internazionale del movimento per i diritti delle prostitute, che è stato usato per la prima volta nel 2001 durante un evento performativo organizzato dall’artista sloveno Tadej Pogačar per la 49° Edizione della Biennale di Venezia. La Red Umbrella March faceva parte del progetto CODE:RED (1999–) di Pogačar, che studia e tratta i vari aspetti della prostituzione come una specifica economia parallela.

La mostra presenta varie versioni del progetto di Pogačar che, come per quello della Bauer, si presenta sia come opera sia in servizio delle battaglie per i diritti dei lavoratori. Altre opere nella mostra si concentrano su specificità e caratteristiche di questo tipo particolare di lavoro.


L’installazione fotografica Michael Goes to Heaven (2008–10) di Lilla Szász è il risultato di una collaborazione e un’amicizia di lunga durata con un gruppo di prostitute di Budapest. La serie ritrae esperimenti all’interno della struttura familiare queer seguendo le vite dei soggetti mentre si proteggono e sostengono a vicenda ai margini della società, in una posizione pervasa da precarietà e insicurezza.

In One Day (2007), il regista danese Ditte Haarløv Johnsen raffigura le difficoltà della maternità e la realtà opprimente del lavoro dei migranti seguendo un giorno nella vita di una prostituta dell’Africa occidentale a Copenaghen. Nel frattempo, per qualcosa di più leggero, Louise Carrin ci lascia immaginare, attraverso il suo documentario Venusia (2016), i momenti noiosi e monotoni che spettano a questo lavoro, allineando i pro e i contro con qualunque altra tipologia di routine lavorativa.

I vari discorsi politici e morali riguardo la prostituzione tendono a privare le prostitute della loro voce e creano difficoltà ai loro tentativi di distinguersi e di creare una propria identità. Red Umbrella Struggles ritrae la lotta sociale di questa professione emarginata, che trova riscontro nel sostegno reciproco coinvolto anche nelle collaborazioni dell’artista.

Workers! di Petra Bauer e SCOTT-PEP è attualmente esposto al Collective di Edimburgo, Scozia, 12 aprile–30 giugno 2019.



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