Arrivato alla sua dodicesima edizione, il festival di arti performative perAspera ospiterà quest’anno, tra il 5 e il 16 settembre, due protagonisti dell’arte immersiva e transmediale, che sbarcheranno a Bologna dopo una prima assoluta mondiale in Australia. Simon Wilkinson e Myra Appannah, indagando il rapporto tra arte e tecnologia, firmano installazioni raffinatamente congegnate, con lo scopo di strappare l’uomo al suo contesto e trascinarlo nei meandri di una normalità reinventata.

Insieme collaborano con il nome di BriGHTBLACK (https://bright-black.org/) ad un progetto fresco ed innovativo nell’ambito di una forma artistica che chiamano “playful media”. A Bologna presentano, per la prima volta in Europa, USM – A Unique and Spectacular Moment. L’artista britannico Simon Wilkinson torna inoltre a perAspera, a tre anni dal suo debutto italiano sotto pseudonimo CiRCA69 (https://circa69.co.uk/), con una mostra-installazione in realtà virtuale: The Third Day.

Le ricerche condotte dal collettivo  BriGHTBLACK sul rapporto tra umano e artificiale, si focalizzano sull’esperienza del pubblico a contatto con il mondo tecnologico, evidenziandone il gusto per il dilettevole.

Il progetto USM – A Unique and Spectacular Moment (Serre dei Giardini Margherita, 13-15 settembre) prevede che due sconosciuti entrino in connessione, dapprima attraverso un videogioco e in seguito nella realtà fisica, seguendo le istruzioni fornite dagli artisti. Risulta ribaltata la definizione alienante di online game, che piuttosto che emarginare, unisce, e contribuisce all’hic et nunc “unico e spettacolare”.

In linea con il tema scelto per perApera.12, Umano. Troppo Umano., USM mette in luce la necessità della partecipazione del pubblico per la concretizzazione dell’opera stessa.

L’interazione tra artista, opera e pubblico è da sempre centrale per Simon Wilkinson. Elaborava già nel 2010, in collaborazione con Silvia Mercuriali (collettivo Il pixel rosso), una forma teatrale con delle regole che gli spettatori eseguivano, sollevati dal senso di responsabilità. Stavolta però, il potere concesso al pubblico è maggiore e la partecipazione più spontanea: bisogna essere fluidi come l’acqua; e fluido vuole che risulti anche il suo lavoro.

Ciò che di più conta è esplorare la mentalità odierna: il pubblico non vuole essere passivo, e pertanto deve essergli concesso uno spazio di azione nel quale mettere del proprio. Questo è per lui ancora più importante di ciò che l’artista stesso tira in ballo.

Esiste un hashtag su Twitter, #newpower, che raccoglie pensieri sull’utilizzo che oggi si fa dei media: la community riempie di commenti il social network sull’impiego delle nuove tecnologie, e la tendenza prevalente, secondo Simon, riguarda un aspetto giocoso, piacevole, divertente. Le sue sono osservazioni analitiche di comportamenti e reazioni del mondo contemporaneo, che accoglie e, in qualche modo segue, carpendone il ritmo. Il percorso di Myra Appannah conduce alla stessa poetica sposata da Simon: l’attrazione per alcune componenti teatrali interattive e per l’ambiguità generata dal terreno virtuale, si converte anche per lei, osservando il suo pubblico, in una forma di gioco per cui la tecnologia è un tramite ottimale.Lontano dalla narrativa di USM, ma non dalla sua vena interattiva, The Third Day, in mostra presso lo spazio Adiacenze (http://www.adiacenze.it/) dal 5 al 12 settembre, è in linea con la cifra stilistica marcata CiRCA69. Nel 2016 Simon presentava The Cube per la nona edizione del festival bolognese; nella successiva portava SLaVe To MoRTaL RaGe e Whilst the rest were sleeping [studio]: tre installazioni-performance (in realtà virtuale e realtà aumentata) dallo spirito fortemente enigmatico, che davano adito ad una concatenazione di dubbi sulla veridicità della controversa storia che le univa.

The Third Day abbraccia la stessa tematica: la fantasia dell’artista ancora una volta viaggia verso scenari distopici, in cui le intelligenze artificiali si bilanciano con quelle umane, dialogando nei capitoli di un romanzo scritto dallo stesso artista. La realtà virtuale s’impossessa della vista dei visitatori, proiettandoli in una scena misteriosa e distante dai canoni con cui di norma ci si confronta col mondo.

Ci si affanna a ricostruire i pezzi in modo razionale, ma non sempre è possibile. Dopotutto, però, ciò è un vantaggio offerto dai mezzi della realtà virtuale: questa si appoggia infatti ad una logica propria che scardina quella a cui siamo abituati, e al contempo ne fa parte. Il creato e il ri-creato non competono: piuttosto si adattano l’uno all’altro, si inglobano e scombussolano la linearità della norma. Gli occhi si fanno complici dell’inganno comunicando alla macchina cerebrale che ciò che riportano è reale. Lo è, tecnicamente. Non lo è, razionalmente.

The Third Day è il risultato dei punti di contatto che Simon riscontra tra un convegno svoltosi presso la Cambridge University sull’AI (Artificial Intelligence) e delle letture riguardanti alcune antiche culture del Sud America. In particolare sono delle interviste che raccontano gli effetti dell’ayahuasca (droga naturale e psichedelica), che suscitano l’interesse di Simon. 

Si dice che queste droghe permettano un confronto più vivo e lucido con se stessi, con il proprio passato, con la realtà circostante. Nell’incertezza del confine tra norma e alterazione e quindi, nuovamente, tra reale e irreale, in fondo, é rilevabile una certa similitudine con la realtà virtuale.

Da questa lettura, in particolare, Simon trae l’estetica del suo progetto, che va arricchendosi delle suggestioni e degli stimoli ricevuti dall’ambiente nel quale la mostra si sposta di tappa in tappa.

Nuovi capitoli del romanzo (7 soltanto durante il suo intervento a Bologna) verranno aggregati ai precedenti, che a loro volta subiranno modifiche sotto l’influsso di quella poetica della fluidità che l’artista già attribuisce alla collaborazione con Myra Appannah. Fondamentali saranno gli incontri spontanei che avverranno in città durante lo svolgersi del festival, in una sorta di live performance, che, come di norma accade nei suoi lavori, ha continuità oltre l’opera stessa.

Come  BriGHTBLACK, Simon e Myra stanno già lavorando ad un nuovo progetto che ambisce addirittura a superare le opere che hanno reso fama mondiale ad entrambi gli artisti (Whilst the rest were sleeping – CiRCA 69, 2017; Somnai – Myra Appannah, 2018), combinando installazioni in VR (Virtual Reality), AR (Augmented reality), e performance live. L’intelligenza artificiale, stavolta, incontrerà una riflessione sul DNA, il filo che collega passato e futuro dell’essere umano.


Articolo di Greta Canestrelli