Pointing at a New Planet è un loop video di animazione 3D del collettivo IOCOSE. Presentato fino al 23 luglio 2020 in versione web based all’interno della rassegna INBTWN.

Pointing at a New Planet  è anteprima di una più ampia ricerca condotta di recente dal collettivo sul New Space, un movimento nato nella Silicon Valley che vede aziende private rilanciare la corsa ai viaggi spaziali e alla conquista dello Spazio. Il loop del video reitera il vagare ininterrotto nello spazio marziano del modello tridimensionale della mano di Elon Musk, uno dei principali attori del movimento New Space. Per realizzare il calco virtuale di questa parte del suo corpo, IOCOSE ha raccolto in rete le documentazioni video delle diverse apparizioni pubbliche di Elon Musk, come CEO di SpaceX. Ha analizzato il suo continuo gesticolare, i modi di indicare pianeti e mete invisibili e la ricorrenza del gesto dell’indicare, segno denso di significati sia nella storia dell’arte che nelle iconografie contemporanee. Attraverso il simulacro della mano di Musk che percorre nuovi territori da colonizzare, IOCOSE costruisce un legame tra il corpo, i suoi linguaggi e le narrazioni legate alla predizione del futuro, ai legami tra visione e conoscenza, tra esplorazione e comando. 

Altro indice evocato dalla versione web del lavoro e dalla home page di INBTWN ideata dal collettivo appositamente da IOCOSE è quello dell’utente e con i gesti convenzionali della navigazione: nella fruizione da dispositivo mobile, il tocco fisico dell’indice percorre lo spazio dello schermo, sull’interfaccia grafica del desktop attraverso la sua traduzione nel simbolo del cursore. Lo spazio fuori dalla cornice del video è abitato da tracce che evocano immaginari collettivi di viaggi nello spazio e pianeti da scoprire: l’indice dell’utente è sperso in un caledoscopio interattivo di regolite, la materia che ricopre la Terra, la Luna e Marte, il corpo celeste al centro delle mire conquistatrici di Musk. 

Il viaggio spaziale della mano protagonista di Pointing at a New Planet è accompagnata dal sonoro di un karaoke surreale interpretato dalla Albertine Sarges che cuce con la voce le frasi più sensazionali di Musk. Nella versione web il loop ripete la melodia della voce all’infinito. E una volta ascoltata potrebbe succedere di ritrovarsi a canticchiare “it’s gonna be difficult, dangerous, good chances you’ll die, excitement for those who survive…”.

Per questa intervista si è scelto di ripercorrere il lavoro anche attraverso un atlante di immagini selezionare dal collettivo per restituire l’indagine delle culture visuali che caratterizza la loro ricerca. Pointing at a New Planet di IOCOSE è visibile fino al 23 luglio sul sito www.inbtwn.it/

E’ il primo intervento del programma INBTWN – In Between  una rassegna a cura di Claudia D’Alonzo dedicata al rapporto tra corpo e tecnologie, secondo capitolo di XL, nuovo formato di Centrale Fies. Digicult collabora al progetto come media partner e da giungno ad ottobre ospita contenuti di approfondimento sulle tappe della rassegna.

Claudia D’Alonzo: Com’è nato il lavoro e più in generale la ricerca sul movimento del New Space? 

IOCOSE: Non nasce da nessuna fonte specifica, ma da una serie di indizi che presi singolarmente non ci dicevano molto ma che accumulandosi l’un con l’altro hanno dato vita a questo progetto. Per esempio, anni fa ci interessammo di aeromodellismo, in particolare delle comunità di amatori appassionate di modelli di razzi in miniatura con motori a scoppio, ma la cosa si fermò lì perchè  non ci vedevamo nulla oltre la curiosità iniziale. Lo stesso vale, per esempio, per la cartomanzia. Quando leggemmo le interviste ai principali attori del NewSpace, vedemmo un sottile filo conduttore che univa gli amatori di aeromodellismo ai chiromanti e a Elon Musk o Jeff Bezos. Quelli che erano tanti temi tra loro apparentemente distanti, col senno di poi cominciavano a delineare un soggetto molto attinente al nostro quadro teorico di riferimento.

La nostra ricerca artistica verte sul fallimento del mito del progresso tecnologico ed il New Space ci pare al momento il miglior vettore per poterlo esplorare perché catalizza diversi aspetti per noi rilevanti: il fallimento delle speculazioni su questo mito, la sacralità che lo avvolge, le aspettative che noi umani abbiamo nei confronti del progresso tecnologico, come queste aspettative vengano diffuse, da quali interpreti, per quale pubblico, attraverso quale linguaggio.

Claudia D’Alonzo: Perché avete scelto di concentrarvi sulla prossemica di Elon Musk? Cosa racconta la sua mano e il suo gesticolare?

IOCOSE: Un aspetto che ci ha sempre incuriosito dei piani di Elon Musk e co., per come vengono presentati nelle conferenze stampa, è l’immaginaria omogeneità dello spazio che separa la Terra da Marte. Per quanto sappiamo che la Terra presenti numerosi elementi geografici disomogenei, lo spazio fuori dalla Terra è immaginato come identico a se stesso, nonostante la sua incredibile estensione. Ci piace guardare a come questo immaginario venga creato, focalizzandoci il più possibile sulla minuzia più insignificante. Le mani di Musk e il suo gesticolare ci sembravano il punto di partenza perfetto. 

Ci siamo fermati a guardare a come, da un palco in California, Musk indicasse queste distese desolate a milioni di chilometri di distanza, pronte ad essere colonizzate e addomesticate. Vogliamo ricondurre questa fantasia a una mano che gesticola, rappresentata nei dettagli delle rughe e venature. Le mani hanno da sempre un ruolo e una carica di significati molteplici: la prestidigitazione e l’incanto passano dal gesticolare; le mani possono ingannare e nascondere; la mano è da sempre stata caricata di significati religiosi e mistici come nel caso della mano di Fatima, simbolo che si ritrova in modo trasversale in tradizioni e culture diverse, dislocate geograficamente e temporalmente. 

Un ulteriore elemento che ci interessa è la tradizione iconografica della buona ventura: la lettura del palmo rappresenta forse il caso più eclatante e per noi definitivo che associa la mano come elemento simbolico alla visione e narrazione del futuro. Attraverso la lettura del palmo il futuro prende forma come idea e come racconto.

L’associazione tra corpo e narrazione del futuro si ritrova poi anche tra i transumanisti, prospettiva che trova nelle retoriche di innovazione e progresso tecnologico della Silicon Valley un terreno fertile in cui diffondersi e affermarsi. Per i transumanisti il corpo è un substrato biologico che limita l’evoluzione dell’essere umano e del quale, quindi, dovremmo sbarazzarci. Al tempo stesso, secondo la visione transumanista, è solo tramite la conservazione criogenica del corpo, o parte di esso, che l’uomo può essere in grado di vincere la morte, in attesa della singolarità tecnologica. Non è un caso quindi che la mano di Musk che sorvola la superficie di Marte sia una mano mozza, staccata dal suo corpo di appartenenza.

Claudia D’Alonzo: Tra i vari gesti e modi di parlare attraverso le mani vi siete concentrati sull’indicare, presente anche in lavori precedenti. Ha un’ampissima tradizione iconografica e iconologica – il mostrare, l’occhio, il vedere la conoscenza, ma anche il comando, il potere, nelle iconografie cristiane il dolore, il terreno e l’ultraterreno e altre. Mi raccontate perché proprio questo gesto, quali significati vi interessano tra vari, ad esempio tra le simbologie provenienti dalla storia dell’arte e altre più recenti legate alle culture della rete?

IOCOSE: Il dito indice è il vettore referenziale per eccellenza. Si dice che solo gli umani e i delfini riescano a capire che un indice puntato indichi qualcosa. Maghi e prestidigitatori indicano costantemente qualcosa al proprio pubblico, ma lo fanno per distoglierne l’attenzione da altro, per distrarre e ingannare. Nell’interfaccia grafica del desktop che usiamo tutti i giorni, l’indice è il cursore. Nella storia dell’arte ci sono numerose mani celebri con indici puntati: il dito dell’incredulo San Tommaso di Caravaggio che entra nella ferita sul costato del Cristo per verificare che sia reale; due diti indici sono quelle che Michelangelo usa nel Giudizio Universale per suggerire una possibile connessione tra uomo e Dio. Il dito indice viene usato per additare, per dare la colpa, ma anche per chiamare a sé, come in La vocazione di San Matteo di Caravaggio.

Partendo dalla polisemia di questo simbolo abbiamo deciso di concentrarci su un nuovo dito indice, a noi contemporaneo, e ai pianeti che vuole farci immaginare. A questa simbologia stratificata aggiungiamo quella di un dito che segna una strada, una direzione. Uno spazio di conquista, da colonizzare e civilizzare che viene puntato dall’indice di un uomo bianco, nell’ennesima riproposizione di una frontiera e di una terra selvaggia da rendere abitabile e ospitale per l’essere umano (terraforming). Ma questo è anche un dito che indica una direzione, precisa ed univoca, suggerendo e al tempo stesso creando un percorso, o meglio l’unico percorso, che ci viene proposto come la via maestra per perseguire il progresso. Il futuro prospettato è uno solo, non ci sono scelte né alternative e la strada da percorrere per raggiungerlo è segnata. Non si può svicolare.

E non dimentichiamo, se si vuole davvero affrontare una possibile fenomenologia del dito indice come simbolo, che un riferimento imprescindibile sono le Forze dell’ordine che indicano.

The Fortune Teller, Georges de La Tour, 1630

Incredulità di San Tommaso, Caravaggio, 1601.

Forze dell’ordine che indicano

Claudia D’Alonzo: Parlando di incorporazione, mi parlate del formato del karaoke con il quale avete deciso di presentare i frammenti dai discorsi di Musk, del loop e della melodia che resta in testa a lungo e ogni tanto ritorna?

IOCOSE: Il nostro è un karaoke un po’ atipico, in quanto nel video appaiono sì i testi della canzone con l’animazione che aiuta l’interprete a seguire il ritmo, ma si sente anche la voce della cantante, Albertine Sarges, che canta il testo, al posto della tradizionale base musicale che accompagna i testi in sovraimpressione. Abbiamo scelto il formato del karaoke costruito con un collage di frasi estrapolate da interviste rilasciate da Musk per due motivi: il primo è che volevamo metterne in discussione la loro credibilità. Un karaoke ben riuscito vuole che l’interprete si immedesimi totalmente nell’autore della canzone, prevede d’essere cantato con lo stesso tono di voce, con la stessa enfasi. Con quale enfasi e trasporto possiamo avvicinarci a delle frasi che dicono, per esempio “gli umani devono dare priorità alla colonizzazione di Marte”, oppure “diventiamo una civiltà spaziale”? Il secondo motivo è che la canzone nel karaoke ci permette di condensare in un unico testo numerose frasi ad effetto, tra le più mirabolanti ed esagerate dette da Musk nei suoi pitch o interviste. Messe una di fianco all’altra appaiono ancora più eclatanti che non diluite in un discorso di trenta minuti. Abbiamo scelto la figura retorica dell’iperbole per accentuare il desiderio di conquista e megalomania, quello che tra di noi IOCOSE  chiamiamo lo “slancio spaziale”, per esaltarne il contrasto con la mano che vola in solitudine su una distesa di sassi.

I riferimenti per la musica sono stati molteplici, da Demetrio Stratos a Jesus Christ Superstar, dalla sigla di Star Trek ai “singing warm up tutorials” che si trovano su YouTube, volevamo qualcosa di spensierato come un canto sotto la doccia, ma allo stesso tempo ricamato, epico e un poco barocco. La cantante che ha collaborato con noi, Albertine Sarges, è entrata in sintonia con il lavoro e ha realizzato questa canzone che ci ha subito convinti.

https://www.wired.com/2015/02/binge-guide-star-trek-tng/

https://www.thetravelpockets.com/new-blog/karaoke-japan