Prosegue la media partnership di Digicult con INBTWN, la rassegna a cura di Claudia D’Alonzo per XL, il formato esteso della programmazione annuale di Centrale Fies. Il secondo intervento artistico è Ascoltare Attraverso, progetto che si muove tra on e offline basato sul confronto tra la curatrice e ricercatrice Elena Biserna e l’artista e ricercatrice Anna Raimondo. L’ascolto è il loro strumento: il prisma scelto come vettore di pluralità per decostruire gerarchie, discorsi normativi e relazioni di potere. La curatrice Claudia D’Alonzo racconta qui su Digicult il progetto nel testo curatoriale, in un gioco di rimandi tra dimensioni spaziali e temporali eterogenee che caratterizzano l’intera rassegna e questo secondo intervento in particolare.

Ascoltare Attraverso
Interrogare i generi « attraverso » l’ascolto
www.inbtwn.it
25 luglio-10 settembre 2020

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La relazione tra Elena Biserna e Anna Raimondo è da anni una trama di affetti, viaggi, letture, riflessioni teoriche e pratiche artistiche, permeata dal comune interesse per l’ascolto, inteso come vettore per indagini liminali che si muovo tra femminismi, relazione sfera pubblica e privata, attivazione di processi partecipativi che interrogano soggetti e territori, pratiche del quotidiano. La partecipazione ad INBTWN è un’occasione per proseguire gli incontri tra loro, spesso avvenuti in spazi radiofonici. Come quello della diretta di Ascoltare Attraverso che sabato 25 luglio ha dato avvio al progetto. In podcast è ascoltabile sull’homepage di www.inbtwn.it fino al 10 settembre  insieme agli esercizi Toward vaginal listening di Anna Raimondo e alla partitura The Resounding Flâneuse di Elena Biserna, lavori creati originariamente in inglese e presentati per la prima volta in italiano, lingua madre delle due autrici.[1]

Entrambe le opere invitano chi fruisce il sito a performare e agire luoghi dentro e fuori il corpo: in una traiettoria fra interno ed esterno, fra visibilità e invisibilità, che va dagli spazi immateriali della radio e della rete a quelli “intermedi” dei propri corpi. E da lì allo spazio pubblico, del quale riappropriarsi attraverso l’atto del camminare. L’invito delle due autrici è quello di lasciarsi guidare in questo agire dall’ascolto.

Gli esercizi di Anna Raimondo ci chiamano ad ascoltare il linguaggio vibratorio della  vagina, anatomica o simbolica, come modo per ricercare nel corpo ciò che è forse silenzioso – “inneffabile eppure presente” – e scardinare le narrazioni che, ordinando gerarchie tra le forme e le espressioni del corpo più manifeste, impongono schemi normativi patriarcali alle soggettività.

“Cammina al tuo ritmo.
Cammina così forte da trasformare le piante dei tuoi piedi in uno strumento a percussione.
Suona la città. Balla al ritmo dei tuoi passi.
Riscrivi la città con il tuo corpo, con i tuoi suoni.”[2]

In un periodo nel quale la fragilità dei corpi – nelle relazioni e nei modi di abitare insieme gli spazi – è una questione tanto presente, la partitura è occasione per espandere questa attenzione oltre la contingenza delle norme legate al distanziamento sociale e alla pandemia. Parlare di pratiche spaziali e di relazione tra soggetti, alterità e spazio pubblico in una prospettiva di genere può portarci a riflettere su micro azioni, abitudini incorporate e spesso inconsapevoli che educano ad essere caut_, trasparenti, poco udibili o poco visibili nell’attraversare lo spazio pubblico. Infatti, da prima e molto oltre la condizione attuale, per persone soggette al sessismo sentirsi a proprio agio o al sicuro passa spesso dall’imparare modi per evitare lo sguardo e l’ascolto altrui.

La partitura creata da Elena Biserna stimola ad appropriarsi dello spazio urbano attraverso il suono prodotto dai passi, attraverso la voce emessa cantando o urlando, ad enunciarsi camminando nel paesaggio sonoro della città di notte.

Il dialogo radiofonico di Ascoltare Attraverso si muove tra l’alfa e l’omega dell’esercizio e della partitura, punteggiato da ascolti di opere sonore di Anna Raimondo e altr_ artist_[3]. Ne nasce un discorso che a partire dalla vagina ribalta i binarismi legati a genere e sessualità, in particolare rispetto alla polarizzazione tra attivo e passivo che dalla presunta naturalità nel funzionamento delle anatomie e degli organi condiziona i modi in cui impariamo ad abitare gli spazi.

Questo perché – richiamando Paul B. Preciado, autore spesso citato nella conversazione – la dimensione anatomica è sempre narrazione, produzione culturale di schemi intepretativi e codici che incorporiamo e usiamo per identificarci e descrivere il sentire. Ne è un esempio lo stimolo delle due autrici a ripensare il ricevere – che è associato comunemente i modi di rappresentare sia i meccanismi dell’organo vaginale e che l’ascolto – non come funzione passiva bensì attiva.

E’ attiva ad esempio l’azione ricettrice durante il rapporto sessuale, che trasforma cavità da potenziali a reali. Molta della sua fisiologia resta ancora scarsamente studiata. Inoltre, per la vagina come per gli organi uditivi, spesso i processi sono poco visibili e per averne percezione bisogna avere attenzione anche ai silenzi, ai vuoti, all’invisibilià del corpo. Per questo, esercitare l’ascolto dei suoni della vagina e dei suoi silenzi muove il percorso costruito dalle autrici oltre la dimensione biologica per andare oltre, per parlare di come leggere e nominarsi oltre categorie, gerarchie e qualità nel sensibile inoculate dalla cultura patriarcale.

La dislocazione, le voci, i corpi, i generi, lo sconfinamento tra molti altrove sono al centro di Ascoltare Attraverso anche per il formato pensato per il dialogo radiofonico del 25 luglio, tra Elena da Marsiglia, Anna da Bruxelles, la mia voce e a quelle del pubblico da Centrale Fies a Dro (TN). Quarto nodo silente ma fondamentale dell’entanglement radiofonico Milano, da dove Radiovirus, la web radio di Macao partner del progetto, ha gestito la regia e lo streaming, usando strumenti open source e free.

Ci siamo trovat_ all’interno di una room virtuale incontrandoci solo attraverso le voci, parti invisibili dei nostri corpi fisici.

Il fatto che nessuna delle voci condividesse uno stesso spazio fisico ha reso il formato inusuale anche rispetto agli attuali formati della radio. Con le autrici abbiamo scelto di radicalizzare la dislocazione, per raccontare delle esperienze del quotidiano e gli ambienti che abbiamo abitato in questi mesi. Durante il lockdown c’è stato un proliferare di progetti radiofonici. Nuove radio sono nate, e tra queste la stessa Radiovirus. La radio come medium – per prima e molto prima di internet – ha reso familiare a masse di persone la possibilità della vicinanza nella distanza, attraverso quella materia invisibile del nostro corpo che è la voce.

Anche per questo abbiamo scelto di svelare la complessità e la fallibilità del dispositivo, non solo tecnologico, che stavamo abitando noi e i pubblici, quelli a Centrale Fies e quelli in ascolto dal sito. La dislocazione e l’assenza di supporto visivo ci hanno poste nella condizione di praticare con i nostri corpi – in quel momento – una condizione in risonanza con i discorsi generati nel dialogo sulla complessità della presenza, sulle oscillazioni al limite tra dentro e fuori, sulla voce come corporeità e corpo somatico, sul rapporto tra visibile e invisibile.

Non è un caso che siano ricorse alcune domande: da dove parlo quando dico sono qui? Dove sono quando sono un corpo? Da dove ascolto? Sono anche riferimenti a Corpo Utopico di Michel Foucault, un saggio nato da una conferenza radiofonica del 1966 e centrale anche nell’ideazione dell’intera rassegna INBTWN. Qui Foucault riprende alcuni tratti del corpo proprio della fenomenologia e il ruolo fondamentale delle sensazioni per spingersi oltre: se il corpo proprio della fenomenologia è corpo nel mondo, il corpo utopico definito da Foucault non si fa ridurre ad un luogo, né frammentare in molti altri luoghi. Gli sconfinamenti ai quali ci invitano Elena Biserna e Anna Raimondo collegano il ribaltamento di piani simbolici e discorsivi connessi al corpo con la sperimentazione di altri modi di esercitare il sentire.

“ […] insieme opaco e trasparente, visibile e invisibile, vita e cosa: per essere utopia, basta essere un corpo. Tutte queste utopie con cui cercavo di sottrarmi al mio corpo avevano semplicemente il loro modello e il loro punto di prima applicazione, il loro luogo d’origine nel mio corpo. Avevo torto a dire, poco fa, che le utopie erano rivolte contro il corpo e destinate a cancellarlo: sono nate nel corpo stesso e si sono, forse solo più tardi, rivolte contro di lui.”[4]


[1]– Traduzioni di Giacomo Raffaelli

[2]  Da The Resounding Flâneuse di Elena Biserna, 2018

[3] Estratti da: Anna Raimondo, Vaginal speech, 2019; Anna Raimondo, Untitled (A stranger, the water and what I am), 2013; Mariana Carvalho, Me alimento de vôce, 2019; Elena Biserna, Ruizado per il 1 maggio femminista trans-frontiere, 2020; Anna Raimondo, Nuove frontiere del benessere dell’ecosistema vaginale #1 Roma, 2017; Ringraziamenti a Stéphane Jacobs (Arg/Be), attivista transfemminista; Registrazione della cantante “Meriem Saou’d”, parte di Rythmes (in)visibles, Anna Raimondo, 2020.

[4] Il corpo utopico, in Michel Foucault Utopie Eterotopie, ed. italiana a cura di Antonella Moscati, Cronotopio, 2018, pag. 42.