Palais de Tokyo, Paris
21 / 02 / 2020 - 17 / 05 / 2020

Per questa nuova mostra al Palais de Tokyo, Ulla von Brandenburg (nata nel 1974 a Karlsruhe, vive e lavora a Parigi) ha immaginato un progetto completo e in evoluzione ispirato dal teatro, nonchè dal suo immaginario e dalle sue convenzioni. Intorno alla nozione di rituale, intesa come la possibilità di esplorare le relazioni tra individui e gruppi, e di creare o meno qualcosa in comune, l’artista invita il pubblico a partecipare a un’esperienza stimolante e rinnovata fatta di temi, forme e motivi che tengono vivo il suo lavoro: il movimento, il palco, i colori, la musica, i tessuti… Installazioni, sculture, performance e film ideati  appositamente per la mostra comunicano l’uno con l’altro e si aggrovigliano insieme per formare una narrazione aperta tra autenticità e artificio, tra il mondo naturale e le attività umane, l’interno e l’esterno, finzione e realtà.

Come spesso nel suo lavoro, il pubblico è invitato a introdursi nelle opere esposte e a varcare il limite realizzato con ampie lenzuola di tessuto. Così, esattamente all’entrata appare una grande installazione di tende dipinte, con un foro circolare al centro- come apparecchi ottici ispirati dall’apertura di una lente fotografica.

Questo passaggio preparatorio, attraversando la quarta parete, che è contemporaneamente aperta e fantastica, conduce verso la mostra mentre  fornisce un’immersione iniziale all’interno del colore, una riflessione sulla natura e sulla fragilità dei materiali; ma anche la capacità di evocare immediatamente un universo, sia questo finto o reale.

Questa duplice relazione con le immagini, questa costruzione di una struttura rappresentativa e il coinvolgimento di corpi è realizzato attraverso un’istallazione tessile molto ampia che rivela inoltre l’interesse dell’artista per questo materiale trasportabile e modulabile che circola, viene scambiato e reso diverso negli anni dalle comunità che lo producono. Viene utilizzato in cinque ambienti, prodotto utilizzando tessuti colorati provenienti da precedenti opere dell’artista.

Ognuno di questi rifugi, con le loro geometrie incerte, ha una funzione o una temporalità: azione, figura, rituale, notte, habitat. Durante tutta la durata della mostra, ogni sabato cinque performer costruiranno e smonteranno questi spazi utilizzando un certo numero di azioni di rito per gestire i lavori e le scenografie dello spettacolo: ingombranti bastoni di gesso, corde, canne da pesca, trapunte, bambole identiche ai performer, scodelle, una balla di fieno, nasse.
Tessuti strappati che invadono gradualmente il pavimento, ecc. La mostra perciò afferma la sua capacità di trasformare, creare narrative continuamente rinnovate e combinazioni singolari.

Grazie al gioco di gesti, costumi e oggetti di scena ricorrenti, queste performance settimanali mettono in mostra il film installato nel cuore della mostra, girato a colori con lo stesso gruppo di performer/ ballerini al Théatre du Peuple a Bussang nei Vosgi. Costruito sul fianco di una montagna verso la fine del XIX secolo, è un teatro popolare umanista, il cui motto è scritto sull’arco del proscenio: “Con l’arte per l’umanità.” Tra le altre particolarità, il dietro le quinte si apre sulla foresta, come afferma il suo creatore “per ripulire l’arte con la natura”.

Investendo in questo luogo, storicamente e simbolicamente carico “sia di ideale umanistico che artistico costituito dalla creazione tra le montagne dei Vosgi di un festival teatrale destinato a tutte le persone di tutte le sfere sociali,” Ulla von Brandenburg ha immaginato un racconto, come un rito di passaggio o un’etnologia fantasmagorica. Per questo l’artista ha filmato una “microsocietà come fosse l’ultima del suo genere dimostrando l’esistenza dei suoi lavori, il loro valore ma anche la loro capacità di cambiare e aprirsi verso l’esterno.”

In questo modo propone una riflessione sul popolare, il comune, la comunità cercando allo stesso tempo di abolire le distinzioni tra pubblico e privato, professionalità e dilettantismo, sedentarietà e nomadismo, natura e cultura. In questo possono essere viste molte varianti sul tema della perdita, del dare, della trasmissione, dell’abbandono, della fuga o altrimenti una coreografia che non utilizza nessun altro oggetto oltre a se stessa.

L’ultima parte della mostra, che si apre su una dimensione ancora più fantastica, è costituita da un’istallazione labirintica. Qui le lenzuola riciclate di tessuto blu sbiadito, mettono in mostra le proiezioni di cinque film girati sott’acqua dove gli oggetti (uno specchio, una scarpa, un vestito…) appaiono e scompaiono come dopo un naufragio. Queste visioni subacquee evocano all’istante un aldilà, uno scomparire dell’essere umano oppure una discesa nel subconscio.


www.palaisdetokyo.com