Fondation Louis Vuitton - Paris
11 / 04 / 2018 – 27 / 08 / 2018

Fin dalla prima mostra di opere rappresentative della sua collezione nel 2014, in occasione dell’inaugurazione dell’edificio progettato da Frank Gehry, la Fondation Louis Vuitton ha esposto con regolarità varie selezioni di opere seguendo le quattro categorie predefinite della collezione: Contemplative, Expressionist, Pop, Music & Sound (2014/2016), oppure gruppi di opere nel corso di eventi specifici dedicati alla Cina (2016) e all’Africa (2017).

In Tune with the World svela una nuova selezione di artisti della collezione e di un gran numero di mezzi diversi in tutte le gallerie dell’edificio Frank Gehry, unendo opere moderne e contemporanee, la maggior parte delle quali mai esposte prima d’ora in questi spazi.

In Tune with the World è più di una semplice raccolta di opere ed è pensata per essere una mostra basata su un tema specifico, come la questione del posto dell’uomo nell’universo e i vincoli che lo legano all’ambiente circostante e al mondo vivente, mettendo in evidenza le interrelazioni tra esseri umani, animali, piante e perfino oggetti inanimati.

Due sequenze complementari si estendono per l’intero edificio: La Sequenza A, situata al secondo piano, permette di immergersi nel mondo dell’artista giapponese Takashi Murakami, nato nel 1962. Attraverso la molteplicità delle forme e dei materiali presenti in mostra, tra cui dipinti, sculture e video, l’opera prolifica di Takashi Murakami dà libero sfogo a un’immaginazione senza freni, ricca di colori e popolata da creature fantastiche, metà umane e metà animali, mescolando culture popolari ed erudite, iconografia buddhista e manga, tradizione e modernità, Occidente e Oriente, tecniche ancestrali e tecnologia avanzata.

La Sequenza B, “Man in the living universe”, raccoglie ventotto artisti francesi e internazionali di varie generazioni e che utilizzano tecniche diverse. Si estende sui tre piani dell’edificio e copre anche l’area Grotto esterna. Ispirata dall’affermazione di Roland Barthes ne “La Chambre claire” (La camera chiara, 1980) “Ho deciso di prendere per guida la coscienza del mio turbamento”, le opere ruotano attorno all’idea dell’affinità emotiva.

L’itinerario è strutturato intorno a tre temi complementari, ognuno dei quali viene presentato su un piano dell’edificio: “Irradiances”; “Là, infiniment…” (Here, infinitely…); “L’Homme qui chavire” (The man who capsizes). “Irradiances” presenta opere di Matthew Barney, Mark Bradford, Christian Boltanski, Trisha Donnelly, Dan Flavin, Jacqueline Humphries, Pierre Huyghe, Yves Klein, James Lee Byars, François Morellet, Sigmar Polke, Gerhard Richter, Shimabuku e Anicka Yi.

Il titolo “Irradiances” è riferito al raggio di luce di Dan Flavin e presenta opere realizzate con varie tecniche: dipinti, sculture, video, installazioni. Ogni opera tratta il dialogo continuo dell’uomo con la natura, indagando il modo in cui i vari materiali e le loro metamorfosi possono creare un paesaggio cosmico.

“Here, infinitely…”, nella galleria 4 al piano terra, espone i lavori di Cyprien Gaillard, Wilhelm Sasnal e Adrián Villar Rojas. Attraverso la rivisitazione di opere iconiche della storia dell’arte, questi tre artisti riflettono sul dominio dell’uomo nel corso della storia e sulla sua potenziale scomparsa.

“The man who capsizes” mostra le opere di Giovanni Anselmo, Maurizio Cattelan, Ian Cheng, Andrea Crespo, Alberto Giacometti, Dominique Gonzalez-Foerster, Pierre Huyghe, Yves Klein, Mark Leckey, Henri Matisse, Philippe Parreno, Bunny Rogers e Kiki Smith.

Questa sequenza prende ispirazione dal corpo in tutte le sue forme, dalla più tangibile alla più immaginaria, e prende come punto di partenza The man who capsizes (1950-1951) di Alberto Giacometti, attorno al quale viene presentata una collezione di altre quattro opere dell’artista.


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