ICA MILANO - Istituto Contemporaneo per le Arti (Social channels)
01 / 04 / 2020 – 03 / 05 / 2020

Fondazione ICA Milano promuove una modalità virtuale di coinvolgimento e partecipazione del pubblico alla mostra Charles Atlas. Ominous, glamorous, momentous, ridiculous, la prima esposizione personale allestita in Italia dal video artist e direttore americano, Charles Atlas (St. Louis, 1949), rinomato regista di fama internazionale. La mostra, che avrebbe dovuto essere inaugurata il 12 marzo 2020, rimarrà aperta nei locali dell’ICA Milano fino a domenica 3 maggio 2020.

Grazie a un calendario di contenuti inediti sui suoi canali Instagram e Facebook, ICA Milano promuove un viaggio virtuale a tappe che, partendo dalla vita e dalle collaborazioni di Charles Atlas con il mondo della danza e dello spettacolo, esaminerà le opere esposte per restituire uno sguardo approfondito ed emozionante sulla mostra, con il desiderio di oltrepassare le distanze con il pubblico.

Nella speranza di ritornare presto ad accogliere i visitatori nelle sue stanze, ICA Milano continua la sua missione di diffusione della cultura e delle arti contemporanee caratterizzate dalla partecipazione e dalla condivisione.

Curata da Alberto Salvadori e allestita in stretta collaborazione con Charles Atlas, la mostra presenta nuove e recenti opere accanto a reperti storici, contestualizzando i periodi più significativi dell’opera dell’artista in un’istallazione che trasformerà la fondazione in un ambiente immersivo.

Atlas è molto conosciuto per la sua pratica innovativa e rivoluzionaria basata sui video. Per più di quarant’anni ha indagato il rapporto tra diverse discipline tra cui video, danza e spettacolo. Il suo lavoro ha oltrepassato i confini del cinema e dei video, incorporando istallazioni, documentari, progetti multimediali e televisivi senza dimenticare gli spettacoli live.

Nato e cresciuto a St. Louis, nel Missouri, Atlas si trasferì a New York negli anni Settanta per dedicarsi al cinema. La sua prima esperienza fu con la Merce Cunningham Dance Company, dove riuscì a diventare il regista in sede della compagnia. Tra il 1974 e il 1983, Atlas lavorò con Cunningham, sviluppando un nuovo linguaggio ibrido che definì come media-dance o danza per la macchina da presa in cui le coreografie erano pensate e successivamente messe in scene appositamente per la macchina da presa.

Spesso la telecamera si muoveva in sincronia con il corpo di ballo, abbattendo la tradizionale staticità della danza immortalata su pellicola. Nel 1983 Atlas ha abbandonato la compagnia di Cunningham per allargare la sua produzione con altri artisti; le sue collaborazioni hanno coinvolto artisti, danzatori, musicisti e poeti di spicco, come Karole Armitage, Michael Clark, DANCENOISE, Douglas Dunn, Nam June Paik, Yvonne Rainer, Marina Abramović, e più recentemente Mika Tajima, Anohni e Lady Bunny. In questa mostra sono presentati video e film selezionati, realizzati da Atlas con molti dei suoi collaboratori di lunga data, come Locale, Blue Studio, e Channels Inserts, opere ben note da lui realizzate con Cunningham, così come Hail the New Puritan, un film realizzato con il ballerino/coreografo Michael Clark, e The Legend of Leigh Bowery, un documentario sulla stilista/performer Leigh Bowery, e altri ancora.

Il lavoro di Charles Atlas è caratterizzato da una costante sperimentazione tecnologica, oltre che dall’innovazione nei generi e dalla collaborazione. Negli ultimi anni, Atlas ha integrato nel suo lavoro l’animazione generata digitalmente, creando installazioni video tecnicamente complesse che esplorano l’iconografia delle sequenze numeriche. Queste installazioni prendono in esame le questioni della segmentazione e della strutturazione dello spazio visivo, così come la politica della rappresentazione nel mondo contemporaneo.

Sulla scia delle mostre di Masbedo e Simone Forti, Fondazione ICA Milano continua a focalizzare l’attenzione sulle indagini legate ai temi del vivere e del corpo. Presentando opere che utilizzano la performance e la video art come mezzo espressivo e strumento di ricerca, la mostra di Atlas porta avanti fino ad aprile 2020 questo filo conduttore che ha caratterizzato il programma espositivo della Fondazione sin dalla sua nascita.


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