Temporary Gallery - online

È stupefacente come, negli ultimi anni, l’hobby di coltivare le piante sia diventato così popolare. Instagram è pieno di foto di interni decorati con piante in vaso (le piante grasse sembrano essere particolarmente apprezzate), quasi ogni giorno nascono nuovi blog dedicati alla cura delle piante e il giardinaggio urbano è in crescita costante.

Qual è il motivo dietro questo interesse per il mondo naturale addomesticato? Nel saggio “On Lyric Poetry and Society”, Theodor W. Adorno afferma che la natura è diventata sacralizzata a causa dell’alienazione dell’individuo nella società capitalistica, portandolo alla ricerca di un luogo dove rifugiarsi.

Per di più, il prestigio della natura aumenta nei periodi di disastro politico, quando le speranze per una trasformazione sociale rivoluzionaria sono disattese. La natura diventa un luogo dove l’individuo alienato trova sollievo. Anche se non elimina la causa fondamentale di sconforto dello stato mentale, il contatto con la flora calma l’individuo.

Tuttavia, una simile visione della natura – intesa come mezzo completamente depoliticizzato per migliorare il nostro umore, un oggetto di consumo perfettamente funzionante – è l’unica a nostra disposizione? Ovviamente no! La mostra Floraphilia. Revolution of plants libera il mondo delle piante dal contesto reazionario delle riviste di design d’interni e di eco-trend per rivelarne il potenziale emancipatore che porterà a una trasformazione sociale.

Il luogo della Temporary Gallery diventa un laboratorio anarchico della “rivoluzione-che-verrà”, resa possibile attraverso uno scambio inter-specie. Le piante che decorano mensole e davanzali si trasformano in fonte di ispirazione per l’attività politica. Ne siamo affascinati per la resilienza, l’adattabilità e le doti comunicative, come pure per l’indifferenza ai confini di stato.

Per esempio, la verga d’oro del Canada ci infonde un senso di disobbedienza, la rosa del Giappone ci insegna a evolverci in linea coi nostri dintorni, mentre il calamo diventa un simbolo di rinnovamento e purificazione. Per natura, le piante sono esseri di comunità – non individui che formano confini chiari l’uno con l’altro. La loro identità è profondamente pluralista: dalle radici che sono una risorsa di intelligenza decentralizzata ai legami di dipendenza che le legano agli altri organismi.

Ciò che segue è una riflessione sulla comune comprensione delle piante come “cose” meccaniche che reagiscono unicamente a semplici stimoli. Le piante abbandonano la posizione più bassa nella gerarchia degli esseri, portandoci a una visione di una continuità fondamentale tra l’uomo e le piante, in cui queste ultime – poiché dinamiche, che respirano e crescono – sono dotate di intenzionalità, nonché di memoria.

L’unico architetto della mostra rafforza i temi ritualistici, collettivi e scientifici presenti nelle opere d’arte. Tavoli ricoperti di stoffe, come altari, enfatizzano il bisogno di andare oltre la strumentalizzazione della natura basata sul disincanto della realtà: determinate credenze religiose o sciamaniche vanno mano nella mano con le scoperte della scienza moderna, rappresentando le piante come organismi molto più complessi di quello che sembrano.

Accesso alla mostra online

Visita guidata della mostra da parte della curatrice Aneta Rostkowska
Playlist dei film in mostra (password: Temporary-Gallery)
Dépliant con foto, descrizioni, ecc.


temporarygallery.org