Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki
28 / 02 / 20 - 23 / 08 / 20

Focalizzato sulla video-installazioneSafe Conduct (2016), Live White Slime del museo d’arte contemporanea Kiasma è una specie di espiazione rassegnata all’interno del circolo di Sisifo, che viene tradotto in animazioni reali e immaginarie del protocollo di sicurezza, accompagnata gratuitamente dalla colonna sonora della famigliare sega meccanica del Bolero di Ravel. Si tratta della prima mostra solista di Atkins in Finlandia.

Ottenere “melma bianca” implica fare una purea o macinare qualsiasi carcassa per raccogliere tutti gli ultimi rimasugli genericamente non considerati “carne”. Una volta terminata la rimozione manuale della carne dalle ossa, ciò che rimane è fatto passare attraverso una specie di grande setaccio sotto una notevole pressione meccanica. Questa miscela rimanente contiene ossa, midollo osseo, pelle, nervi, vasi sanguigni, e così via. Mentre la melma è in quegli hot dog, quella mortadella, il mangime degli animali, ecc…

Ed Atkins è famoso per le sue animazioni, i propri disegni e per i suoi scritti generati al computer, maldestramente intimi ed ellittici che spesso presentano figure maschili nel bel mezzo di crisi fisiche inspiegabili. Queste figure generate al computer sembrano, per l’artista, dei surrogati autofictional; sono dominate e animate dalla sua voce e dal suo corpo che cattura malamente il movimento.  Quest’ultimi sono, come si può leggere nel testo, “manichini a prova di impatto emotivo”, inseriti in ogni scenario tortuoso del sentimentalismo digitale così da comprovare alcuni tentativi alla sincerità. Frammenti di spunti musicali, un suono limpido e degli effetti visivi sono utilizzati con trasporto, alla ricerca di una sufficienza di rappresentazione: impressionante per quanto un’idea ne può risultare. Anche Live White Slime è altrettanto inquietante, anche se molto meno interessata al sentimento. Al contrario, come altre opere recenti, lo spirito di Atkins è impoverito, ostacolato da una letteralità sconfinante. Dove un tempo si trovava della magia, ora c’è una regolazione in corsivo.

Safe Conduct è uno dei video più diretti di Atkins, un presentimento anticipato del suo modo di fare attuale. Un burlesque infernale di animazione del protocollo di sicurezza aeroportuale si estende su tre grandi videowall appesi ad una struttura a ponte, come uno schermo jumbotron abbandonato. Una figura maschile generata al computer si attiene alle usanze della sicurezza aeroportuale, ad esempio mettendo il suo ananas, i suoi reni e la sua testa mozzata nel vassoio portaoggetti, insieme a un computer portatile, una pistola e a un’infinità di taglierini. I montaggi fungono da coreografia in questa danza spaventosa, rivolta all’eternamente degradata musica di repertorio del Bolero di Maurice Ravel.

La perseveranza, un sintomo dell’Alzheimer, è l’ossessione di ripetere parole o azioni. È una pausa compulsiva, sia per il deterioramento della salute mentale di Maurice Ravel quando compose il Bolero, e sia, più in generale, per i vari traumi fisici subiti dal soggetto sotto l’egemonia neoliberale tardo-capitalista. È una sorta di incorporazione disumanizzante, sebbene confortata dall’impersonificazione.  Ravel parlava del Bolero come una “macchina per orchestra”, e i suoi sforzi per annullare l’espressività dell’orchestra con l’essere incessante del Bolero sono perlomeno analogamente all’automazione del movimento e dei cieli, il martirio della dignità, la presunzione e l’arroganza del previlegio.

Con perseveranza si intende una ripetizione che cela forse un peggioramento dovuto alla deriva dell’attenzione. Rimane inevitabile anche come entropia. Stordire, per Marx, è prima di tutto una truffa ideologica. Safe Conduct è ridicolo. Le animazioni della sicurezza aeroportuale sono bugie bianche, neoteniche nella loro pacificazione. La figura indossa una felpa delle Olimpiadi di Londra 2012 come indumenti sporchi. Il consenso  intellettuale dell’opera precede quello fisico delle figure.

Ninth Freedom (dal 2020 in poi) lavora al contrario rispetto a Safe Conduct: Atkins ha preso il mondo reale, le animazioni di sicurezza in aereo facendo un mix sul genere di Safe Conduct e ha inserito una colonna sonora grafica e rumorosa. Il suono, in modo del tutto unico, descrive i corpi: vibrazione e commozione, materiale in una confusione che rispecchia quella della fonte del suono. Le opere precedenti di Atkins intendevano il suono come ciò che dà peso alle immagini generate dal computer. Qui le nuove colonne sonore evocano la materia e la trasformano in una specie di realtà tangibile dei video in aereo, anche se in modo esagerato: una necessità di compensare il design originale delle immagini come palliativo, una leggera rappresentazione della preparazione ad un evento catastrofico. Dove il silenzio è riuscito ad ottenere una specie di irrealtà, il suono si arena e crea un anticlimax nei video. Aggiungere suono è necromantico. Un corpo finge l’inanimazione (fa finta di essere morto) per poter forse sopportare un’animazione forzata.

L’acustica che affianca le opere video attenuano lo spazio, nascondendolo simbologicamente. Si è cercato di diminuire lo spazio simile ad un hangar per creare qualcosa di più intimo, simile a un cinema. O diversamente senza spazio: un posto non posto da dove osservare il cubo bianco e la sua santificazione dell’arte, i pannelli acustici servivano per collocare i video al loro interno, lontano dalla realtà. Questo scopo pratico è svelato in parte dai testi e dai diagrammi ricamati su di essi. Piuttosto che svanire in una truffa invisibile, i pannelli diventano punti di attenzione, informazione, il contenuto riflessivo che serve per rivelare come sono stati utilizzati i suoni,  trasformare il loro scopo e avvolgere il soggetto dei video: una lista dei peccati adolescenziali di Isaac Newton, una comparazione su scala tra dinosauri e aerei, una lista di cose squallide, un alfabeto di demoni e altri. Il linguaggio dell’amministrazione e dell’informazione confina con il misticismo e la poesia.

*Gli aeroporti e i cieli che vi si affacciano vengono resi e si fondono in modo noiosamente familiare, un inconveniente, un incubo di orrori. Il protocollo di sicurezza è un’ offesa coreografata per mantenere la sicurezza. Necessario, lo capiamo. I confini sono noie per i privilegiati, e le ghigliottine o le scogliere per tutti gli altri.

Live White Slime si ripete, poi un limbo continuo.


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