Frankfurter Kunstverein, Francoforte/Main
05 / 05 / 2020 - 16 / 08 / 2020

“Molto prima che scoppiasse la crisi del Coronavirus, ho chiesto al curatore Mattis Kuhn di realizzare la mostra How to Make a Paradise – Seduction and Dependence in Generated Worlds. È incredibile come la tematica appaia adesso sotto una nuova luce, vista la situazione attuale. Il tema della mostra è la tensione tra i mondi digitali come luogo in cui i nostri desideri si realizzano ma anche come spazio astratto in cui ci sentiamo limitati”.

-Franziska Nori, direttore del Frankfurter Kunstverein

La parola “paradiso” evoca idee di appagamento e desiderio: desiderio di ciò che è lontano, di bellezza, di un’esistenza senza sforzi. I dispositivi digitali sono fruibili sempre e ovunque: ci permettono di espandere la nostra comfort zone e ci portano lontano dal qui ed ora, in mondi il cui aspetto superficiale si adatta ai nostri desideri. Sono divertenti, facili da usare, hanno una voce delicata e ci aiutano nella vita di tutti i giorni senza sforzo.

Da una parte c’è il rifugiarsi in paradisi digitali e mondi controllabili, dall’altra l’ottimizzazione costante della realtà. Ma i temi nascosti dietro quasi tutte le opere sono l’isolamento e gli scenari catastrofici. Il desiderio di controllo tramite strumenti e applicazioni digitali trapela continuamente. Questo desiderio di mondi confortevoli e iridescenti può essere individuato lungo tutto il percorso espositivo.

L’onnipresenza di immagini digitali che affermano la propria realtà per mezzo di un aspetto superficiale impeccabile rafforza il desiderio di auto-ottimizzazione individuale. Noi ci riflettiamo sul digitale e continuiamo a ottimizzare le nostre capacità, noi stessi e il nostro mondo individuale. Nel nostro paradiso personale desideriamo la seduzione e l’esperienza della vicinanza senza intimità, dell’emozione senza conseguenze. Con un corpo digitale come manifestazione artificiale della personalità che abbiamo costruito, ci muoviamo attraverso la matrice del mondo digitale alla ricerca del riconoscimento e della sicurezza personale tramite i “mi piace” delle comunità online.

Un altro focus della mostra è l’uso dell’intelligenza artificiale e gli effetti che produce. Per fare in modo che gli assistenti digitali rispondano a un battito di mani o al tocco di un dito, una possente infrastruttura di satelliti, di cavi sotterranei, database e server farm gestiti da alcune multinazionali, si estende per tutto il mondo. Questi servizi utilizzano energia, materie prime e manodopera sottopagata, ma forniscono un accesso rapido che soddisfa i nostri più immediati desideri. L’intelligenza artificiale, la robotica e la realtà virtuale garantiscono un’esperienza alternativa ed estesa del mondo senza oneri analogici. Le soluzioni ottimizzate dalla tecnologia sono apparentemente esenti dagli errori umani.

Con il titolo della mostra, How to Make a Paradise, Frankfurter Kunstverein ha invitato nove artisti e collettivi a presentare una vasta gamma di progetti artistici che affrontano il tema del desiderio di evasione digitale della gente e l’aspirazione ad espandere le potenzialità umane con la tecnologia. Curata da Mattis Kuhn con il supporto di Franziska Nori, la mostra comprende installazioni multimediali, film digitali ed esperienze di realtà virtuale.


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