Digimag 79 – Summer Issue
Call for papers
Deadline: 15 Agosto 2018

Per partecipare alle call, scrivete a journal@digicult.it


Molti sono i problemi ambientali che stiamo affrontando e alcuni di questi sono direttamente legati alla sovrapproduzione di dispositivi elettronici e tecnologici. I recenti sviluppi delle tecnologie hanno indubbiamente prodotto una quantità eccessiva di rifiuti elettronici (e-waste), a causa dell’obsolescenza programmata dei dispositivi dell’industria informatica. Questo fenomeno ha generato una crescita esponenziale di rifiuti elettronici, con relative implicazioni in termini di gestione dei materiali di scarto, riciclaggio delle risorse e impatto sull’ambiente e sulla salute dell’uomo.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP, 2015) ha classificato gli e-waste in sei diverse categorie: apparecchi con sistemi di termoregolazione, televisori e monitor, lampade, grandi apparecchiature, piccoli elettrodomestici e piccoli dispositivi informatici e di telecomunicazione. In breve, quasi tutti gli apparati dotati di circuiti, componenti elettronici, sistemi di alimentazione o batteria, possono essere una potenziale fonte di rifiuti elettronici.

Materiali tecnologici e plastici di diversa natura e provenienza sono oggetto di pratiche artistiche da almeno 15 anni. L’idea di considerare i rifiuti elettronici non come un materiale obsolescente e senza valore, ma piuttosto come un potenziale elemento creativo, è parte del dibattito artistico contemporaneo.

In questo senso sono particolarmente interessanti la ricerca di Benjamin Gaulon e il progetto Recyclism, oltre a tutte le pratiche collaborative all’incrocio tra hacking e produzione DIY. Queste si concentrano sui fenomeni di obsolescenza programmata determinati dalle aziende e dai consumatori di tecnologie ICT e sulle dinamiche di desiderio legate ai dispositivi tecnologici (incluse le questioni di proprietà, privacy e non sharing).

Ciò che viene messo in discussione sono le possibilità espressive offerte dalle pratiche creative del riciclo e dalle sue possibili applicazioni in diversi ambiti produttivi (arte naturalmente, ma anche product e fashion design, architettura, pratiche di integrazione oggetti-dati nell’IOT, realtà aumentate). Nei prossimi anni si prevedono sviluppi inaspettati per quanto riguarda l’idea di obsolescenza e memoria (sia hardware che software).

Una call urgente per i rifiuti elettronici si rende dunque necessaria, e molte questioni possono essere potenzialmente coinvolte. Sorgono quindi diverse domande:

– Qual è il ruolo degli artisti e dei designer in questo contesto?

– Quali strategie e soluzioni innovative potrebbe fornire l’industria tecnologica?

– Qual è l’approccio attuale a questo problema nel settore artistico e accademico?

– Qual è l’etica alla base della gestione dei rifiuti elettronici?

– Come possono l’arte e il design rendere più visibili e manifeste le pratiche di inquinamento elettronico, in modo da spingere le persone e i governi ad intraprendere azioni concrete?


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